Di nuovo una pubblica amministrazione che studia la svolta verso il software libero. Si tratta in questo caso di un centro della Sardegna, comune di Selargius, in provincia di Cagliari, che ha modificato proprio nelle scorse settimane il proprio regolamento. Una variazione, questa, che consentira’ di adottare progressivamente sempre piu’ tecnologie libere al proprio interno. Si scrive in proposito sul sito di MrWebmaster.it:
La modifica non si limita ad indicazioni per le normali dotazioni strumentali e tecnologiche, ma crea un vero e proprio orientamento per il quale d’ora in poi sara’ opportuno utilizzare “preferenzialmente programmi basati su codice sorgente aperto, in ossequio al principio di neutralita’ tecnologica”. La norma a’ stata approvata dal Consiglio Comunale a larga maggioranza, nonostante fosse stata proposta da un Consigliere di Opposizione: “si tratta di un piccolo passo, in attesa della promulgazione di un analogo disposto normativo da parte della Regione Sardegna”.
Un reportage dalla fiera della piccola editoria Piu’ Libri Piu’ Liberi, che si e’ tenuta a Roma dal 6 al 9 dicembre, per segnalare come il mondo e la mentalita’ del software libero siano entrati anche tra le pagine di carta. Con l’articolo La seconda vita dei piccoli editori di Alessia Grossi, infatti, si legge non solo dello sbarco su Second Life di alcune realta’ editoriali, ma anche di tematiche che comprendono digitalita’ e liberta’ di cultura e di come queste potrebbero essere sviluppate:
Alla Fiera di Roma si parla anche di collaborazione, di Web 2.0, di open source, mondi gia’ meno ignoti di quanto lo sia SL ma che ancora rappresentano, soprattutto in Italia, un approccio alla diffusione della cultura ancora poco esplorato. Partendo da questo dato, la domanda che si pongono le piccole e medie case editrici di Piu’ libri piu’ liberi e’ quanto sia possibile e conveniente e - se si’ - in quali forme la collaborazione con piattaforme come quella di lulu.com su cui gli autori pubblicano senza il tramite della casa editrice.
Se il dibattito fosse poi integrato anche dagli autori, che spieghino le loro scelte di pubblicazione, si potrebbe condurre un’interessante indagine sulla crescita di un settore e sulle sue modalita’ di diffusione.
Poco piu’ di una settimana fa, Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia ha fatto un importante annuncio, ufficializzato anche da Wikimedia Foundation. Free Software Foundation e Wikimedia Foundation hanno raggiunto un accordo per far si’ che future modifiche alla GNU FDL renderanno tale licenza compatibile con la Creative Commons (cc-by-sa).
La GNU GFDL e’ stata la licenza ufficiale di Wikipedia sin dai suoi inizi ed ha sicuramente portato a risultati eccellenti, tale licenza ha pero’ il ‘difetto’ di non essere compatibile con altre licenze libere come le creative commons e questo ha creato problemi per l’utilizzo di altri contenuti liberi. La futura compatibilita’ dovrebbe risolvere gran parte di questi problemi.
Acceso dibattito sul DRM in Italia, dopo l’appello di dmin.it a Rutelli contro la pessima proposta Sarkozy per limitare i mancati utili delle major dell’intrattenimento. All’appello di Chiariglione hanno risposto in molti: Andrea Rossato ha criticato il totalitarismo contenuto nella proposta di legge, Gentiloni e Mazza hanno ribadito lo loro posizioni gia’ note, Marco Calamari colma il silenzio nel dibattito per l’assenza di no1984.org (e di altri, aggiungerei) dato il tema DRM (Digital Restrictions Management) e Treacherous Computing (TPM). Il commento di Paolo Nuti, da’ l’occasione per aggiungere al dibattito un dubbio. Dice Nuti:
un DRM Open Source potrebbe […]
Continua da sopra:
E in quella frase cita la magica chimera che finora nessuno ha dimostrato che possa funzionare. Per quanto mi sforzi, resto ancora convinto che il DRM Open Source, se veramente Open Source in ogni riga di codice non puo’ essere un sistema di controllo efficace dei diritti (o delle restrizioni). Per renderlo minimamente utile va il software va miscelato con l’hardware con effetto tivoizzazione. In questo caso che il DRM sia Open Source o meno non fa alcuna significativa differenza: diventa uno strumento di controllo non modificabile.
