Si svolgerà dal 24 al 26 luglio prossimi a Parma, presso la Fattoria di Vigheffio, la terza edizione del Creative Commons & Copyleft Culture Festival, la “rassegna che punta i riflettori sulla musica libera e più in generale all’arte libera”. Organizzata da SM4X in collazione con la cooperativa Avalon e con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, oltre che con la partnership di Jamendo, la manifestazione vedrà alternarsi spettacoli teatrali, concerti e dibattiti, ognuno dei quali a ingresso libero e gratuito. Il tutto con un unico comun denominatore:
[il] “permesso d’autore”, ovvero dalla possibilità di utilizzo o ripubblicazione dell’opera, garantita dallo stesso autore, fatte salve alcune semplici condizioni base per la libera circolazione della stessa.
Per questo consiglio FSF dà diverse ragioni importanti, scrive John Sullivan. A quanto pare l’iPhone blocca completamente tutto ciò che è software libero, ciò significa che gli sviluppatori sono costretti a comprare l’ambiente di sviluppo di Apple ed Apple decide che tipo di software gira sull’iPhone e quale no. Secondo Sullivan l’iPhone utilizza e supporta tenologie DRM per rendere alcune operazioni impossibili agli utenti.
Un’ottima alternativa proposta da Sullivan è il FreeRunner OpenMoko già trattato di recente. Lo smartphone rispetta la libertà degli utenti e rende possibile l’utilizzo di formati liberi.
Fonte (in inglese)
Torna anche quest’anno il JAZZID Area Festival, una settimana di musica, gastronomia, cultura e dibattiti, che sè iniziato lo scorso 14 luglio per concludersi il 20 luglio 2008 a Rieti, presso il Chiostro di S.Francesco. Oltre alla partecipazione di artisti che hanno pubblicato musica usando le licenze Creative Commons, da segnalare la presenza nell’area cultura e dibattiti di uno stand curato dal GLUG Rieti, dall’Istituto D’Arte A. Calcagnadoro e dal gruppo italiano di Free Software Foundation Europe, che illustreranno al pubblico il legame tra le libertà digitali, il software libero e le licenze libere per gli altri tipi di produzione intellettuale e artistica.
Maggiori informazioni sul sito Le Menti Musicali.
Se un fenomeno del genere sia possibile solo grazie alle licenze Creative Commons è difficile dirlo. Che invece questo genere di licenze lo incentivi è sicuro. L’oggetto specifico di quest’affermazione è Jamendo che dà qualche numero attraverso il sito Musical News con l’articolo La piattaforma musicale Jamendo ha superato i 10 000 album scaricabili gratuitamente:
Esattamente i suoi membri sono 368.672, 61.749 le recensioni di album e soprattutto 10.400 gli album pubblicati. Tutto questo possibile grazie alla flessibilità delle licenze Creative Commons e alla straordinaria creatività degli artisti coinvolti. Jamendo è la più grande piattaforma Web di musica scaricabile gratuitamente e legalmente. Il sito è disponibile in sei lingue, e offre il catalogo più grande di musica gratuita della rete : 150 000 brani da oltre 5000 artisti da tutto il mondo. Il suo business model innovativo permette agli utenti di scaricare musica gratuitamente, e, agli artisti di essere ritribuiti attraverso la distribuzione dei ricavi pubblicitari e altre entrate commerciali.
Si intitola Come utilizzare una licenza Creative Commons e guadagnare dalla libera circolazione della propria opera? il dettagliato post pubblicato da Sportello Liberius - Sportello di consulenza legale sul diritto d’autore per rispondere a due quesiti che circolano spesso a proposito del rilascio in regime di “alcuni diritti riservati” delle opere dell’intelletto diverse da quelle prettamente informatiche: come si rilascia un’opera e come quando meno non rimetterci. Se le risposte sono chiare agli addetti ai lavori, un lavoro divulgativo in argomento rimane indispensabile per far comprendere come utilizzare il corpo di licenze Creative Commons. Infatti:
Certo, la decisione di non riservarsi alcuni diritti, oltre l’etica di una volontà di condivisione libera della conoscenza, assolve anche ad una funzione di promozione del proprio lavoro. Ma il fine dell’autore, a parte casi particolari, sarà sempre e comunque quello di farsi conoscere per ottenere, ad esempio, un contratto discografico e quindi dei guadagni.
L’esito è scontato. La prassi contrattuale, specchio delle dinamiche monopolistiche del mercato dei contenuti, porrà un limite alla diffusione dell’informazione attraverso un accordo che prevede un’esclusiva nell’utilizzazione, naturalmente non gratuita. Purtroppo la scelta è obbligata per chi, come artista emergente, vuole vivere con la propria arte. Con le nuove forme di diffusione delle opere offerte dalla rete, l’autore/artista ha la possibilità di trovare altri percorsi per ottenere un proprio ritorno economico e consentire alla collettività di fruire liberamente delle opere.
