Avevamo segnalato qualche giorno fa la protesta ufficiale dell’Africa del Sud contro il formato OOXML.
E’ di poche ore fa, e già la notizia si è sparsa per la rete, la lettera di protesta scritta dall’Associação Brasileira de Normas Técnicas (ABNT), il corpo nazionale di standardizzazione del Brasile.
Tale lettera di protesta ricalca in parte i problemi evidenziati dall’Africa del Sud e ne aggiunge un altro. In sintesi, la bozza revisionata del DIS 29500 consegnata ad ISO il 29 marzo, non è stata resa accessibile ai corpi nazionali nei tempi previsti dal regolamento.
Inoltre, per quel che riguarda il Brasile, il BRM (Ballot Resolution Meeting) è risultato inconclusivo e come tale avrebbe dovuto esser considerato. ABNT fornisce alcuni motivi a uspporto di tali considerazioni come: l’impossibiltà di presentare proposte sul binary mapping; il rifiuto di rispondere a legittime domande per ‘mancanza di tempo’; decisioni prese con motivazioni non tecniche quali il dover fornire informazioni ai giornali; votazioni prese senza discussioni preliminari e molte altre.
Secondo Andy Updegrove di Consortiuminfo, queste non saranno le uniche due proteste ufficiali ad arrivare sul tavolo di ISO.
Fonte: Groklaw, ConsortiumInfo
Pierpaolo Cira ha di recente avviato una serie di articoli su Programmazione.it dedicata uno specifico argomento: fare business con il software libero. Argomento spesso affrontato in questi anni per proporre modelli commerciali alternativi a quelli basati sul pagamento delle licenze (ne sa qualcosa Roberto Galoppini che da tempo ne parla sul suo blog), Cira ha iniziato a scriverne pochi giorni fa partendo con la prima di otto puntate, Sette strategie per guadagnare con l’Open Source: introduzione e dice in proposito:
Ma la domanda è: come si può guadagnare in questo caso? Soltanto grazie alla fama e la gloria di aver creato e reso disponibile un buon prodotto utilizzato da tutti? Certamente no e a tal proposito, prendendo come riferimento un articolo apparso su IT Manager’s Journal, dal titolo “Seven open source business strategies for competitive advantage”, si commenteranno, nelle prossime puntate, sette modelli di business, per cercare di capire come e quanto sia possibile guadagnare con l’Open Source.
Gli altri post disponibili al momento sono i seguenti:
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Il Free Software e’ un settore in crescita
sostiene con convinzione Patrick Ohnewein, manager del Free Software Center presso il TIS a Bolzano. Il centro sviluppa, in quelli che vengono definiti ”Labs”, soluzioni che utilizzano software libero per i settori trainanti dell’Alto Adige. L’obiettivo e’ di rafforzare la concorrenzialità delle piccole e medie imprese del settore informatico.
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I settori di punta sui quali si sta concentrando l’operato del centro sono: turismo, ambiente, energia e mobilità. Per tali settori e’ necessario sviluppare applicazioni libere che permettano agli attori locali di essere capaci di stare al passo con i tempi. Ecco lo scopo dei sei Labs istituiti dal Free Software Center.
All’interno di essi, esperti provenienti dal campo della scienza e dell’economia sviluppano software libero nel settore multimediale applicabile al turismo, individuano soluzioni moderne per la regolazione degli impianti a biogas, mettono a punto applicazioni per l’amministrazione delle piccole e medie imprese. Un ulteriore progetto, attualmente in essere, riguarda lo sviluppo di nuove soluzioni per l’analisi e la gestione di dati geografici sui cambiamenti climatici e sulle nuove sfide della mobilità sostenibile.
I Labs del Centro saranno un incubatore che farà germogliare il know-how nel campo del Free Software
afferma Patrick Ohnewein, secondo il quale l’Alto Adige, in quanto a software libero detiene gia’ oggi una posizione leader a livello europeo.
Ora si tratta di mantenere e rafforzare questa posizione di testa. Proprio attraverso il potenziamento dei settori di punta dell’Alto Adige, il Free Software Center creerà le basi per mantenere questa posizione.
