Sono stati recentemente pubblicati i risultati dell’Open Street Mapping che si è svolto a fine gennaio ad Arezzo. Primo appuntamento del genere in Italia, organizzato in collaborazione con GFOSS.it e dal comune toscano, all’appuntamento è partito con un presupposto chiaro:
In Italia abbiamo una situazione assurda per cui i dati acquisiti dalle amministrazioni pubbliche con finanziamenti pubblici non sono disponibili al pubblico: gli unici dati effettivamente liberi per l’Italia sono di origine americana. Il Comune di Arezzo ha assicurato in via informale che in occasione del Mapping Party libererà una parte dei dati cartografici in suo possesso.
Per quanto riguarda altre città italiane, qualcosa si sta muovendo, seppur timidamente, e per chi volesse seguire analoghi appuntamenti futuri (anche al di fuori dei confini nazionali) può dare un’occhiata qui per segnarsi date e località.
Il software libero entra di diritto anche nella statistica e le soluzioni che offre vengono comprese all’interno di un convegno che si terrà il prossimo 4 marzo a Roma. A partire dalle 9 di martedì, presso l’Aula Magna dell’Istat (Via Cesare Balbo), saranno due i macroargomenti che saranno affrontati:
avviare una riflessione, in termini generali, sull’utilizzo del software libero a livello nazionale (Pubblica Amministrazione) e internazionale (Unesco, Eurostat); dare conto delle attività organizzate all’interno dell’Istat per promuovere tecnologie e strumenti open source in sostituzione di quelli proprietari.
Qui (in pdf) il programma completo dell’evento organizzato dal Caspur (Consorzio interuniversitario per le applicazioni di supercalcolo per università e ricerca).
Ci sara’ tempo fino al prossimo 7 marzo per contribuire ai lavori della Commissione Open Source 2007 del Cnipa, presieduta da Angelo Raffaele Meo, compilando un questionario ideato per gli operatori del mercato dell’informatica libera. Mentre le audizioni si inviano alla loro conclusione, intanto prosegue l’attivita’ della vetrina, una raccolta di casi di studio che si trasformi in una rilevazione continua il cui accesso puo’ essere richiesto qui.
DataManager.it pubblica un’intervista a Roberto Resoli del servizio sistema informativo del comune di Trento per raccontare l’esperienza della migrazione verso il software libero. Mille postazioni, applicativi per anagrafe, gestione del personale, protocollo, gestione delibere e determinazioni del dirigente e integrazione di sistema con AS400 alcuni dei punti piu’ caldi del lavoro fatto nel capoluogo del Trentino. E si legge in proposito:
Ormai da qualche anno si da’ in generale la preferenza al software libero per le applicazioni sviluppate internamente o che comunque prevedono una integrazione stretta con il sistema informativo comunale. Uno dei primi esempi e’ stato il Servizio on-line per il rilascio di concessioni per l’occupazione di suolo pubblico (COSAP). E’ un’applicazione web, sviluppata nell’ambito di un progetto europeo (eGAP), che ci e’ servito per approfondire la conoscenza riguardo ad applicazioni web e Firma Digitale (e’ stata sviluppata un’applet java per la Firma Digitale Qualificata con Smart Card). Questo servizio e’ anche un esempio di come sfruttando la plasticita’ del software libero si riescano ad integrare con facilità applicazioni diverse: un frontend web e un legacy RPG/AS400.
Segue un nutrito elenco di software e link di approfondimento.
Ha fatto passi avanti la proposta di legge partecipata a cui sta lavorando il gruppo Floss Marche di cui avevamo parlato un po’ di tempo fa. Nato per essere di supporto per formulare un testo di legge regionale che promuova e sostenga le tecnologie informatiche libere e aperte nella pubblica amministrazione, ecco come si apre il documento in fase di lavorazione:
Con il presente documento si intende fornire alla pubblica amministrazione regionale indicazioni e criteri, tecnici e operativi, in funzione di una maggior efficace azione amministrativa di gestione, predisposizione, sviluppo e acquisizione di software. In sostanza si indica alla pubblica amministrazione regionale di rivolgere la propria domanda al mercato “open source” o “software libero” (a codice sorgente aperto) per favorire un sistema rivolto al pluralismo informatico, accessibilita’ e rispetto degli standard e formati, trasparenza dei documenti, economicita’, efficacia, portabilita’ e sicurezza.
