Google e la crisi della OSI
Lo scambio di email tra l’Open Source Manager di Google Chris DiBona e l’Open Source Chief (wow) di Microsoft Bill Hilf è davvero buffo: il bove chiama l’asino cornuto. Mentre la credibilità della Open Source Initiative cade a capofitto.
Microsoft ha chiesto alla OSI di certificare alcune sue licenze. Il compito dichiarato della OSI è stato sempre quello di approvare le licenze secondo delle linee guida, le Open Source Guidelines. Nel DNA della OSI non è ammessa la politica: solo tecnica, tecnologia e obiettività. Ottimo, si pensava a metà anni Novanta: niente più capelloni filosofi, ma concretezza e (parola magica) pragmaticità.
A Google però non sta bene che Microsoft usi il bollino di approvazione per qualche sua licenza (peraltro di dubbia utilità per noi, visto che nessun programma davvero importante le usa) e DiBona pone domande politiche: Microsoft smetterà di usare il termine fuorviante ‘Shared Source’? Smetterà di spandere FUD sul software libero e specialmente sulla GNU GPL? DiBona va anche oltre e si chiede perché pure si dà udienza a Microsoft visto che da anni ormai OSI tenta di limitare l’approvazione di nuove licenze: dopotutto queste sottoposte da Microsoft sono simili ad altre esistenti come le BSD/MIT e le Mozilla Public License.
La risposta di Hilf ci pare chiami direttamente in causa OSI: da nessuna parte si legge che OSI valuta la strategia di marketing del richiedente.
Non vorrei essere nei panni di Michael Tienmann ora, ma mi pare sempre più chiaro che il ruolo di OSI deve essere profondamente (e rapidamente) rivisto.

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