Stefano Maffulli ha provato a interpretare un caso d’uso del DMPF per poterlo usare in una presentazione. E’ un caso d’uso relativo ad un utente che vuole distribuire con licenza Creative Commons un’immagine scattata con la sua macchina fotografica. Nella rappresentazione grafica dei flussi descritti nel documento appare chiaro che una parte del software che implementa il sistema iDRM non puo’ essere libero (software libero o open source o a codice sorgente aperto sono la stessa cosa, in questo ambito): se l’utente che riceve la foto potesse modificare il suo client, non farebbe in modo che il check dalla Registration Authority sia sempre positivo? Le due slide fumettose (non rigorose) sono qui.
Non e’ questione di fiducia, ma ci pare cruciale capire come si intende superare in pratica le contraddizioni tra diritti e restrizioni, considerando che, come scrive ottimamente Juan Carlos De Martin di Creative Commons:
la remunerazione [degli autori] deve seguire altri canali rispetto alla vendita di un oggetto digitale manipolato per farlo assomigliare ad un oggetto fisico [col DRM].
Cosa sfugge, visto che il DRM e’ morto e ormai si e’ capito che il pubblico non lo vuole e l’industria ne ha preso atto iniziando a sperimentare nuovi modelli di business? E perche’ in Italia qualcuno si affanna a resuscitarlo?
L’applicativo per il trattamento testi LaTeX spesso rappresenta uno scoglio per chi deve redarre bibliografie o altri documenti accademici. Ma ora anche utenti privi di esperienza possono esercitarsi sulla piattaforma LaTeX senza dover scaricare nulla, grazie a MonkeyTex.com. Quest’applicazione web permette di caricare, scrivere e salvare documenti LaTeX, nonche’ di realizzare i documenti ed esportarli in formato PDF. La nuova applicazione ha inoltre svariati shortcut e prevede la realizzazione di template, il che la rende ancor piu’ utile sia per gli ambienti accademici che per l’utente privato.
Per un’introduzione esaustiva ai comandi ed alle caratteristiche di LaTeX basta consultare il seguente PDF.
Il digital divide si combatte solo se uniti e se si ricorre a metologie trasparenti. La devono pensare cosi’ Corea del Nord e Corea del Sud che, dopo interminabili anni di lontananza politica e militare, hanno deciso di riavvicinarsi passando attraverso (anche) un’alleanza nel settore dell’informatica. Lo scopo primo e’ quello di lavorare a una distribuzione di GNU/Linux in lingua locale. Inoltre:
Il progetto, nato in seno all’ICMIP 2007 di fine Novembre, dovrebbe portare alla nascita di una distribuzione dal probabile nome di “Hana Linux”, da utilizzare anche in ambito amministrativo. E gia’ si parla di un nuovo incontro per gli inizi del 2008, in cui stabilire maggiori dettagli dell’iniziativa. Assieme alla nuova distribuzione Linux, il neogruppo di esperti IT dovrebbe lavorare anche alla localizzazione in lingua coreana di un altro must della comunità Open Source: OpenOffice.org.
Ecologico. Economico. Installato con software libero. Sono questi i tre cardini intorno ai quali sempre piu’ sta ruotando l’evoluzione del mercato dei computer portatili. Un esempio e’ la tendenza del Green Computing a cui PMI.it dedica uno speciale con speciale con un articolo ad hoc. In esso si legge:
A farsene da tempo portavoce e’ la casa produttrice Zonbu, che nei scorsi mesi si era lanciata sul mercato dei computer ecologici con un mini desktop computer dalle buone prestazioni e dai consumi ridotti […]. Una scelta interessante […] che sposa anche la filosofia open source e che percio’ e’ in grado di offrire agli utenti business un prodotto sufficientemente completo (processore VIA C7-M a 1.5GHz, 512MB di memoria, storage da 60GB, masterizzatore Combo, chip integrato VIA Chrome9 HC, schermo da 15.4 pollici, supporto per reti wireless 802.11b /g, Ethernet LAN, 3 USB e uscita VGA) ma economicamente accessibile.