I due collaboratori del “Free Software MAGAZINE” Andrew Min e Gary Richmond ne conoscono alcuni e li condividono con la comunita’ sul blog della rivista online.
Per il mese di febbraio sono previste le seguenti dritte:
* How to spring-clean an Apt-based distro
* How to fix broken Firefox extensions
* How to edit your GRUB settings with QGRUBEditor
* How to make Jabber calls using Jabbin
Fonte (in inlgese)

Il progetto Debian ha pubblicato la terza attualizzazione: Debian GNU/Linux Etch 4.0r3. Essa contiene importanti correzioni di errori e svariati update per la sicurezza dall’apparizione di Debian 4.0r2.
Anche in questa nuova versione Debian si attiene al principio di raccogliere soltanto correzioni di problemi relativi alla sicurezza o di gravi errori. Per questa ragione la 4.0r3 contiene gia’ tutti gli aggiornamenti per la sicurezza fino ad ora, nonche’ alcune correzioni di errori. Fa eccezione il kernel, che e’ stato ripreso in una nuova versione per permettere un sostegno hardware migliore. Per far funzionare al meglio la nuova versione gli sviluppatori hanno adattato il programma di installazione ad essa.
I vecchi sistemi Debian possono essere aggiornati con facilita’ attraverso aptitude o apt.
Fonte (in tedesco)
Approfondimenti (in italiano)

ITworld.com utilizza una sorta di macchina del tempo (Wayback Machine) per documentare la storia di cinque domini generici: music.com, eat.com, car.com, meat.com, e milk.com. Nell’era del web 2.0 sembra quasi essere un onore esclusivo avere un dominio che conduca l’utente a cio’ che trovera’ per davvero (come ad esempio Flickr) o che sia tanto ermetico da non permettere all’utente di indovinare su cosa si focalizzi il sito (come ad esempio del.icio.us). In quest’era e’ facile dimenticare i tempi d’oro della meta’-fine anni ‘90, in cui i domini ‘.com’ si basavano su sostantivi e verbi semplici, in cui gli invesitori riponevano le loro speranze per il marketing. Domini che venivano acquistati dalle imprese dai geek che li vendevano per divertimento agli inizi degli anni ‘90.
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Uno degli esempi analizzati e’ music.com, dominio che inizialmente (nel ‘96) stava per ‘Multi-User Specialty Integrated Circuits’, dato che all’epoca gli utenti in Internet andavano a cercare questo tipo di concetto con la parola chiave ‘music’, mentre gli utenti comuni ascoltavano la musica sui nastri. Invece, nel ‘99, comprendendo che gli utenti potevano cercare dell’altro immettendo la parola chiave ‘music’ nel motore di ricerca, hanno realizzato un portale di musica a tutti gli effetti, raggiungibile da music.com. Che fine ha fatto il sito dedicato ai ‘Multi-User Specialty Integrated Circuits’? Gli hanno cambiato dominio: music-ic.com
Fonte (in lingua inglese)
Approfondimento (in lingua inglese)
In seguito a una lunga fase di test Linus Torvalds ha finalmente pubblicato la versione 2.6.24 del kernel Linux, una versione ricca di novita’.
Per ultimare questo kernel a Torvalds sono occorsi 3 mesi e mezzo, la patch da 2.6.23 a 2.6.24 e’ la piu’ grande mai realizzata. L’obiettivo prefisso era di omogeneizzare le architetture i386 e x86_64 e creare la nuova architettura x86. In questo modo andrebbero ridotte le ridondanze del codice e l’assistenza verrebbe facilitata. Dopo Andi Kleen sono Thomas Gleixner, Ingo Molnar e H. Peter Anvin a gestire il codice semplificato.
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Il “Completely Fair Scheduler” (CFS) introdotto con Linux 2.6.23, e’ stato ottimizzato ed ampliato per la creazione di raggruppamenti. La feature tickless introdotta con Linux 2.6.21 e’ stata estesa ad altre architetture quali x86-64, PPC, UML, ARM e MIPS. Nell’attuale versione inoltre sono molti i driver WLAN adatti al nuovo stack.
