Nel mondo del software libero, il nome di Gaël Duval è uno di quelli che circolano da anni e che iniziò a farsi conoscere per aver creato la distribuzione di GNU/Linux Mandrake, divenuta successivamente Mandriva. Ora torna a prendere la parola che gli offre la rivista DataManager Online ed esprime un concetto tanto chiaro quando condisibile: l’interoperabilità è la chiave. E infatti, oltre ad argomenti più tecnici, afferma Duval parlando della futura diffusione del software libero:
Ci sono molte implicazioni in questo campo! A volte, lo sviluppo è fatto da persone isolate che danno vita a grandi progetti, a volte lo sviluppo è sostenuto da parte delle imprese commerciali. Ma il risultato in tutti i casi è software Open Source, software libero e può essere migliorato da chiunque abbia voglia e capacità. Dal mio punto di vista, il software open source è come una grande ecosistema che non ha limiti, e io non mi stupisce che diventi il modello dominante per il software nei prossimi anni.
La FFII dà l’allarme in merito ad un contratto previsto tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti che dovrebbe legalizzare i brevetti per un’altra via.
Dopo che la direttiva che avrebbe legalizzato i brevetti su software in Europa è stata respinta dal Parlamento Europeo 3 anni fa, dopo un ulteriore tentativo della Commissione Europea di introdurre brevetti software, fallito in ottobre 2006, ora il commissario McCreevy sta tentando di stipulare un contratto per brevetti tra l’UE e gli USA.
In data 13 maggio in seno a un convegno a Bruxelles pare sia stato presentato il piano che dovrebbe rendere possibile la firma del contratto entro la fine dell’anno.
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Harald Welte, del progetto gpl-violations.org, si è vista riconoscere come fondata la sua causa Welte vs SkypeTechnologies SA, contro Skype per il rispetto della GPL.
La causa era iniziata nel febbraio 2007 a Monaco, Germania, ed è giunta al termine pochi giorni fa. Inizialmente sembrava che Skype Technologies SA, volesse ricorrere in appello, ma secondo il racconto di Welte, dopo l’interesante paragone portato dal giudice:
If a publisher wants to publish a book of an author that wants his book only to be published in a green envelope, then that might seem odd to you, but still you will have to do it as long as you want to publish the book and have no other agreement in place
e dalle chiare indicazioni della Corte, secondo cui Skype non avrebbe avuto tante possibilità di vincere l’appello, Skype Technologies SA ha ritirato la richiesta di ricorrere in appello. Concludendo così, uno dei casi più lunghi e soddisfacenti a cui gpl-violations.org abbia mai partecipato.
(via Groklaw)

Il 1° maggio Richard Stallman è stato ospite a Manchester ad un evento dedicato al Software Libero in correlazione con l’etica e la società. L’evento, organizzato dalla Manchester Free Software in collaborazione con BCS e IET, ha riscosso un notevole successo.
La presentazione di Stallman ha attirato oltre 300 persone presso il teatro sede dell’evento.
Per eventuali interessati alla presentazione, è disponibile un video girato da Andrew John Hughes, basta fare richiesta del DVD all’autore. Il video in questione è stato pubblicato sotto licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0.
Fonte (in inglese)
Secondo quanto affermato dalla CNN, pare che si stia lavorando all’estensione della protezione del copyright agli abiti.
Dalla TFA “The Freedom Association” (un nome, un ossimoro) emerge quanto segue:
To help protect independent designers against copycats, several members of Congress have proposed legislation — the Design Piracy Prohibition Act — that would extend copyright laws to clothing. Nine Senators have introduced a sister bill, which insiders on the Hill say should pass by late this year. If so, fashion firms would be able to register their designs with the U.S. Copyright Office for about $100 each. The law would protect the patterns for three years.
Di recente il South African Bureau of Standards (SABS) ha approvato l’Open Document Format (ODF) quale standard ufficiale nazionale per il Sudafrica. Ciò comporta che sia l’industria che il governo adotteranno più massivamente l’ODF nei loro processi. Anche il Brasile non è da meno ed ha adattotato il formato quale standard nazionale qualche settimana fa.
