Il Free Software User Group Italia “si colloca attivamente tra i gruppi di supporto per gli utenti free software, per sponsorizzare, comunicare e semplificare. Si propone anche come una sorgente di notizie, progetti, tutorials e molto di piu’.”
Ho proposto un’intervista di poche domande ad Axj e i ragazzi/e del FSUG Italia che riporto qui per intero.
Free Software User Group Italia (FSUG) nasce nel 2006 dallo Slackuser Group di Perugia. Quali sono state le motivazioni principali che hanno spinto uno user group di una distribuzione GNU/Linux a ridefinirsi come gruppo dedicato alle tematiche e attività legate al Software Libero in generale ? E quali le tappe che hanno portato FSUG ad estendere le proprie attività oltre Perugia ?
Come data di uscita direi comunque il 2007. Per capire bene la storia di fsugitalia, bisogna tornare indietro al 2005 in realtà. All’epoca, io, che comunque sono di Arezzo, e Stefano Biancorosso di Lecce, eravamo entrambi studenti all’università di Perugia; dovevamo pubblicare dei tutorial relativi a dei driver wireless per GNU/linux. In quel periodo, prima del dilagare schiacciante di ubuntu, gli studenti erano divisi in “Debian” e pochi ma accanitissimi “Slackware” (con rare eccezioni Gentoo e Fedora). La cosa era soggetta a volte al giovale scherno tra i due gruppi, che più si confrontavano e più rimanevano sulle loro posizioni. Vedendo snobbata Slackware dal lug locale, in favore di Debian e soci, decidemmo di far partire una iniziativa parallela, che al tempo stesso ne prendesse le distanze, cercando di abbandonare quelli che ancora ad oggi, per noi, sono i vecchi schemi dei lug. E’ quindi con un pizzico di orgoglio campanilistico che decidemmo di creare lo Slackware User Group Perugia. Le due annate si sono mosse in un continuo crescendo, e, l’attivismo sul campo era totale; quando incontravamo qualcuno che voleva mettere GNU/linux, cercavamo di mettergli subito una Slackware, gliela configuravamo a puntino, gli rifacevamo il kernel e consegnavamo il prodotto finito con tanto di raccomandazione finale di iscriversi e partecipare al forum per avere tutta l’assistenza e le informazioni che voleva. Con il tempo però, avevamo visto come l’interesse in una sola distro limitasse moltissimo anche noi nella nostra volontà di aiutare i nuovi utenti, ed al tempo stesso di fare progetti. Quello che avevamo scelto per orgoglio, adesso ci andava stretto.
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Roberto Galoppini, che da anni si occupa degli aspetti commerciali del software libero, ha di recente rilasciato un’intervista a Datamanager per raccontare cosa sta avvenendo all’interno delle comunità di sviluppo e delle aziende che con codice libero ci lavorano. Ecco un passaggio interessante del dialogo tra Galoppini e l’autore dell’articolo, Antonio Savarese:
Ciò che viene chiesto è un approccio industriale. È evidente quindi che, se come accade spesso il nord-america anticipa quello che accadrà nei mercati europei, quello a cui dobbiamo prepararci è un aumento delle operazioni di M&A, la crescita di un maggior numero di marketplace “orizzontali” (sourceforge) e “verticali” (sugarCRM), nonché l’emergere di soggetti che coagulano più attori, come la Open Solutions Alliance e forse, come sembra, anche la stessa Microsoft. E’ la morte del software libero? Non credo, al contrario credo che per i free-lance aumenteranno le opportunità, e forse un domani non lontano si aggregheranno in cooperative, proprio come accade in mercati più maturi come in quello dell’industria del cinema in cui i fonici si associano e da tempo costituiscono realtà satellite delle majors.