Una delle maggiori novita’ consiste nella gestione della memoria, ottimizzata in modo tale da ridurne la frammentazione, con tutti i vanatggi che ne derivano. La variazione e’ il risultato di 3 anni di lavoro.
Fonte (in lingua tedesca)
Approfondimenti
Ubunutu sembra aver conquistato anche Acer. La catena di negozi neozelandese Dick Smith Electronics ha iniziato a vendere il notebook Aspire 4315-100508Ci della Acer con la versione 7.10 di Ubuntu (fonte).
In seguito al passo di Lenovo verso il software libero, con la vendita dei ThinkPad T61 e R61 con SUSE Linux preinstallato (fonte), ora vediamo come anche Acer si muova in questa direzione.
Che sia l’inizio di una “smossa” generale dei grandi fornitori di hardware verso i sistemi operativi GNU/Linux?
Un bilancio del software libero nelle aziende durante il 2007 lo traccia Paolo Iasevoli con un articolo pubblicato nei giorni scorsi su Pmi.it riprendendo quanto ha reso noto recentemente la Linux Foundation. E scrive Iasevoli:
Il 2007 ha visto un successo di pubblico strepitoso: la partecipazione e’ raddoppiata rispetto al 2006, passando dai 10.000 utenti dello scorso anno agli oltre 20.000 attuali […]. Di questi 20 mila utenti, il 69,4% lavora in aziende con meno di 100 dipendenti e quasi la meta’ di essi e’ composta da professionisti IT (43,3%). Un target che evidenzia meglio di qualsiasi altra informazione come Linux stia riscuotendo un enorme successo in ambito business.
Acceso dibattito sul DRM in Italia, dopo l’appello di dmin.it a Rutelli contro la pessima proposta Sarkozy per limitare i mancati utili delle major dell’intrattenimento. All’appello di Chiariglione hanno risposto in molti: Andrea Rossato ha criticato il totalitarismo contenuto nella proposta di legge, Gentiloni e Mazza hanno ribadito lo loro posizioni gia’ note, Marco Calamari colma il silenzio nel dibattito per l’assenza di no1984.org (e di altri, aggiungerei) dato il tema DRM (Digital Restrictions Management) e Treacherous Computing (TPM). Il commento di Paolo Nuti, da’ l’occasione per aggiungere al dibattito un dubbio. Dice Nuti:
un DRM Open Source potrebbe […]
Continua da sopra:
E in quella frase cita la magica chimera che finora nessuno ha dimostrato che possa funzionare. Per quanto mi sforzi, resto ancora convinto che il DRM Open Source, se veramente Open Source in ogni riga di codice non puo’ essere un sistema di controllo efficace dei diritti (o delle restrizioni). Per renderlo minimamente utile va il software va miscelato con l’hardware con effetto tivoizzazione. In questo caso che il DRM sia Open Source o meno non fa alcuna significativa differenza: diventa uno strumento di controllo non modificabile.
Stefano Maffulli ha provato a interpretare un caso d’uso del DMPF per poterlo usare in una presentazione. E’ un caso d’uso relativo ad un utente che vuole distribuire con licenza Creative Commons un’immagine scattata con la sua macchina fotografica. Nella rappresentazione grafica dei flussi descritti nel documento appare chiaro che una parte del software che implementa il sistema iDRM non puo’ essere libero (software libero o open source o a codice sorgente aperto sono la stessa cosa, in questo ambito): se l’utente che riceve la foto potesse modificare il suo client, non farebbe in modo che il check dalla Registration Authority sia sempre positivo? Le due slide fumettose (non rigorose) sono qui.
Non e’ questione di fiducia, ma ci pare cruciale capire come si intende superare in pratica le contraddizioni tra diritti e restrizioni, considerando che, come scrive ottimamente Juan Carlos De Martin di Creative Commons:
la remunerazione [degli autori] deve seguire altri canali rispetto alla vendita di un oggetto digitale manipolato per farlo assomigliare ad un oggetto fisico [col DRM].
Cosa sfugge, visto che il DRM e’ morto e ormai si e’ capito che il pubblico non lo vuole e l’industria ne ha preso atto iniziando a sperimentare nuovi modelli di business? E perche’ in Italia qualcuno si affanna a resuscitarlo?