Per saperne di piu’ sul green computing, inoltre, puo’ essere utile dare un’occhiata a una guida redatta dall’universita’ del Colorado.
Il mondo MAC si sta ritagliando un ambito sempre piu’ ampio anche di fuori delle tradizionali nicchie professionali. E l’informatica libera sta entrando a pieno titolo anche in questo settore. Tanto che i videogiochi, zoccolo duro su cui si scontrano le piattaforme per allettare nuovi utenti, diventano un discrimine. Cosi’, per cui vuole provare giochi liberi sotto MAC puo’ fare riferimento a un articolo, Open Source Mac Gaming: 10 Free Games Reviewed, ripreso anche da MacWorld. Ecco le dieci segnalazioni:
- Il ciclo di Marathon (sviluppato da Bungie, poi ceduto in open source) (a questo link)
- LinCity NG, l’ultima versione di un clone di SimCity (a questo link)
- FreeCiv, una copia ben riuscita di Civilization (a questo link)
- SimuTrans, un simulatore di mezzi di trasporto (a questo link)
- Sauerbraten, una sorta di clone di Quake III (a questo link)
- Battle For Wesnoth, un RPG sulla scia di Myth (a questo link)
- Il simulatore di volo Flightgear (a questo link)
- Lo spaziale Beyond The Red Line (a questo link)
Per le aziende che vogliono approcciare il software libero o che, piu’ determinate, hanno intenzione di integrare tecnologie libere all’interno delle proprie infrastrutture informatiche, occorre creare strumenti di conoscenza. Su questa base si sta muovendo la CNA di Arezzo che annuncia un corso gratuito per le proprie imprese. Dice in proposito Marco Bigozzi, coordinatore dell’unione comunicazione della CNA toscana:
L’imprenditore potra’ […] scegliere tra l’acquisto di software soggetto al pagamento della licenza e l’installazione di quello non soggetto (free software), valutando i pro ed i contro dei due modelli, rimanendo, comunque, sempre nell’ambito del lecito. Insieme a questo progetto la Cna di Arezzo sta dando vita ad un gruppo di imprenditori dell’Ict che riunisce le imprese della provincia di Arezzo operanti nell’information and communication techonology, produzione software e gestione servizi informativi.

Grandi novita’ per il nostro network.
Ve le racconta il Direttore, Luca Ajroldi
Communicagroup ha raggiunto un accordo di partnership strategica con il portale Libero.it per la fornitura di contenuti editoriali.
I nostri blog saranno presenti nel portale di Libero come network di blog professionali di informazione tematica, andando così ad arricchire l’offerta informativa del portale.
Da tre anni (come passa il tempo verrebbe da dire) il nostro lavoro ha avuto una sola mission: informare con notizie chiare, riscontrabili e fuori dai classici canali mediatici.
C’era e c’e’ la convinzione di quanto e di come stia cambiando il mestiere giornalistico.
C’era e c’e’ la convinzione che le regole, quelle della verifica delle fonti, dell’accuratezza e della serieta’ non cambiano.
Si trattava di coniugare linguaggi nuovi e regole antiche.
Siamo arrivati ad avere, grazie a voi che ci leggete, 700 mila utenti unici al mese per un progetto editoriale che, all’inizio, molti hanno giudicato una “scommessa persa in partenza”.
Ora l’ingresso in un portale come Libero.it, per fornire informazione dal web, ci permette di uscire dalla nicchia della micro-editoria e affrontare una platea molto più vasta.
Negli Stati Uniti i blog network come il nostro raggiungono milioni di lettori tutti i giorni.
Sara’ cosi’ anche qui’ da noi?
Come sempre, sarete voi a decidere.