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La voce del software libero
Novembre 19th, 2007
by Redazione

Shannon.it: gli avvocati di Google sbagliano, e l’Italia rimane esclusa

Google e Android

Sulla poco edificante questione di Google e Android, segnaliamo un buon articolo, Gli avvocati di Google sbagliano, e l’Italia rimane esclusa, pubblicato da Shannon.it e scritto da Massimo Melica, presidente del Centro Studi di Informatica Giuridica, con le risposte di Mauro Rubin e Guido Scorza.

La notizia è di queste ore, il colosso Google decide di sviluppare un software denominato Android con la caratteristica di essere basato su open source, nonchè destinato a particolari piattaforme tecnologiche di sicuro successo, gli smartphone; a tal fine nell’ottica della Rete promuove un concorso planetario con un montepremi di 10 milioni di dollari (quasi sette milioni di euro) da destinare ai migliori programmatori.

Continua da sopra:

Il regolamento del concorso, per la sua natura privatistica, si riserva di indicare i requisiti dei partecipanti e qui riporta una serie di nazioni in contrasto con le leggi federali statunitensi Cuba, Iran, Syria, North Korea, Sudan, and Myanmar (Birmania) precludendo altresì la partecipazione ai cittadini residenti in Quebec e Italia in quanto le leggi locali pongono delle restrizioni.

Provo dunque ad immaginare quali possano essere queste restrizioni, mi vengono subito in mente le norme inerenti marchi e brevetti o in materia di diritto d’autore, poi mi documento e scopro che si tratta della natura del concorso (che nella fattispecie è il“Developer Challenge” letteralmente “Sfida programmatore”) ovvero l’onere dato dal fisco di dover tassare l’intero montepremi in Italia a prescindere se poi ci saranno dei vincitori italiani o meno.

Ecco un tassa che certamente non aiuta l’innovazione e le opportunità nel nostro Paese. In pratica il fisco, con lo scopo di permettere che il concorso sia aperto nei confini nazionali, chiede una tassa sulla base dell’intero importo (sui circa sette milioni di euro): il risultato quindi per gli organizzatori è antieconomico e dunque si restringe la partecipazione escludendo i concorrenti italiani.

Bene, le leggi sono rispettate e l’innovazione è perduta….

La società dell’informazione viaggerà sempre più spesso su queste regole, Motorola, Sony, Subaru avevano in precedenza indetto dei concorsi tra tecnici alla ricerca di nuovi talenti, anche in questo caso l’Italia era rimasta fuori ma la notizia non aveva avuto eco.

Mi chiedo cosa si possa fare. Mi chiedo, con un pizzico di amarezza, se il tanto decantato desiderio di innovazione in Italia sia realmente sentito o si tratti di uno specchietto per le allodole, legato al precariato istituzionale al quale siamo abituati, mentre agli amici “geniali sviluppatori” posso augurare un sincero … “buon viaggio all’estero“.

Wise Up

GLI AVVOCATI DI GOOGLE AVREBBERO SBAGLIATO

Dal blog di Guido Scorza :”Non è facile comprendere quali ragioni abbiano indotto lo staff legale di Google a suggerire una decisione tanto radicale ma può ipotizzarsi che ciò sia avvenuto sulla base di una lettura - diciamo almeno distratta - della vigente disciplina […] mi permetto di suggerire ai colleghi che assistono Google di leggere l’art. 6 del D.P.R. 26-10-2001 n. 430 - Regolamento concernente la revisione organica della disciplina dei concorsi e delle operazioni a premio, nonché delle manifestazioni di sorte locali, ai sensi dell’articolo 19, comma 4, della L. 27 dicembre 1997, n. 449. - che sotto la rubrica “Esclusioni”, stabilisce che “Non si considerano concorsi e operazioni a premio: a) i concorsi indetti per la produzione di opere letterarie, artistiche o scientifiche, nonché per la presentazione di progetti o studi in àmbito commerciale o industriale, nei quali il conferimento del premio all’autore dell’opera prescelta ha carattere di corrispettivo di prestazione d’opera o rappresenta il riconoscimento del merito personale o un titolo d’incoraggiamento nell’interesse della collettività”.

RISPOSTA DI MAURO RUBIN

Finalmente qualcuno fa un po’ di chiarezza sulla sfida di Google. Non vi nascondo la mia perplessità quando ho appreso che l’Italia è stata esclusa da questa opportunità per un problema di burocrazia fiscale… Quale novità! Come sviluppatore seguo molto le gare internazionali di questo genere, e devo dire che sono ottime opportunità per mettersi alla prova e per condividere conoscenze con altre persone.

Nel campo scientifico/accademico l’Italia è un punto di riferimento per il mondo, ma nelle piccole cose di tutti i giorni (PA, servizi per i cittadini, etc..) chi dovrebbe promuovere innovazioni è troppo vecchio per capire di che cosa stiamo parlando, chi gestisce la pubblica amministrazione e i politici che ruotano a questi eventi sono ancora convinti che la rete sia una cosa ancora “nuova”… Sveglia!!!

Siamo sempre alla ricerca dell’acqua calda e “i nostri vecchi” (passatemi il termine) si esaltano quando pubblicano delle informazioni comunali su un sito web (cosa che nel resto d’europa è scontata da parecchi anni).

Tra pochi anni, se non avverrà un cambio sostanziale, l’Italia non verrà esclusa solo da Google Android… ma da molte altre cose, facendo spazio ad altri paesi dove le capacità dei giovani sono tenute molto in considerazione (a tal proposito vi consiglio di leggere “La speranza indiana” di Federico Rampini).

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