Un centro regionale in Toscana per il software libero nella pubblica amministrazione. Se ne parla sul sito PubblicaAmministrazione.net dal quale si apprende che il progetto deriva da un protocollo d’intesa fra la Regione, la provincia di Pisa l’universita’ e il polo tecnologico di Navacchio. Gli obiettivi?
Semplificazione, potenziamento dell’accesso alla rete e interoperabilita’ dei sistemi: questi i tre obiettivi cui mira ora la piattaforma universitaria pisana, che operera’ in sinergia con amministrazioni pubbliche e imprese del polo. In futuro, l’obiettivo e’ di estendere il software libero anche in scuole, unversita’ e imprese, a partire dalla provincia di Pisa che ospitera’ il centro e sara’ il cuore vivo delle sue attività congiunte e coordinate.
Software libero nella pubblica amministrazione svizzera? Cosi’ potrebbe prospettarsi il futuro nella federazione elvetica, a giudicare da quanto si legge in un articoli pubblicato da PubblicaAmministrazione.net. Infatti:
Il parlamentare svizzero Walter Donze’ ha rivolto la questione della conversione dei sistemi informativi del settore pubblico direttamente al Governo. Particolari chiarimenti sono stati richiesti sulle iniziative che la Confederazione intende attuare per svincolare l’amministrazione pubblica dai fornitori di programmi come Microsoft.
Ma ci sarebbero delle resistenze alla migrazione. Martin Feller, portavoce dell’Ufficio federale dell’informatica, dichiara:
Molti programmi specifici sono legati a Microsoft, ragion per cui un cambiamento risulterebbe oneroso e difficile.
Ma che dovranno mai usare al di la’ delle Alpi?
di Simone Aliprandi, Copyleft Italia
Parallelamente ai lavori extraparlamentari per lo studio di una riforma del diritto d’autore (di cui al precedente post), alcuni deputati della (ex) maggioranza (guidati dall’On. Folena) hanno fatto approvare da entrambe le Camere una modifica dell’art. 70 della legge sul diritto d’autore (Legge 633/41). Obbiettivo di questo intervento legislativo (art. 2, L. 9 gennaio 2008, n.2) doveva essere l’innesto nel nostro sistema giuridico di una forma (pur attenuata) di *fair use*: si tratta di un principio giuridico di natura anglo-americana che mira ad elasticizzare il copyright, prevedendo alcuni casi di libero utilizzo delle opere protette (a tal proposito si consiglia di approfondire il concetto attraverso l’apposita voce su Wikipedia).
Tutto sembrava cosi’ lungimirante ed innovativo che molti hanno tirato un sospiro di sollievo per la ventata di novita’ che questa novella avrebbe dovuto apportare al nostro sistema giuridico.
Se non fosse che la scelta delle parole per la redazione della norma ha scatenato critiche e sarcasmo da piu’ fronti. Questo il tono letterale del testo incriminato:
Continua da sopra:
e’ consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro.
La pietra dello scandalo e’ il riferimento al concetto di “bassa risoluzione” e soprattutto a quello di “degradazione”, due concetti che in effetti sembrano proprio fare a pugni con tutti i buoni propositi di svecchiamento dell’assetto normativo.
Da parte mia mi permetto solo di fare un paio di considerazioni. Sono consapevole di quanto sia difficile fare attivita’ legislativa in questo settore cosi’ soggetto ad evoluzioni repentine e cosi’ esposto all’attenzione mediatica (soprattutto Internet); capisco anche quanto sia importante e lodevole il segnale “politico” che deriva da questa piccola riforma, come ha voluto sottolineare l’On. Folena, firmatario del disegno di legge. Certo pero’ non posso negare il fatto che la scelta delle parole non e’ stata delle piu’ felici; e certo non mi sento di biasimare chi simpaticamente e goliardicamente ha voluto inaugurare una nuova forma d’arte: la *degradarte*.