Il governo sudafricano ha già adottato l’ODF come uno degli standard utilizzati per la comunicazione governativa.
Roberto Galoppini, che da anni si occupa degli aspetti commerciali del software libero, ha di recente rilasciato un’intervista a Datamanager per raccontare cosa sta avvenendo all’interno delle comunità di sviluppo e delle aziende che con codice libero ci lavorano. Ecco un passaggio interessante del dialogo tra Galoppini e l’autore dell’articolo, Antonio Savarese:
Ciò che viene chiesto è un approccio industriale. È evidente quindi che, se come accade spesso il nord-america anticipa quello che accadrà nei mercati europei, quello a cui dobbiamo prepararci è un aumento delle operazioni di M&A, la crescita di un maggior numero di marketplace “orizzontali” (sourceforge) e “verticali” (sugarCRM), nonché l’emergere di soggetti che coagulano più attori, come la Open Solutions Alliance e forse, come sembra, anche la stessa Microsoft. E’ la morte del software libero? Non credo, al contrario credo che per i free-lance aumenteranno le opportunità, e forse un domani non lontano si aggregheranno in cooperative, proprio come accade in mercati più maturi come in quello dell’industria del cinema in cui i fonici si associano e da tempo costituiscono realtà satellite delle majors.
Si intitola The Open Source Census, è un progetto ideato in un’ottica di partecipazione allargata e collaborativa e il suo scopo è quello di avviare un censimento per capire quelle che sono le applicazioni più frequentemente installate sui computer lato utente utilizzati sul lavoro a casa. Racconta in proposito Programmazione.it:
Attraverso l’installazione di un client (Windows, Linux, Mac OS X, Solaris, FreeBSD) e la facoltativa creazione di un account per avere un census code identificativo per monitorare il proprio inventario, si potrà procedere ad inviare i dati provenienti dalle proprie macchine direttamente al server centrale.
Al momento le installazioni effettuate sono poco più di 136 mila e il progetto, che vanta una serie nutrita di sponsor blasonati, terminerà con un rapporto in cui i dati e chi li ha inviati saranno ovviamente anonimizzati.
Si terrà presso il Dipartimento di Archeologia dell’Università di Padova il 3° Workshop Open Source, Free Software e Open Format nei processi di ricerca archeologica.
All’interno di questo workshop verranno affrontati temi correlati al:
confronto tra diverse esperienze pratiche circa l’utilizzo del software open source nella disciplina archeologica e riflessione sull’opportunità e sui vantaggi dell’uso di tali applicativi in archeologia;
necessità dell’utilizzo di linguaggi e formati aperti per la comunicazione e lo scambio del dato archeologico;
problematiche legislative e culturali relative alla libera circolazione dei dati;
vantaggi del software e della filosofia open source nell’ambito della didattica e della ricerca universitaria.
A questo indirizzo è possibile leggere il documento di presentazione del workshop.
Le attività pratiche, della giornata dell’8 maggio, sono a numero chiuso, per unmassimo di 60 partecipanti. Il modulo d’iscrizione e le istruzioni sono reperibili sul sito del workshop. Tutte le restanti attività sono ad ingresso libero, senza necessità di iscrizione.
L’evento si svolgerà nelle giornate dell’8 e 9 maggio.
In periodi di cambiamenti politici è sempre bene mantenere attivo il dibattito e l’informazione sugli argomenti che teniamo più a cuore. Per questo è importante ricordare che, recentemente, FSFE, con Esoma ed OpenForum Europe, ha lanciato una petizione a favore degli standard aperti e della loro adozione all’interno del Parlamento Europeo.
In breve:
Cittadini e gruppi di interesse non devono essere costretti a usare il software di una sola azienda per comunicare con i loro eletti o per partecipare al processo legislativo.
A tutte le aziende deve essere data l’opportunità di concorrere liberamente per contratti per servizi ICT al parlamento europeo.
Sono un cittadino della UE e voglio che il parlamento europeo adotti l’uso di standard aperti e promuova l’interoperabilità nel settore ICT.
Qui il testo completo.
Alla petizione hanno già aderito più di 5000 persone da tutta Europa, ed è possibile firmarla a questo indirizzo.