Comune di Napoli: avanti con il software libero? Anche no
Si diceva venerdì scorso che il risparmio economico è uno dei fattori a cui guarda la pubblica amministrazione quando decide di passare al software libero. Lo dimostrava anche il comune di Napoli, secondo quanto riportato (seppur non sempre in termini propri) in un articolo comparso sul quotidiano Il Mattino e rilanciato dal sito OpenItalia. Articolo nel quale sembrava che la migrazione fosse a portato di mano, ma poi interviene un’inversione di rotta e un’intesa con Microsoft punta invece unicamente sul risparmiare quattrini senza porsi troppi problemi di proprietà del software, formati e sicurezza dei dati. Infatti:
Il 13 febbraio di quest’anno il Consiglio comunale, approva un ordine del giorno che «impegna sindaco e giunta a presisporre le opportune azioni e proposte per accedere al fondo per il sostegno agli investimenti per l’innovazione negli enti locali, attivando la sperimentazione delle applicazioni software a codice aperto; ad utilizzare le stesse per la digitalizzazione del Comune di Napoli». Già pronti i titoli dei giornali: Napoli all’avanguardia, Napoli che sperimenta gli open source, il Comune che risparmia soldi e ottiene finanziamenti per ammodernarsi. Niente di tutto questo. La decisione del Consiglio resta sulla carta. Anzi, il 19 luglio 2007, l’assessore Donata Rizzo D’Abundo, titolare della delega alle reti telematiche, presenta una delibera per un accordo con la Microsoft. Intesa che non solo prevede un’esborso di circa un milione di euro per programmi e licenze ma anche un impegno di durata pluriennale e bonus per i dipendenti.
E ora la situazione qual è? La risposta - opinabile - si legge nella breve intervista successiva alla stessa Donata Rizzo D’Abundo. Allora - si chiede in sostanza - si cambia o no lasciando gli ambiti proprietari?
Continua da sopra:
Attualmente è un processo difficile da inserire. Serve una seria formazione del personale che dovrà utilizzare i nuovi programmi, occorrerebbe aggiornare l’intero parco informatico del Comune che utilizza un codice privato. Non è possibile attuare il passaggio ai programmi open source con rapidità
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