
Non tutti sanno come si possa far convivere Windows e GNU/Linux sullo stesso PC, evitando così di dover scegliere obbligatoriamente uno dei due sistemi. Un appassionato ha realizzato una guida pratica per i meno esperti che decidono di avvicinarsi a piccoli passi a Ubuntu, conservando Windows sul proprio PC. L’autore tratta la gestione del dual boot, la scoperta del nuovo desktop Ubuntu, la gestione dei desktop multipli e dei file e fornisce consigli utili, corredati da screenshot, attraverso i quali conoscere e utilizzare Ubuntu.
Articolo (in inglese)
Quanti malintesi si sono creati intorno al software libero? Sul suo concetto di libertà, la sua potenziale gratuità, su di esso in relazione al software proprietario… C’è chi ha raccolto le 12 miscredenze più eclatanti:
Le autorità norvegesi devono utilizzare più programmi liberi, in modo da ridurre la dipendenza da software proprietario. Questo l’obiettivo del governo norvegese.
Un obiettivo ambizioso per il quale il ministro all’amministrazione e alle riforme Heidi Grande Roeys, si è rivolto al centro di competenza per l’open source nazionale, stanziando ca. euro 225.000. Un importo che seppur di piccola entità, permetterà al centro di aiutare le PA nel passaggio a OpenOffice.org. Azione necessaria, data la situazione attuale che vede molte PA legate a MS-Office a causa di altri programmi di backend con esso compatibili. Il primo progetto consisterà nel risolvere questo problema e di “liberare” le PA dalla schiavitù proprietaria.
Annunciato in data 3 novembre il rilascio della versione 1.3 della GNU Free Documentation License (FDL). Questa versione della licenza permette ai wiki pubblici di ripubblicare la loro documentazione FDL sotto
la Creative Commons Attribution-ShareAlike (CC-BY-SA) 3.0
license.
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Un nuovo studio conferma che le aziende europee sono saldamente in cammino verso l’adozione di soluzioni informatiche libere. L’affermazione viene riportata in un post di recente pubblicato su Tom’s Hardware in cui si legge:
Lo conferma l’ultima indagine di Survey Interactive, commissionata da Actuate. Sulla base di un campione di 1000 imprese comunitarie sono stati rilevati infatti dati molto incoraggianti per il settore. La regina dell’open source aziendale è senza dubbio la Germania, dove il 51% ha dichiarato di farne ampiamente uso. Seguono Gran Bretagna (43%), e Francia (42%). Il consenso nei confronti dell’open source, soprattutto nei segmenti finanziari, è cresciuto comunque diffusamente in tutta Europa, rispetto al 2007 si calcola di circa il 7%.
E se anche le agenzie di stampa italiane come l’Ansa parlano di software libero vuol dire che un pezzo del percorso, a livello di comunicazione, è stato compiuto. Infatti:
È arrivata (attualmente è ancora in edizione beta) una nuova versione di Openoffice. Si tratta della versione 3.0 del pacchetto open source che racchiuse funzioni di scrittura ed altri fogli elettronici e che si puo’ scaricare liberamente dal web. Il nuovo pacchetto sarà presentato da Openoffice Italia il 3 ottobre a Bolzano, città scelta perché molte pubbliche amministrazioni qui hanno scelto l’utilizzo dell’open source per minimizzare i costi del software.
Dove reperire le informazioni più attuali relative a Linux? E’ sicuramente utile cercarle al di là delle frontiere, se non addirittura oltreoceano.
Dal sito IBM dedicato agli sviluppatori a quello dedicato agli how-to, ce n’è per tutti i gusti in questa top 20 raccolta da un appassionato.
Buona lettura!
Fonte (in inglese)
Canonical intende assumere degli specialisti sulla usability che dovrebbero contribuire, assieme ai progetti a migliorare il desktop GNU/Linux.
Mark Shuttleworth, fondatore di Ubuntu e Canonical, ha annunciato di voler far collaborare a stretto contatto gli sviluppatori e gli specialisti sulla usability. Con ciò Shuttleworth riesce a mantenere quanto annunciato in luglio e cioè di rendere il desktop GNU/Linux più appetibile di Mac OS X.
Essendo ancora una piccola impresa, Canonical finora non ha potuto dare contributi ingenti al mondo del software libero. Lea realizzazione della distribuzione, la rapida integrazione di nuovi sviluppi e la distribuzione del prodotto a nuovi gruppi d’utenza non sono comunque cosa di poco conto. Ora però, secondo Shuttleworth, Canonical potrà contribuire maggiormente allo sviluppo di software libero che è parte di Ubuntu.
Fonte (in inglese)
Creato e conservato per anni dal MIT-AI prima di essere pubblicato da Guy Steele e altri come Hacker’s Dictionary, si tratta di una raccolta di termini, le cui definizioni sono a sfondo ironico. Una volta andato fuori stampa, è stato ripreso e ripubblicato da Eric Raymond sotto nuov vesti come New Hacker’s Dictionary. Delle versioni molto diverse fra loro, Raymond, ripubblicandolo aveva rinunciato all’aspetto ironico delle definizioni, ad esempio eliminando le sfumature anti-UNIX e second e riducendo il gergo a termini prettamente tecnici. Qui trovate l’originale, realizzato da MIT-AI attorno al 1988.
Qui la versione “censurata” ![]()
Interessanti considerazioni di Stallman in una mail dell’archivio pubblico di GNU, in cui vengono messe a confronto la convenienza nell’utilizzo di determinati programmi e la libertà derivata da programmi free. Stallman si dice d’accordo con chi apprezza l’aspetto della convenienza, ma non può concordare con chi non apprezza la libertà. Secondo Stallman si può andare incontro alle esigenze di chi segue il principio della convenienza fino al punto in cui ciò non vada ad interferire con obiettivi assai più importanti, come quello di una società libera:
We cater to them to the extent it doesn’t interfere with more important goals, such as establishing a free society.
Fonte (in inglese)
Una corposa analisi della licenza Affero General Public License di abbastanza recente rilascio viene pubblica sul sito WebNews.it. Si tratta di una buona occasione per approfondire gli aspetti di un documento di licensing piuttosto innovativo che viene presentato come:
Negli ultimi giorni ha avuto un’enorme eco l’appello di Marco Barulli per una più decisa presa di posizione da parte degli sviluppatori open source (e dei suoi utenti) per tutelare l’effettiva libertà del codice (e, di nuovo, dei suoi utenti). Infatti nel caso di servizi online e applicazioni web, in cui il software non viene redistribuito all’utente, le aziende possono alterare e adattare il codice senza rendere pubbliche le modifiche, come solitamente previsto ad esempio dalla General Public License, e senza violarne la licenza. Questa possibilità deriva da quella che Tim O’Reilly, esponente di spicco della comunità open, definì già due anni fa l’obsolescenza delle licenze open source nei confronti del Web 2.0.
La soluzione a tale problema è arrivata con la licenza AGPL (Affero General Public License) la quale prevede appunto che il codice rilasciato sotto tale licenza e poi modificato debba essere a sua volta reso pubblico in ogni caso, anche se il programma gira in remoto, che è proprio il caso delle applicazioni Web 2.0.
Nel lungo articolo firmato da Michele Costantino Soccio si dà conto anche di iniziative che si sono o si stanno ispirando a questo strumento.