Secondo la ODF-Alliance il Giappone si pone come modello da seguire a livello mondiale. Il Ministero per l’Economia giapponese (METI) ha approvato una nuova direttiva secondo la quale i ministeri e le PA giapponesi dovranno prendere in considerazione gli standard aperti e l’operabilità del software nell’adozione di esso. Tale criterio andrà adottato dai ministeri e dalle PA e viene inoltre consigliato alle imprese private. Secondo ODF Alliance la direttiva porterà a dei prezzi più accessibili, ad una maggiore innovazione e ad un accesso più facilitato alle informazioni. Imprese del calibro di Justsystems sono liete dell’introduzione di tale direttiva. L’interoperabilità basata sugli standard aperti è importante per una maggiore accelerazione nel campo dell’innovazione ed assicura con ciò una maggiore competitività sul mercato alle PMI.
Un breve inciso: anche nel piano E-Suedtirol 2004-2008 della Provincia di Bolzano per l’Alto Adige è prevista l’introduzione di standard aperti.

Si sta passando alle vie di fatto per protestare contro la procedura standardizzazione ISO del formato OOXml di Microsoft. Nei giorni scorsi, infatti, è stata lanciata una petizione per dimostrare la propria contrarietà e contestualmente è stato creato un sito, NoOOXml.org, sul quale sono radunate tutte le informazioni in merito alla protesta. Per far sì che la pubblicizzazione dell’iniziativa sia diffusa il più possibile, sono stati messi a punto anche banner da poter pubblicare su siti e blog.
I DRM continuano a far discutere e dalle parole è passato ai fatti l’Open Source Consortium che ha nei giorni scorsi scritto alla Ofcom, authority per la concorrenza britannica, e alla BBC Trust per chiedere che siano riesaminati gli effetti dell’adozione di iPlayer attraverso il quale visualizzare i filmati messi online dall’emittente britannica. Le ragioni? Si promuove un sistema operativo, Windows, e un’azienda, Microsoft, violando la concorrenza e instradando gli utenti verso una scelta obbligata. Oltre a dover essere sottoposti ai sistemi di controllo digitale imposti dal produttore.
Un buon riassunto delle rivendicazioni e delle minacce di Microsoft in tema di brevetti si trova nel post Microsoft says GNU/Linux violates 235+ Windows patents di Cory Doctorow. E Carlo Piana, l’avvocato che assiste Free Software Foundation Europe nella causa antitrust, interviene senza mezzi termini: «Questa disputa su quanti brevetti violi GNU/Linux non ha senso», dice commentando le dichiarazioni del gigante di Redmond. Piana prosegue nella sua analisi:
Avere un brevetto non significa avere un diritto incontestabile. Proprio recentemente, una decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti ha drammaticamente rigettato come illecita la diffusa pratica dell’USPTO di registrare brevetti di mera ricombinazione di tecniche esistenti. Nel campo del software, la gran parte dei brevetti si rifanno appunto a tecniche già note, riapplicate in campi diversi e in combinazioni diverse. E inoltre, è ancora tutta da dimostrare, in Europa come negli Stati Uniti, l’idea che il software in sé sia brevettabile. Finora molte sono state le pronunce negative. Infine - non è una sfida, ma una constatazione - ho dubbi sul fatto che Microsoft, come chiunque, possa gettare fango nel ventilatore, stando probabilmente dalla parte sbagliata di questo. Una volta iniziata la battaglia dei brevetti, non si sa dove possa andare a finire. Per me si finisce solo con l’arricchire gli avvocati (cosa peraltro non disdicevole in sé) e impoverire i fruitori del software, congelando ogni innovazione. Questa è la ragione per cui nessuno ha una gran voglia di usare i brevetti, né di rinunciarvi, come ai tempi della guerra fredda.
Il 23 aprile era il giorno ultimo, per Microsoft, per presentare alla Commissione Europea i documenti richiesti per il costo delle licenze del suo Work Group Server. Costi che, in precedenza, erano stati ritenuti dalla Commissione ‘irragionevolmente’ elevati.
