Sul blog Isotype - Information design & commons viene pubblicato un annuncio particolare: la nascita prossima ventura della Carta dei diritti degli autori sugli editori. Che chiama a raccolta “musicisti, scrittori e autori di testi, giornalisti, illustratori, grafici, registi, sceneggiatori” affinché collaborino entro un paio di mesi a stenderl, questo documento. Per poter discutere del progetto è stata creata una pagina wiki su FrontiereDigitali (realtà promotrice insieme a Free Hardware Foundation, Sportello Liberius e lo stesso Isotype). E un passaggio in particolare può forse interessare i frequentatori di questo blog:
Il diritto degli autori al pieno controllo sulla cessione in licenza della loro proprietà creativa. Questo diritto permetterebbe agli autori di imporre all’editore di pubblicare l’opera sotto una licenza che conceda maggiori libertà ai fruitori (licenze con alcuni diritti riservati, come le Creative Commons) rispetto a quelle garantite dalla tutela di default di tutti i diritti d’autore (tutti i diritti riservati).
Forse non tutti sanno che Al Jazeera, network televisivo del Qatar, già da un po’ ha lanciato il suo progetto Al Jazeera Creative Commons Repository (ha iniziato durante la crisi di Gaza di pochi mesi fa). Ora al panorama - ancora striminzito - dei grandi gruppi che fanno qualcosa di genere si aggiunge anche la BBC, colosso dell’informazione britannica, anche se più in piccolo rispetto al suo predecessore. In questo caso si tratta della prima produzione televisiva che si può vedere e scaricare dalla rete, si chiama R&DTV, mensile di approfondimento tecnologico, e gli episodi saranno rilasciati tutti con licenza Attribution-Non-Commercial 2.0. Nicholas Negroponte l’ospite di questo primo appuntamento.
Questa dichiarazione sarà al centro nei prossimi giorni di alcuni confronti pubblici online e di persona e si inserisce nel contesto della Biennale Democrazia (Torino, 22-26 aprile 2009). Si tratta della Dichiarazione di Wheeler, tradotta in italiano da Juan Carlos De Martin di Creative Commons Italia e imperniata sul progetto di università aperta:
Un’università aperta è un’università in cui:
la ricerca prodotta è disponibile in modalità open access;
il materiale didattico è disponibile sotto forma di risorsa didattica aperta;
vengono adottati software libero e standard aperti;
se l’università detiene brevetti, li licenzia prontamente a favore di software libero, medicine essenziali e per il bene comune;
la rete informatica riflette la natura aperta di Internet.
Per “università” si intendono tutte le componenti della comunità di ateneo: studenti, docenti, ricercatori e amministrazione.
Intanto, per chi volesse vedere che accadrà in quei giorni nel capoluogo piemontese, il programma è qui. Qui (e sopra) invece le slide che De Martin ha preparato in vista della presentazione.
Sembra che più passa il tempo e più la musica libera conosca un’accelerazione nella varietà di proposte in rete. Ne è un esempio il neonato sito Free Music Archive (FMA) che fa di Creative Commons la propria scelta caratterizzante. Di che si tratta più nel dettaglio?
Ispirato da Creative Commons e dal movimento del software libero, FMA fornisce un framework legale e tecnologico per curatori, artisti e ascoltato che potenzialmente possono condividere musica […]. Inoltre cerchiamo di compensare direttamente gli artisti con link all’acquisto ad album completi direttamente dagli autori o dai rivenditori di fiducia delle etichette.
Insomma, un trend che sembra diffondersi e dunque avere una propria ragione di vita anche economica, a giudicare dai trascorsi di cui abbiamo parlato già varie volte.
Conoscenza in modalità “read only”? No grazie. A questa conclusione arriva LaStampa.it raccontando della morte di Encarta, l’enciclopedia multimediale di Microsoft. E dunque largo all’ottica “aperta” per costruire un patrimonio comune di sapere, come accade con Wikipedia. Infatti:
Come ha sottolineato la settimana scorsa a Milano il «media guru» Lawrence Lessig, nell’era Web 2.0 il consumo della cultura non può più essere «read only» come i cd (solo lettura/ascolto/visione), ma «read and write» (leggi/ascolta/guarda e commenta). Su Wikipedia, ma anche su blog e social network, il pubblico può scrivere, commentare e condividere: insomma interagire in modo reticolare, i contenuti non sono calati dall’alto.
