Autorizzazioni e concessioni, tributi fiscali, servizi scolastici e demografia: sono questi i servizi che l’amministrazione comunale di Firenze ha reso disponibili ormai da un po’ via web avendo registrato in un anno circa di attività quasi mille utenti registrati, pagamento dell’ICI saltando le code agli sportelli e pagamenti di multe attraverso la carta di credito in 12 mila casi. Inoltre nel corso di questo mese si procederà all’attivazione di nuovi servizi, tra cui il rilascio di certificati demografici ed aree informatiche serf service. Tutto questo avvelendosi di software libero. Infatti si legge sul sito Firenze.it:
Le piattaforme utilizzate sono open-source. L’attenzione verso l’open-source si sta realizzando anche a livello più capillare, la Direzione Sistemi informativi infatti è attualmente impegnata in un processo di diffusione di questi strumenti a livello di singoli uffici’.
A coloro a cui fosse sfuggito, ieri, nella rubrica Italians di Beppe Severgnini sul Corriere della Sera, si parlava di software libero. Un lettore, Samuele Zampini, ha posto questo quesito:
Caro Beppe,
si parla spesso di tagli alle spese - soprattutto nella “res publica”. Ho dunque pensato a una cosa: perché su TUTTI i PC che vengono utilizzati (uffici postali, università, scuole) c’è un sistema operativo proprietario (Windows in genere) e non se ne utilizza uno “open source”? E perché si utilizzano tutti i software che necessitano di licenza e non l’equivalente freeware? Io mi sono da poco (un annetto) buttato su Linux. Utilizzo la distribuzione Ubuntu: credimi, è uno spettacolo. Più robuta di Windows, molto simile come interfaccia grafica e, soprattutto, GRATIS. Non credi che si potrebbero risparmiare tanti soldi, con un accorgimento del genere?
Succinta e laconica la risposta di Severgnini:
Ottima domanda. Quanto vale il contratto di licenza con la PA? Chiederò a Microsoft.
Pessimo segnale quello che lancia invece la Provincia di Milano che, tra i vari problemi che affronta in questo periodo e che la sballottano tra pretestuose emergenze rom e rescissioni di contratti con cliniche killer, con un bando brevetti per Micro, Piccole e Medie Imprese (2008). Insomma, siamo alle solite, con qualcuno che parla di “rafforzare il sistema economico provinciale, agevolando l’attività di brevettazione europea ed internazionale”.
E come se non bastasse, l’”occasione” è offerta anche a università, fondazioni di ricerca pubbliche e centri di ricerca pubblici per ribadire che l’”ottenimento del brevetto europeo e/o di altri brevetti internazionali da parte di Università, Fondazioni di Ricerca pubblica e Centri di Ricerca Pubblici, ritenendoli fattori determinanti per l’acquisizione di un rilevante vantaggio competitivo sui mercati nazionali ed esteri”. Sarebbe interessante a bando chiuso e agevolazioni assegnate capire quali saranno i progetti destinatari e se questi rispetteranno le caretteristiche per legge imposte a questo tipo di tutela esclusiva.
E se ieri abbiamo parlato del Piemonte che ricorre (anche) al software libero per combattere il divario digitale, ecco di seguito un’altra esperienza, così come raccontata dall’agenzia di stampa ASCA:
Contrastare il “digital divide”o divario tecnologico, potenziando le attrezzature informatiche delle scuole primarie più svantaggiate del territorio marchigiano e massimizzarne l’efficacia adottando software Open Source. È questo lo scopo dell’intervento, promosso dall’assessorato ai Sistemi Informativi e Telematici della Regione Marche, a favore degli istituti montani che si trovano nei centri piu’ colpiti dallo spopolamento. Il progetto permettera’ a 16 scuole di beneficiare dell’assegnazione di mini aule didattiche-informatiche, ciascuna dotata di 3 pc con monitor lcd, una stampante laser, collegamento internet, software Linux e programmi didattici “Open Source” ossia i programmi gratuiti e di libero utilizzo.
Oltre magari a correggere la terminologia, sarà interessante continuare a seguire questi progetti per vedere come verranno portati a completamento.
ForumPA, realtà che si occupa di organizzare nel mese di maggio l’omonima manifestazione e per il resto dell’anno fa informazioni in tema ICT, pubblica un articolo a proposito di Nuovi servizi sulla banda larga piemontese raccontando tra l’altro che:
L’uso di Eldy, una piattaforma open source pensata per favorire l’accesso agli strumenti informatici di categorie poco socializzate all’ICT come gli anziani, rappresenta il primo passo della componente di progetto dedicata ai cittadini. Un’interfaccia semplificata e un software open source che si auto-installa, sono alla base del programma di avvicinamento a un primo campione di cittadini, per giungere poi a coinvolgere una parte dei circa 1200 anziani che vivono a Borgofranco. L’uso dell’open source permette non solo un notevole risparmio, rafforzato anche dal riuso di PC dismessi dagli enti pubblici regionali e concessi in comodato, ma anche la possibilità per gli sviluppatori di evolvere e personalizzare la piattaforma tecnologica, rendendo idealmente il progetto un luogo di incontro tra generazioni diverse.
Eldy, dunque, di cui avevamo avuto già modo di parlare in passato, si dimostra un progetto in crescita e si mantiene focalizzato sugli obiettivi iniziali: ridurre il divario digitale con particolare attenzione alla popolazione che appartiene alla fascia della terza età.