Microsoft, come da usanza, ha consegnato tali documenti proprio l’ultimo giorno e, come da usanza, chiede alla Commissione Europea maggiore chiarezza su cosa esattamente vorrebbe ricevere dalla casa di Redmond. Ma questa volta si spinge oltre e chiede di ottenere tali chiarimenti in maniera informale, piuttosto che attraverso un’udienza ufficiale.
Insomma il gioco di Microsoft e Brad Smith del tiro alla fune continua, ma da parte della Commissione Europea iniziano a giungere lamentele riguardo a questo gioco. Nel caso anche questa documentazione non venisse ritenuta adeguata, a Microsoft verranno aggiunti altri 3 milioni di euro al giorno (retroattivi dal 1 agosto) di multa, ma c’è già chi mormora che qualora le sanzioni monetarie venissero ulteriormente ignorate si potrebbe dover ricorrere a misure più drastiche.
Secondo Linux.com in Florida ci sono in azione degli ‘uomini in nero‘, ovvero lobbisti pagati da Microsoft per affossare la legge promossa dal Senato dello stato della Florida per
sviluppare un piano e un’analisi di fattibilità economica per la creazione, scambio e manutenzione di documenti da parte delle agenzie statali in un formato aperto
La storia pubblicata su Linux.com merita una lettura completa. Mentre giungono notizie dalla Cina su un nuovo formato per documenti da ufficio. La faccenda si complica o si semplifica?
La Junta de Extremadura, la regione spagnola che da anni investe su GNU/Linux per stimolare l’economia interna, ha rilasciato uno strumento per convertire le basi di dati nel formato Microsoft Access in formato OpenOffice.org Base.
Qui si legge che «il programma è una versione modificata di mdbtools che consente di trasformare una base dati Access in formato hsqldb (OO.org Base) semplicemente usando il tasto destro del mouse in Nautilus. Sono supportate tutti i formati interpretati da mdbtools e la conversione è trasparente all’utente.»
Ora non resta che provarla scaricandola da qui.

Trolltech è l’azienda che sviluppa le librerie QT, la base di tanti programmi liberi come KDE. Recentemente Trolltech si è lanciata nel mondo dei cellulari evoluti e il fatto merita qualche riga di segnalazione. Innanzitutto, si può ricevere il telefono e l’SDK se si è Fellow di FSFE: attenzione che la richiesta va fatta entro il 1 aprile. E attenzione anche al fatto che lo scopo di questa richiesta è quella di liberare i dispositivi, non quella di averceli a scrocco. Dunque la linea indicata da FSFE è quella di orientarsi verso il Free Software Greenphone di Trolltech e il Nokia N800 Internet Tablets. Di qui si può partire verso la “liberazione” dei dispositivi mobili.
La guerriglia dei brevetti registra un nuovo episodio. Si tratta del tentativo da parte di Microsoft di far valere proprie privative sul sistema Securely providing advertising subsidized computer usage. La tecnologia in pratica permette di usare immagini di riconoscimento visivo e captcha per gestire sui computer scolastici forme pubblicitarie ed eventualmente bloccare gli apparecchi nel caso di utilizzo non appropriato.
Punto Informatico ha riportato ieri la notizia di Reuters secondo cui FSF starebbe “riesaminando il diritto di Novell di vendere nuove versioni del sistema operativo Linux”. Ovviamente ci sono state reazioni da parte di Novell e altri, riprese anche oggi da PI. Ma quella dichiarazione di Eben Moglen è stata spiegata comunque già chiarita. Secondo Moglen il giornalista di Reuters ha montato un caso sulla sua dichiarazione. Su Linux-Watch Moglen dice:
Mi è stato chiesto “è vero che alcuni membri della comunità vogliono una GPLv3 che impedisca a Novell di distribuire versioni future di software coperto dalla GPL?” Al che ho risposto “Certo, la Free Software Foundation è contraria all’accordo e sta considerando quali azioni intraprendere; ci sarà presto una nuova bozza della GPLv3 (GNU General Public License Version 3).”
Pertanto, la citazione è accurata, ma è stata riportata senza contesto e sta generando dibattiti superflui.
Il resto dell’articolo di Linux Watch contiene maggiori dettagli.