Da semplice progetto a filiale dell’impresa FIC, Openmoko ha conosciuto un forte sviluppo sin dalla sua fondazione. Sulla mailinglist del progetto, Sean Moss-Pultz, a capo di Openmoko, ha risposto alle domande degli sviluppatori. Nell’anno passato è stato presentato Neo Freerunner, il primo prodotto veicolato attraverso i canali commerciali. Dall’inizio della vendita del Freerunner, nell’estate del 2008 sono stati venduti 10.000 apparecchi, quanto basta appena per far sopravvivere Openmoko.
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Nell’arco degli ultimi sei mesi (dal 1° luglio 2008) 125.000 sostenitori di Wikipedia hanno versato oltre 4 milioni di dollari americani (2,9 milioni di euro) alla Wikimedia-Foundation. 50.000 contributi pari a oltre 2 milioni di dollari complessivi sono stati versati dal 23 dicembre 2008 in poi. A questi si sono aggiunti 2 milioni di dollari di contributi sostanziosi. Ciò è quanto comunica il fondatore Jimmy Wales nella sua lettera di ringraziamento.
Con i fondi raccolti dalla fondazione vengono coperti i costi relativi ai server di Wikipedia, nonché i costi di sviluppo del software atto al sostegno dei diversi progetti Wikimedia in Internet. Wales è grato ai sostenitori del fatto che è già garantito il finanziamento dell’anno finanziario da luglio 2008 a giungno 2009.
Fonte (in tedesco)
Software libero e archeologia non è argomento diffusissimo, ma esiste e si dà da fare. Lo dimostra l’organizzazione dell’Open Source, Free Software e Open Format nei processi di ricerca archeologica, evento non di prossima celebrazione (si terrà il 27 e 28 aprile prossimi), che al momento punta a raccogliere iscrizioni come relatori e partecipanti.
L’appuntamento, che avrà luogo presso la sede romana del CNR, è organizzato dall’Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali (ITABC), in collaborazione con l’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione (ISTI), con il patrocinio del Dipartimento Patrimonio Culturale del CNR. Se al momento il programma è in corso di preparazione, chi vuole mettersi in gioco intanto può partecipare al call for logo del convegno.
I giochi sono la chiave per la diffusione di Linux? Se lo chiede Francesco Argese su OneOpensource.it che, per le sue considerazioni, riprende un post apparso su Slashdot a proposito di GNU/Linux e strategie di diffusione. Che i giochi siano un veicolo di ampliamento della quota del sistema libero è affermazione che circola da tempo. E nello specifico di questo testo si aggiunge:
A questo punto, nasce un altro problema legato alla disponibilità di giochi per Linux: abbiamo elencato una lista di giochi gratuiti open source in un articolo pubblicato su oneGames. Nonostante la moltitudine dei giochi, è difficile paragonarli dal punto di vista tecnico ai più blasonati giochi presenti sui sistemi operativi proprietari di punta, Windows e Mac OS X. Infatti, i giochi per Linux sono indietro di qualche anno dal punto di vista tecnologico. Il divario tecnico è difficile da colmare considerati i grossi investimenti delle aziende videoludiche sui giochi disponibili per Windows. Per risolvere questo problema Min suggerisce di investire in società come Loki software che dispone di un po’ di esperienza nell’ambito videoludico. In aggiunta a ciò si potrebbe investire parallelamente sul porting dei giochi già esistenti su piattaforma Linux. Il porting, senza dubbio, non entusiasma tutti quelli sviluppatori che fanno dell’etica open source una ragione di vita ma troverebbe comunque qualche azienda interessata, come dimostrano i progetti wine, cedega e CrossOver.
Ormai, quando si parla di contenuti digitali e democrazia all’accesso della cultura, si parla di tutti gli strumenti di condivisione disponibili per gli utenti e si comprende anche gioco forza il discorso Creative Commons. Non è da meno l’incontro in programma domani, 15 gennaio, a Roma: a partire dalle 14.30, infatti, il convegno Cultura digitale e politica dell’innovazione, organizzato dall’Istituto per le politiche dell’innovazione, affronterà diversi temi che spaziano a 360 gradi. E non solo liberi, va detto, seppur la presenza di una forte rappresentanza di cittadini e consumatori lascia ben sperare sulla vivacità delle argomentazioni:
Nel corso dell’evento che si articolerà in tre sessioni moderate da Anna Masera de La Stampa, Stefano Quintarelli di Eximia e Paolo de Andreis di Punto Informatico, dapprima i protagonisti dell’industria e della cultura digitale (Wikipedia, Youtube, Myspace, Dmin, Creative Commons, Microsoft, Università di Roma La Sapienza) racconteranno in cosa il mondo dei bit è diverso da quello degli atomi, quindi i rappresentanti delle associazioni di categoria (Assodigitale, Aiip, FIMI, Confindustria SI, Univideo, Altroconsumo, Assoprovider) evidenziaranno quali aspetti frenano lo sviluppo dei settori di rispettiva competenza e quali interventi normativi appaiono auspicabili e, quindi docenti universitari, magistrati ed avvocati riferiranno sulle questioni aperte e sulle possibili soluzioni per ricreare, nel contesto digitale, un equilibrio giuridico-economico tra il diritto di accesso alla cultura e quello d’autore.