Di questo stesso argomento ne parla anche Roberto Galoppini: le elezioni provinciali ad Agrigento hanno un candidato che arriva dal mondo del software libero. Si tratta di Eugenio D’Orsi che, ad AgrigentoWeb.it, dice: Le tecnologie informatiche come momento di sviluppo e confronto:
Il software open source, liberamente disponibile e tecnicamente accessibile ai nostri giovani e alle nostre aziende, garantisce la possibilità di creare un ecosistema sostenibile, puntando l’attenzione, all’orientamento, alla consulenza, al supporto, consentendo, peraltro, di poter sviluppare un know how specifico proprio dei funzionari pubblici. Perché lo slancio nell’adozione e lo sviluppo di soluzioni non diventi una semplice dichiarazione di intenti, magari prendendo la forma di una delibera di giunta a cui non seguano azioni concrete, è mia intenzione attivare un dialogo consultivo con le realtà associative e imprenditoriali sul territorio, e grazie al loro contributo definire un piano di azione efficace, che consenta alla pubblica amministrazione di efficientare il processo di acquisizione e utilizzo di soluzioni aperte, permettendo al tempo stesso alle imprese di contribuire positivamente a questa azione. Subito.
Il software libero e la pubblica amministrazione: un rapporto che si consolida e si approfondisce con il tempo. Si veda, se servisse un ulteriore esempio, l’esperienza di Fano che non parte oggi, ma può vantare una storia di già sei anni. Infatti, in un articolo riportato di Databusiness.it, si legge che:
Dal 2002 il Comune ha avviato un processo di informatizzazione per la gestione interna e dal 2003 il processo si è ampliato anche al mondo dell’open source. Il piano di consolidamento dell’infrastruttura del Sistema Informativo dell’Amministrazione Comunale di Fano prevedeva per il 2006 di innalzare il livello di sicurezza della rete comunale anche in conformità alle direttive del Garante della Privacy e in considerazione della normativa relativa alla produzione delle Carte di Identità Elettroniche. Inoltre, vi era l’obiettivo di gestire direttamente, con risorse interne, i siti web comunali e la posta elettronica, ancora in outsourcing, oltre ad ampliare la larghezza di banda in considerazione dell’aumento del traffico in ingresso e in uscita.
Tutto front back end, dunque, a quanto si legge dall’articolo, che si è strutturato e consolidato fino a ottenere risultati soddisfacenti.
Avevamo segnalato qualche giorno fa la protesta ufficiale dell’Africa del Sud contro il formato OOXML.
E’ di poche ore fa, e già la notizia si è sparsa per la rete, la lettera di protesta scritta dall’Associação Brasileira de Normas Técnicas (ABNT), il corpo nazionale di standardizzazione del Brasile.
Tale lettera di protesta ricalca in parte i problemi evidenziati dall’Africa del Sud e ne aggiunge un altro. In sintesi, la bozza revisionata del DIS 29500 consegnata ad ISO il 29 marzo, non è stata resa accessibile ai corpi nazionali nei tempi previsti dal regolamento.
Inoltre, per quel che riguarda il Brasile, il BRM (Ballot Resolution Meeting) è risultato inconclusivo e come tale avrebbe dovuto esser considerato. ABNT fornisce alcuni motivi a uspporto di tali considerazioni come: l’impossibiltà di presentare proposte sul binary mapping; il rifiuto di rispondere a legittime domande per ‘mancanza di tempo’; decisioni prese con motivazioni non tecniche quali il dover fornire informazioni ai giornali; votazioni prese senza discussioni preliminari e molte altre.
Secondo Andy Updegrove di Consortiuminfo, queste non saranno le uniche due proteste ufficiali ad arrivare sul tavolo di ISO.
Fonte: Groklaw, ConsortiumInfo
Alla chiusura della Conferenza italiana software libero, tenutasi a Trento lo scorso week end, si traccia un bilancio (e al contempo una prospettiva) a proposito della diffusione di sistemi informatici liberi nella pubblica amministrazione. A farlo è Claudio Leonardi dalle colonne di PCWorld e nell’articolo si legge in merito:
Le PA sono infatti al centro della due giorni di workshop e di interventi, considerate il cavallo di Troia attraverso cui il software libero e la filosofia open source possono contagiare l’informatica del nostro Paese. Lo ha spiegato chiaramente l’assessore all’innovazione Gianluca Salvatori, della provincia di Trento, che nel suo intervento ha sottolineato la sconfitta del mercato italiano nel settore delle nuove tecnologie (”una battaglia che in Italia non si è quasi combattuta”) e l’opportunità di rimescolare le carte grazie al software libero.

Si intitola Progetto Marinas (acronimo di Modelling Adriatic Routes - Integrating Networks and Areas in the Adriatic Sea - Strategies for Integrated Tourism in the Adriatic) e, promosso dalla provincia di Ancona, coinvolge soggetti come le province di Ascoli Piceno, Venezia, Teramo e Lecce, i comuni di Monte San Vito e Morro d’Alba, la Camera di Commercio di Ancona e l’Agenzia di Sviluppo Marche Svim. Dall’altra parte del mar Adriatico, invece, partecipano il consiglio regionale di Durazzo (Albania), il comune di Bar (Montenegro), la Camera di Commercio di Uzice (Serbia) e la Contea Spalato Dalmatina (Croazia). Scopo?
Costruire una rete di soggetti pubblici e privati che promuovano il mare Adriatico quale mare di unione e di continuità, secondo un’ottica di promozione dell’area turistica adriatica integrata.
E racconta IlQuotidiano.it a proposito dell’orientamento informatico (libero):
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