Come per Ubuntu, anche nel caso di Fedora ci si può aspettare un ciclo di pubblicazione fisso ogni sei mesi. Come annunciato di recente, ora è il momento di Fedora 9, che pare aver posto la base per il Linux 6 della Red Hat.
La nuova versione presenta svariate novità. L’installazione resta molto semplice o con qualche difficoltà a seconda dell’utente.
Per il progetto è stato allestito un wiki in cui è possibile verificare feature nuove proposte, accetate o previste per Fedora 10.
Fonte
Continua la rassegna di workshop organizzata dal Free Software Center a Bolzano dedicata agli esperti di Software Libero. Venerdì 23 maggio il workshop sarà dedicato a Subversion.
In lingua inglese, il workshop è accessibile a tutti.
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Per i tantissimi utilizzatori di Wine HQ questa è sicuramente un’interessante notizia. Venerdì 9 maggio è stata rilasciata la prima release candidate di Wine HQ 1.0.
Wine, che non è un emulatore (Wine Is Not an Emulator), può essere pensato come uno strato di compatibilità con le API di Microsoft Windows, che può girare tranquillamente sopra il server X, le OpenGL ed sistemi Unix-like in generale. Wine permette quindi di far funzionare applicazioni scritti per Windows, senza dover utilizzare tale sistema operativo. Nelle ultime settimane, gli sviluppatori si sono concentrati esclusivamente sulla correzione degli errori (bug-fixing).
Iniziato nel 1993, il progetto ha avuto una lenta, ma costante, crescita a causa della complessità del lavoro di reimplementare le API di Windows, scarsamente documentate, Wine è comunque pienamente utilizzabile già da alcuni anni e, secondo la tabella di marcia del progetto, la versione 1.0 sarà pronta per giugno di quest’anno
Di applicazioni GIS e dati geografici liberi si è parlato a più riprese e va premesso che il settore si sta evolvendo con una velocità davvero stimolante.
A tracciare una panoramica interessante è stato nei giorni scorsi il quotidiano La Stampa con l’articolo I rivoluzionari delle carte geografiche a firma di Valentina Avon che parte raccontando:
A differenza di quanto accade negli Stati Uniti, dove una norma stabilisce che ogni dato raccolto da un ente pubblico, con soldi pubblici, deve essere pubblico, in Europa i dati geografici sono protetti, e non modificabili. Anche quelli prodotti da enti e agenzie nazionali.
Quindi se cicloturisti, camperisti, psicogeografi situazionisti, archeologi o ambientalisti, ma anche scuole e università, o gli stessi enti, vogliono avere mappe che rispondano alle proprie particolarissime esigenze, o se le comprano, o se le fanno da soli. «Se hai una pizzeria e vuoi farti un volantino per la pubblicità, o ti disegni la mappa da solo, o commetti un reato penale», è un esempio estremo ma plausibile di Edoardo Marascalchi, il più attivo partecipante della sezione italiana di Open street map.
Nel sito Openstreetmap sono ancora più espliciti: “Mandare una mappa a un amico, inserirla in un forum o metterla in un invito sono cose meno legali di quanto si pensi”.
Il sito Openstreetmap.org
[via | La Stampa]