Associazione Software Libero: uno studio sul protocollo
Nuova mossa dell’Associazione Software Libero in merito al protocollo tra il governo e Microsoft. Dopo la proposta di accordo inviata a Palazzo Chigi perché si proceda con fornitura di software libero al posto di quello proprietario, il gruppo guidato da Paolo Didoné diffonde uno studio sui recenti passi che l’esecutivo ha compiuto in favore del colosso di Redmond. E nel comunicato diffuso in queste ore si legge che:
In un articolo inviato a centinaia di esponenti delle istituzioni sia centrali che locali, l’Associazione per il Software Libero intende dimostrare come il Governo Italiano continui ad erogare soldi pubblici a favore di aziende in posizione dominante nel mercato del software. Nel centro di ricerca Microsoft di Trento, per esempio, per ogni euro speso dalla multinazionale statunitense, le istituzioni e le università ne spendono più di sette.
Continua da sopra:
http://softwarelibero.it/riflessione-politiche-innovazione-ict
La scelta dell’Associazione di scendere in campo su questo tema nasce dalla preoccupazione di veder emergere, nell’ambito della Pubblica Amministrazione, sia a livello nazionale che locale, posizioni politiche a favore di accordi a vantaggio del principale produttore di software proprietario.
Posizioni dettate da una visione ideologica, che non trovano riscontro nei reali interessi del nostro paese sia a livello economico che politico, e che non rispettano il principio di una ricerca pubblica basata sulla condivisione del sapere.
L’associazione per il Software Libero insiste, quindi, sulla necessità che i prodotti della ricerca finanziata con denaro pubblico siano rilasciati con una licenza libera, rispondendo in questo modo alle necessità di aumentare le conoscenze scientifiche attraverso modalità democratiche che producano benefici per tutti.
I recenti accordi siglati da governo e regioni prevedono invece, che i soldi pubblici finanzino la ricerca di una singola organizzazione, la quale occupa una posizione dominante in diversi segmenti del mercato ICT e contribuisce in maniera esigua all’erario pubblico italiano localizzando fuori dal nostro territorio i propri valori immateriali.
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