La provincia libera…il software è il nome dell’interessante conferenza che si terrà il 6 maggio a Savona, presso la sede del governo provinciale a Palazzo Nervi, Sala Consiglio e Sala Mostre, Via Sormano, 12.
L’inizio dell’incontro è fissato per le 15:00, con l’introduzione di Marco Bertolotto, seguito da interessanti interventi come quelli di Patrizia Gozzi o Marco Ciurcina, tra gli altri. Infine, per le 17:30 circa è previsto l’intervento di Richard Stallman il quale parlerà della storia e filosofia del progetto GNU e del Software Libero e, a fine itervento, risponderà alle domande del pubblico.
Durante la conferenza sarà fornita la traduzione simultanea in italiano.
E’ possibile registrarsi per il convegno a questo indirizzo, ricordando che la partecipazione è gratuita.
GNUVox nasce due anni fa da un’idea di Free Software Foundation Europe con la collaborazione di CommunicaGroup, che ha ospitato e sotenuto questo blog all’interno del suo network e ha contribuito a farlo crescere. Di questo ringraziamo CommunicaGroup e il suo direttore, Luca Ajroldi. In questi giorni, trascorsi questi due anni e come già qualcuno ha potuto notare, GNUVox passa totalmente sotto l’egida FSFE ma non snatura la sua anima, che rimarrà concentrata sul software libero e sulla libertà delle espressioni culturali. Una scommessa, dunque, partita da tempo e che oggi rilanciamo continuando con i ringraziamenti di chi ci affianca in questa avventura: il TIS Free Software Center di Bolzano per l’ospitalità sui loro server e per il supporto tecnico con la gestione della piattaforma, Wordpress e con la personalizzazione dell’interfaccia. E chi ci ha letto, che continua a leggerci e a cui lanciamo un appello: segnalateci notizie, inviateci i vostri commenti e sottoponeteci le vostre riflessioni. L’indirizzo è pr-it[at]fsfeurope.org e questo blog è prima di tutto vostro.
Il progetto CHDK (Canon Hacker’s Development Kit) amplia diverse fotocamere Canon con processori Digic-II e Digic-III con alcune feature interessanti:
* salvataggio delle immagini anche in formato Raw
* impostazioni manuali per tutti i parametri
* istogramma in tempo reale durante la messa a fuoco
* stato batteria sempre in vista
* indicazione di eccessiva esposizione alla luce
* configurazione manuale dei valori ISO (ISO 50 fino a ISO 3200)
* possibilità di script ad es. per serie automatiche di illuminazione
* qualità video configurabile senza gradi
* piccoli tool aggiuntivi come ad esempio uun calendario, un browser per i dati e giochi
La caratteristica particolare di tali ampliamenti è che vengono salvati sulla scheda di memoria e che non modificano il firmware originale.
Fonte (in tedesco)
Ha avuto inizio ieri la quarta settimana “Ubuntu Open Week“. Fino al 3 maggio gli appassionati di Ubuntu potranno partecipare fino a 7 ore al giorno a workshop nella classe virtuale IRC e porre i propri quesiti.
Le tematiche trattate in sede alla Ubuntu Open Week cambiano di ora in ora. I numerosi relatori rivelano informazioni utili sul sistema dei pacchetti, sulla virtualizzazione e su KDE. Fitto l’orario delle relazioni, esse hanno inizio ogni giorno alle 17:00. La classe è il canale #ubuntu-classroom su irc.freenode.net.
Roberto Galoppini, che da anni si occupa degli aspetti commerciali del software libero, ha di recente rilasciato un’intervista a Datamanager per raccontare cosa sta avvenendo all’interno delle comunità di sviluppo e delle aziende che con codice libero ci lavorano. Ecco un passaggio interessante del dialogo tra Galoppini e l’autore dell’articolo, Antonio Savarese:
Ciò che viene chiesto è un approccio industriale. È evidente quindi che, se come accade spesso il nord-america anticipa quello che accadrà nei mercati europei, quello a cui dobbiamo prepararci è un aumento delle operazioni di M&A, la crescita di un maggior numero di marketplace “orizzontali” (sourceforge) e “verticali” (sugarCRM), nonché l’emergere di soggetti che coagulano più attori, come la Open Solutions Alliance e forse, come sembra, anche la stessa Microsoft. E’ la morte del software libero? Non credo, al contrario credo che per i free-lance aumenteranno le opportunità, e forse un domani non lontano si aggregheranno in cooperative, proprio come accade in mercati più maturi come in quello dell’industria del cinema in cui i fonici si associano e da tempo costituiscono realtà satellite delle majors.