Dopo Jamendo e Beatpick.com - e l’argomento è la musica libera - nasce una nuova realtà che si richiama ai principi di Creative Commons. La racconta OneP2P.it a proposito della nuova etochetta olandese, battezzata
In pratica, dal 30 marzo è possibile scaricare i torrent di tutti i dischi finora pubblicati dalla Beep! Beep! in modo del tutto gratuito e legale, visto che sono gli stessi detentori dei diritti a mettere a disposizione le proprie opere. Naturalmente, per chi lo desidera ci sarà sempre la possibilità di comprare l’album su CD: nella pagina dalla quale si può prelevare il file.torrent, infatti, c’è anche un link allo store della Beep! Beep!, ed è persino previsto uno sconto del 20% per chi aiuta nella condivisione dei file.
Qui il comunicato stampa di presentazione. E per restare in tema, ma trasferendosi in Italia, è online la quinta puntata del podcast sulla musica libera di GNUFunk.
Torino capitale della cultura libera il prossimo giugno? Pare proprio di sì, a leggere il recente resoconto del quotidiano LaStampa.it che annuncia Creative Commons sceglie Torino per il summit di giugno. Ma non ci sarà solo l’organizzazione per i contenuti liberi con il suo Technology Summit, ma anche la Communia Conference 2009, realtà, quella di Communia, di cui s’è parlato già in passato. E aggiunge il quotidiano piemontese:
Il fatto che come terza meta sia stata scelta Torino, già sede di numerosi eventi a sfondo tecnologico-sociale, ribadisce come Torino stia diventando un vero e proprio punto di riferimento internazionale, in particolare nell’ambito dell’innovazione e delle questioni legate alla condivisione e alla libertà della conoscenza. Le tematiche dell’incontro, che si terrà venerdì 26 giugno presso il Politecnico di Torino, riprenderanno i discorsi iniziati negli appuntamenti precedenti, e si focalizzeranno in particolare sul “Copyright 2.0″ e sul Web Semantico, nonché sulle numerose applicazioni delle licenze Creative Commons.

Una casa editrice americana ha ricevuto 8 milioni di dollari americani per la pubblicazione di libri scolastici liberi.
»Flat World Knowledge« è il nome della casa editrice in questione con sede a New York, che pare avere un fatturato annuo pari a 8 miliardi di dollari ed intende rivoluzionare il mercato. I libri pubblicati saranno sotto la licenza Creative Commons BY-NC-SA 3.0. Tale licenza consente l’utilizzo non commerciale dei testi.
La casa editrice metterà a disposizione i libri per una lettura online che sarà gratuita per i lettori.Naturalmente i libri saranno anche in vendita, sia in forma cartacea che come file da stampare in autonomia, o come audiolibri o audiodati.
I testi sono scritti da nomi autorevoli, in maggioranza professori. Attualmente sono pochi i libri pubblicati online, ma il numero è destinato a crescere nei prossimi mesi.
L’investitore Greenhill SAVP crede nel successo della casa editrice e le concede quindi un capitale paria 8 milioni di dollari.
Fonte
Altra segnalazione che arriva su una trilogia rilasciata con licenza Creative Commons. È Apotheosis - La chiave dei desideri di Massimo Civita di cui questa è la sinossi:
Un viaggio nel passato, un’avventura di tre ragazzi venuti in possesso di un manufatto di Atlantide anacronistico. Un romanzo con un background fantascientifico, un pretesto per parlare della natura umana e delle sue origini. Gadiro l’ultimo Re della città perduta, guida i passi dei protagonisti e
ordina loro di ritrovare una creatura figlia della sua carne, custode della morte di un Re suo pari. Gadiro promette di ritornare sulla terra e di cancellare gli orrori dell’umanità.
Da qui si può scaricare il file pdf (1.6 MB, 162 pagine). Blog e forum sono a disposizione per continuare a leggerne e discuterne, di questa saga, e qui invece un’intervista rilasciata dall’autore alla Gazzetta del Pirata. E a proposito di pirati, sabato prossimo a Roma c’è la loro festa. La festa cioè di chi viene etichettato come tale e che invece si batte per la libera condivisione della conoscenza in rete. Di questo scrive Arturo di Corinto su Punto Informatico:
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Per chi ancora sostenesse che i rapporti tra Free Software Foundation e Creative Commons sono burrascosi, ecco una notizia che porrà se non un punto almeno una virgola (di riflessione) a una laison filosofica che almeno all’inizio non è filata proprio liscia. La “virgola” coincide con questa notizia: Creative Commons wins the 2008 Free Software Foundation Award for Project of Social Benefit: sabato scorso, infatti, durante l’annuale conferenza di FSF, il premio è stato assegnato con queste motivazioni:
Fin dal suo lancio nel 2001, Creative Commons ha lavorato per incoraggiare la crescita di un corpus di opere creative, educative e scientifiche che possano essere condivise e che possano dare vita a nuove opere. Creative Commons ha inoltre lavorato per incrementare la consapevolezza dei danni inferti dai regimi sul diritto d’autore via via più restrittivi.