Resta il rammarico per un’altra occasione persa, in cui si poteva fare molto e invece si e’ fatto poco. Senza considerare il fatto che, essendo stata pubblicata la norma sulla Gazzetta Ufficiale pochi giorni fa ed essendo in questi giorni caduto il Governo, questa riforma - che necessita ancora di disposizioni attuative - rischia di rimanere segregata nel limbo delle norme “vigenti ma non efficienti”.
Per dovere di cronaca, alcuni attivisti e politici hanno addirittura avanzato un appello pubblico al Presidente della Repubblica affinche’ non proceda alla promulgazione della legge.
Di seguito una serie di links utili per ricostruire il dibattito delle scorse settimane relativo all’entrata in vigore della norma.
(Questo testo, pubblicato lo scorso 28 gennaio sul blog dell’autore, e’ rilasciato con licenza Creative Commons.)

Stefano Maffulli sul suo blog riprende una spinosa questione: che fine hanno fatto i 10 milioni di euro che la finanziaria 2007 aveva destinato al sostegno del software libero? Effettivamente, a governo caduto e manovra economica comunque valida, non si ha risposta all’interrogativo che gia’ Flavia Marzano e Roberto Galoppini avevano proposto. Eppure il testo istituzionale sembra chiaro nei suoi intenti. Cio’ non toglie che al momento continua a non esserci uno straccio di indicazione in merito.
A proposito della recente delibera adottata dal comune di Imola a favore del software libero, ecco di seguito un’intervista a Luca Fusaro, responsabile sistemi informativi dell’amministrazione emiliana.
Perche’ Imola ha deciso di orientarsi verso il software libero? Qual e’ il punto di partenza?
Come descritto nell’appendice B del documento Sviluppo del Free Libre Open Source Software nel Comune di Imola allegato alla delibera e’ da diversi anni che il nostro ente fa uso di software FLOSS all’interno dei Sistemi Informativi: riteniamo che i tempi siano maturi per una adozione su vasta scala, dai servizi erogati nella rete comunale agli applicativi di produttivita’ individuale. Le motivazioni sono chiaramente individuate nel documento del CRC dell’Emilia-Romagna: in particolare si intende porre rilievo allo sviluppo della professionalita’ interne, all’utilizzo di licenze GPL, all’adozione di formati aperti, all’interscambio e al riuso di software sviluppato nelle Pubbliche Amministrazioni e, nel tempo, ad un contenimento delle spese per l’ICT.
Continua da sopra:
Allo stato attuale, quali effetti avra’ la delibera approvata e che tempi prevedete perche’ cio’ avvenga?
La delibera intende sostanzialmente affrontare i seguenti aspetti operativi:
Nel corso di questo anno dovremmo affrontare uno studio sui costi di migrazione; come tutti i cambiamenti anche l’adozione su vasta scala di software FLOSS comporta spese e sforzi organizzativi. Si puo’ ribaltare il punto di vista cercando di dare risposta alla domanda: “quanto costa il non cambiare?”
Nei progetti futuri, invece, oltre alla delibera si sta parlando anche di altro? E nei contatti con altri comuni il discorso software libero viene (e se si’ come) affrontato?
In Consiglio Comunale i consiglieri Andrea Bondi e Davide Tronconi hanno presentato una mozione che tratta altri argomenti “caldi”: Voip ed E-Procurement. Oltre a questo si cerca di incentivare la pratica del trashware per la donazione ad associazioni ONLUS di apparecchiature elettroniche dismesse dall’ente. Per quanto riguarda le collaborazioni con altre amministrazioni per lo sviluppo dell’OS, attualmente siamo in contatto con il Comune di Forli’ ed il Comune di Ozzano dell’Emilia per un reciproco scambio di esperienze nella migrazione ad OpenOffice.org e per eventuali richieste congiunte di modifiche ai produttori di applicativi in uso presso i nostri enti. Siamo inoltre in contatto col CRC dell’Emilia-Romagna, in particolare con l’ufficio regionale per lo sviluppo dell’open source EROSS, per la collaborazione, la diffusione e lo scambio delle esperienze maturate. Stiamo cercando infine di seguire le indicazioni del CNIPA per arrivare a creare un community di utenti nella PA, che sara’, a nostro modo di vedere, un importante punto di forza per la diffusione del software libero.
Per ulteriori informazioni si puo’ contattare Michele Mordenti (mordenti.m [at] comune.imola.bo.it)