Lo scopo di chi produce contenuti liberi è anche - se non soprattutto - quello di veicolarli il più possibile. Scopo non da poco quando, lasciando gli ambiti strettamente informatici, ci si spinge verso l’informazione sociale e si racconta una realtà che sui media mainstream difficilmente (o sotto tono) passa. È il caso del “documentario poetico” Arrakis, nato come tesi di laurea del ventiseienne Andrea Di Nardo e diventato un lavoro più ampio. Infatti, come si legge nell’articolo Arrakis, sui blog va in onda la morte bianca:
Ha esplorato i relitti di molte fabbriche abbandonate nel nord Italia, sepolte e dimenticate tra le sterpaglie, ancora cariche di veleni invisibili: ne ha tirato fuori una breve, allucinata e sconvolgente odissea sul costo umano del progresso industriale del bel paese guidata dalla voce roca di Silvestro, operaio che in fabbrica ha lasciato le corde vocali. “Io sono morto”, conclude Silvestro, sopravvissuto ad un tumore devastante che gli ha portato via la laringe, come sono morti i suoi colleghi e amici venuti a lavorare fino all’ultimo giorno per non mandare sul lastrico le famiglie, come sono morti, ignari, tutti quelli che hanno avuto la sfortuna di nascere e crescere accanto ad un altoforno o a un cementificio.
Del documentario a breve sarà disponibile (anche per il download) una versione ad alta risoluzione e la licenza che verrà applicata sarà Creative Commons. Per intanto è visionabile il trailer, oltre a poterne leggere metodi e obiettivi.
Un concorso per cortometraggi sotto licenza Creative Commons. Lo si annuncia sul sito del Copyleft Festival, in programma ad Arezzo dal 11 al 14 settembre prossimo, che, dopo aver spiegato in poche ma chiare parole quale sia l’ambito di rilascio dei contenuti, prosegue affermando:
Per questa prima edizione si è scelto di dividere il concorso in due sezioni: “liberissimo” e “metroinferno”. Alla prima può partecipare qualsiasi lavoro che venga rilasciato con licenza CC, la seconda è legata alla produzione di lavori in CC ispirati alla web-antologia copyleft “Tutti giù all’inferno“. Il materiale pubblicato sul sito o nuovo materiale prodotto sull’ispirazione della web-antologia deve essere usato per soggetti/sceneggiature.
La direttrice del corso è la scrittrice e videomaker Monica Mazzitelli (Monica peraltro è anche la coordinatrice de iQuindici, i lettori residenti della WuMingFoundation, che di copyleft letterario la sanno lunga) e con lei, nel progetto, è coinvolto anche il gruppo Ring, forum dei registi indipendenti. Intanto per partecipare sono stati pubblicati bando completo e e i moduli.
Corti in Creative Commons è un altro concorso, stavolta non per programmatori ma per cineasti, organizzato da Monica Mazzitelli (Molly Bloom Productions) e RING, forum di registi indipendenti, in collaborazione con l’associazione culturale aretina InProspettiva, che ha iniziato a impostare l’edizione 2008 del Copyleft Festival. Particolarità della competizione è che tutto il materiale debba essere Creative Commons, come si evince già dal suo titolo. Infatti:
È il primo concorso di questo tipo in Italia ed ha come obiettivo quello di promuovere e far incontrare musica, testi, immagini e attori favorevoli alla libera diffusione della produzione creativa per stimolare interazioni tra arti diverse, con l’obiettivo di realizzare dei lavori che abbiano massima possibilità di circolazione dentro e fuori la rete. Copyleft non significa “no-copyright”, cioè la rinuncia al diritto d’autore, ma è una clausola aggiuntiva al copyright che permette la libera diffusione di un’opera d’ingegno finché questo avviene senza scopo di lucro: tutelare l’accesso alla cultura, all’arte e ai saperi anche a chi ha limitata disponibilità economica, ma fare anche in modo che, grazie alla libera diffusione, la produzione creativa di un artista sia conosciuta e apprezzata, in modo da dargli un ritorno anche economico per il suo lavoro.
La scadenza per l’invio dei filmati è fissata per il prossimo 31 agosto e attenzione perché tutto deve essere rilasciato liberamente: immagini, sceneggiatura, musica e tutto il resto vada a comporre la produzione.
L’incredibile successo di Asus e altri UMPC e mini-portatili con GNU/Linux ha colto Microsoft di sorpresa. La gente preferisce portatili poco costosi e tosti con GNU/Linux piuttosto che dei portatili cari e poco potenti con Vista. Ma non è solo Asus ad essersi mossa in questa direzione, anche Intel sta incoraggiando sia le imprese produttrici di hardware che le imprese dedite a GNU/Linux a partecipare all’iniziativa Moblin per i desktop GNU/Linux. E le imprese hanno colto l’attimo: Canonical, ad esempio, ha realizzato una versione di Ubuntu 8.04 specifica per UMPC. Chissà che anche Dell non realizzi un ‘mini-Inspiron’ con Ubuntu entro il mese…
Fonte (in inglese)
Chi l’avrebbe mai detto, nelle svariate ore passate davanti al PC, c’è chi capisce che 10-12 ore di sedentarietà quotidiana non sono esattamente un toccasana. Ecco quindi i 12 esercizi per i “geek”.
Essenzialmente si tratta di alzarsi dalla sedia ogni ora, di riposare gli occhi ogni ora, di tirare il collo di tanto in tanto, ruotare i polsi per evitare problemi al tunnel carpale e tutta una serie di piccoli esericizi di ginnastica passiva volta a rassodare addome e glutei.
L’attento geek ha pensato anche a formulare una lista di snack un po’ meno dannosi e calorici rispetto a quelli solitamente consumati dai geek, tipo barrette al cioccolato ecc.
Il motto del geek salutista?
A healthy mind requires a healthy body, and vice versa.
Fonte (in inglese)