Siamo ancora all’estero, anche se più vicino, e in questo caso siamo in Svizzera. Da cui si diffonde l’eco, racconta Elio Del Biaggio riproponendo un pezzo di Michele Costantino Soccio uscito su WebNews.it, che il software libero si è guadagnato l’85 per cento dello spazio nei comparti ICT delle aziende. Per affermarlo riprende uno studio di Gartner Group della fine del 2008 che non si limita alla federazione elvetica, ma si espande in altre aree del mondo. Infatti:
L’utilizzo di software a codice aperto risulta essere diffuso abbastanza omogeneamente in tutti i reparti delle aziende, sia critici che di importanza secondaria. Ci sono tuttavia settori, come i reparti vendite, amministrativi, assistenza clienti e analisi in cui il software open source trova terreno maggiormente fertile. La principale motivazione per la scelta di software open source risiede nel minor costo totale (TCO - Total Cost of Ownership). La disponibilità del codice sorgente, inoltre, permette alle aziende di sviluppare nuovo software utilizzando una base già pronta, diminuendo di molto i costi e i tempi per lo sviluppo. Alcune delle aziende hanno anche sottolineato che la scelta di software aperto le mette al riparo dall’eccessiva dipendenza da un singolo fornitore.
E poi affronta l’importante nodo delle licenze, su cui i committenti si soffermano poco e con scarsa attenzione dando vita a problemi (e cause) per violazione del diritto d’autore.
E ancora novità dal mondo della politica. Questa volta arrivano dall’estero - precisamente dal Vietnam - annunciate da PubblicaAmministrazione.net: in base a esse, pare che entro il 2010 nel comparto pubblico tutti i computer passeranno a software libero. Si aggiuge inoltre che:
Nel rapporto reso noto dalla news agency statale VietnamNet si legge che entro la fine di giugno si procederà all’installazione di programmi quali la suite di OpenOffice.org, Mozilla Firefox, Mozilla Thunderbird e il sistema di digitazione vietnamita Unikey presso le agenzie governative, mentre per la fine del 2009 almeno il 70% dei server dovranno lavorare con software Open Source e il 40% degli impiegati dovranno disporre delle applicazioni […]. L’interesse del Vietnam per il software libero risale al 2004 quando il Governo, con il coinvolgimento delle organizzazioni internazionali dell’open source, avviò una sperimentazione nelle principali università e agenzie governative del paese.
OpenMind è un’associazione che promuove e sostiene il software libero e l’informatica consapevole di cui si è già parlato in passato. Ora torna a essere argomento di novità con un articolo pubblicato sul gazzettino vesuviano InSomma.it per una collaborazione che l’ha portata fino in Turchia. Vi si legge infatti che:
A parlarne in questi giorni è un sito web turco (http://ozgurlukicin.com/haber/san-giorgio-ozgurlugu-secti/) il quale elogia l’esperimento in corso presso il comune di San Giorgio a Cremano, frutto della collaborazione tra Roberto Dentice e Giorgio Zinno, rispettivamente presidente dell’associazione e assessore all’innovazione. Formazione e Migrazione, questo il mix vincente del progetto presentato lo scorso 19 dicembre a Villa Bruno e che in questi giorni si appresta a partire con un percorso formativo volto a preparare i dipendenti comunali, compresi quelli delle scuole, all’utilizzo del software libero ed in particolare di OpenOffice, un programma aventi le medesime caratteristiche di Word il diffuso programma di testo del colosso Microsoft. Successivamente il Comune di San Giorgio migrerà verso il software libero, attraverso anche il riutilizzo di apparecchiature ormai obsolete per l’utilizzo di software proprietari quali quelli di Microsoft.
Di nuovo in tema di dati geografici e mappatura, il discorso questa volta si sposta nel Meridione d’Italia e più precisamente si focalizza sull’assessorato urbanistica e governo del territorio della Regione Calabria. Si legge infatti sul sito Informatica-Oggi.it:
La infrastruttura integrata di e-Government, oltre a sistemi d’interoperabilità capaci di erogare servizi avanzati, prevede la omogeneizzazione del proprio repertorio cartografico per esporlo alla consultazione interattiva attraverso l’utilizzo di sistemi Gis/WebGIS Open Source e all’uso di protocolli standard di interscambio; su questi moduli applicativi verranno integrati un nucleo consistente di servizi avanzati di livello 3 e 4, anch’essi in Open Source, per il completo controllo del territorio, accessibili con smart card elettroniche. Il sistema, pensato in un’ottica federata, offrirà un accesso unificato e strutturato per tutti gli enti aderenti ai dati spaziali, vero punto di partenza per i servizi online di livello 3 e 4 (classificazione Ue), che saranno implementati attraverso il riuso delle soluzioni sviluppate nel progetto ComOnLine. In termini tecnici, gli obiettivi principali fanno essenzialmente riferimento allo sviluppo di un’infrastruttura di dati spaziali in conformità con quanto previsto dagli standard nazionali ed europei e allo sviluppo di nuovi servizi avanzati, integrati con l’infrastruttura di dati, in tecnologia Open Source, totalmente conformi al Codice dell’amministrazione digitale.
Copyright e gestione dei diritti: nasce un gruppo di lavoro giuridico misto tra Creative Commons Italia e la SIAE. La notizia viene annunciata da un comunicato stampa che aggiunge:
Il gruppo di lavoro giuridico misto, che si incontrerà a Roma, presso la sede della direzione generale della SIAE, indicativamente ogni 15 giorni, svolgerà uno studio approfondito per dare la possibilità agli autori che hanno optato per il rilascio delle proprie opere con licenze libere, riservandosi gli usi commerciali, di affidare alla SIAE la raccolta e distribuzione dei relativi proventi.
Il primo incontro si è svolto la settimana scorsa, il 9 gennaio, e si tratta di un’attività da seguire perché potrebbe, se raggiungerà esiti positivi, consentire finalmente a tutti gli autori, compresi quelli iscritti alla SIAE, di rilasciare liberamente le proprie opere.