Si intitola The Open Source Census, è un progetto ideato in un’ottica di partecipazione allargata e collaborativa e il suo scopo è quello di avviare un censimento per capire quelle che sono le applicazioni più frequentemente installate sui computer lato utente utilizzati sul lavoro a casa. Racconta in proposito Programmazione.it:
Attraverso l’installazione di un client (Windows, Linux, Mac OS X, Solaris, FreeBSD) e la facoltativa creazione di un account per avere un census code identificativo per monitorare il proprio inventario, si potrà procedere ad inviare i dati provenienti dalle proprie macchine direttamente al server centrale.
Al momento le installazioni effettuate sono poco più di 136 mila e il progetto, che vanta una serie nutrita di sponsor blasonati, terminerà con un rapporto in cui i dati e chi li ha inviati saranno ovviamente anonimizzati.
Gli studenti universitari di Bari si mobilitano per richiedere l’introduzione del software libero nel loro ateneo. In un recente articolo, infatti, l’Unione degli universitari (Udu) ha rivendicato “maggiore efficienza nell’interazione tra università” e i suoi aderenti si sono riuniti nei giorni scorsi per individuare una strategia in proposito. In una nota che annunciava intenzioni e incontro, si legge:
Riteniamo necessaria, indispensabile ed improrogabile l’adozione dei prodotti e delle tecnologie open source a livello amministrativo” […]. Dal punto di vista didattico si può ottenere una maggiore efficienza nell’interazione tra atenei nell’ambito della ricerca, con conseguente incentivazione all’apertura della mentalità e alla partecipazione attiva della popolazione universitaria.
Alla fine dello scorso anno l’Uruguay ha scricato la prima fornitura di 100.000 OLPC. Fiero di tale successo, Walter Bender, presidente per il software e il contento presso OLPC intende spingersi ora verso gli altri paesi in linea con i criteri fissati per l’acquisizione della piccola macchina verde. La domanda che si pone è se paesi quali Peru, Messico, Etiopia, Haiti, Ruanda, Mongolia e molti altri paesi poveri possono permettersi la spesa prevista.
All’Uruguay l’iniziativa è costata circa 70 millioni di dollari, ma si tratta di un paese dal PIL ben diverso dagli altri paesi menzionati da Bender.
Il Peru ad esempio, che ha ordinato 270.000 macchine, dovrà fare un investimento pari a 750 millioni di dollari. Pur tenendo conto del fatto che nessuno si aspetta da un paese che acquisti le macchine per tutti i bambini in un colpo solo, va considerato che se il Perù dovesse decidere di fornire a tutti gli scolari di 6 anni un OLPC nel momento in cui si iscrivono a scuola, e se tali macchine dovessero avere una vita pari a 6 anni, il paese si troverebbe comunque a dover provvedere all’acquisizione di 125 millioni di dollari all’anno.
Fonte (in inglese)
La risposta è NO!
A partire dalla versione 3.0 OpenOffice.org sarà soltanto in grado di leggere documenti redastti con MS Office 2007.
Lo scopo non è quello di supportare un formato sviluppato in modo accademico, ma di aiutare quei poveri utenti che incappano per caso in un documento Microsoft Office 2007.
Non è nemmeno certo che tutti i tipi di documenti vengano supportati (text, spreadsheet, presentations etc.). Un primo passo certo sarà quello di supportare file semplici. Funzionalità avanzate (macro, oggetti embedded ecc.) non saranno supportati da subito.
Fonte (in inglese)
Link correlati
http://blogs.sun.com/GullFOSS/entry/ooxml_import_in_writer_a
e
http://blogs.sun.com/GullFOSS/entry/office_open_xml_ooxml_filters

Di recente un redattore di fsdaily ha avuto l’opportunità di realizzare un’intervista con Richard Stallman. Felice della ghiotta occasione, il redattore ne ha approfittato per farsi rivelare da Stallman i concetti fondamentali del free software e per porgli una serie di domande sulla sicurezza.
Link all’intervista