Contenuti liberi e dibattiti particolari
Via VisionBlog, leggiamo il post di Serena Patierno intitolato Fare causa ai siti web: il caso di Crookes in cui si racconta che:
Aperta e autogestita sì, ma non irresponsabile. Parliamo della rete, e in particolare di siti partecipativi e open source che la animano e che in questi giorni godono della sgradita attenzione dei media: un attivista verde in pensione, Wayne Crookes, ha deciso di fare causa a numerosi di loro fra cui Wikipedia, Openpolitics.ca e anche lo strapotente Google. La motivazione è il grande stress emotivo causato dai contenuti diffamatori pubblicati su di lui.
Qui sono raccolti i testi che hanno dato fastidio al politico e Michael Pilling ribatte sostanzialmente dicendo che c’est la démocracie. Il tema, seppur in altri termini e da cause più interne che altro (si vedano qui e qui alcuni recenti trascorsi che hanno contribuito alla nascita di progetti più stringenti, come Citizendium), non è nuovo.
E si torna alla domanda posta più volte negli ultimi mesi: esiste una via per la produzione di contenuti liberi, trasparenti, meritevoli di fiducia senza che venga messo in crisi ogni volta il loro modello di creazione? Noi crediamo che, per quando se ne dica, Wikipedia e la politica partecipata possano essere una risposta anche agli errori, alla tendenziosità o al millitato credito: proprio nella partecipazione sta la chiave.

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