L’annuncio del Linden Lab, di rilasciare il codice sorgente della parte client del gioco di Second Life, sta sollevando grosso interesse e dando notevole risalto a quello che è ritenuto uno dei social network più grandi al mondo.
Il client per connettersi ai server del mondo virtuale è stato rilasciato sotto GPL, e sarà possibile per i residenti (i giocatori-abitanti del mondo virtuale) personalizzarlo, migliorarlo e modificarlo come riterranno più opportuno.
Il Linden Lab, per il momento, ha rilasciato solo la parte client del gioco come Software Libero, ma sembra che per il futuro ci sia in progetto anche il rilascio della parte server.
Il 17 gennaio sarà a Milano Andrew Odlyzko, docente presso l’Università del Minnesota, responsabile del relativo Centro per la Tecnologia Digitale. Il seminario, dal titolo “Internet economics, Internet evolution and misleading networking myths”, si terrà presso l’Aula Rogers del Politecnico di Milano, Piazza Leonardo da Vinci, alle ore 16 (l’aula si trova nell’edificio della facoltà di Architettura). Odlyzko è assai noto ben oltre l’ambito accademico e si occupa di un ampio spettro di tematiche digitali, dalla crittografia ai communication network all’electronic publishing. L’ingresso al seminario è libero e aperto a tutti.
Oggigiorno all’oratorio, oltre ad avvicinarsi alla fede, a conoscere nuove persone ed a giocare a calcio, è possibile conoscere il software libero. E’ il caso dell’oratorio di Galliate, in provincia di Novara, dove grazie al contributo della Regione Piemonte e alle risorse umane messe a disposizione dall’oratorio, tutti gli interessati hanno a disposizione un’aula didattica dotata di dieci postazioni collegate in rete tra loro e a Internet. Nasce così nel 2003 il Gallug, il Galliate Linux User Group, in sede al quale procedono le attività volte alla diffusione il software libero. A partire da questo mese l’associazione offrirà un corso di alfabetizzazione all’informatica ed un corso su come usare Linux per creare dei server di rete. Il costo simbolico dei corsi sarà di 30,00 euro ca., i proventi ottenuti saranno devoluti all’oratorio e il lavoro dei docenti sarà prestato sotto forma di opera di volontariato, all’insegna dello spirito di piena condivisione del proprio sapere.
I nuovi passaporti dei cittadini Usa contengono per default un chip RFID (radio frequency identification), onde facilitare l’accesso ai dati personali ivi “custoditi” per le autorità, ma anche per hacker e spioni vari. Tali dati possono infatti essere letti anche a distanza, senza attrezzature particolari, aprendo così la strada ai diffussissimi “furti di identità“. Secondo una ricerca (PDF, 4.5Mb) della Federal Trade Commission del 2003, la perdita di dati personali negli Usa causa danni per 50 miliardi di dollari l’anno. Ergo: è forse possibile disabilitare il chip? Un corsivo di Wired magazine sconsiglia di mettere il passaporto nel forno a microonde per evitare visibili bruciature o dimenticarlo “accidentalmente” nei jeans in lavatrice. Assai meglio usare un poco tecnologico martello: un colpo ben assestato e il passaporto è più sicuro. Ma con il chip rotto e inattivo, il documento resta valido? Pare proprio di sì.
Le tecnologie DRM non potranno mai funzionare per l’intrattenimento popolare. È quanto ribadisce la EFF sintetizzando l’andamento della scena musicale digitale nel 2006. Grazie a una serie di pratiche ormai diffuse, dalle super-vendite di CD-R rispetto a quelle dei comuni CD musicali (2,6 miliardi contro 588 milioni) al wireless sharing (l’hacking continuo di Zune) ai molteplici trend del file-sharing di ultima generazione, non più basato soltanto sulle reti P-2-P. Oltre ovviamente all’ampia diffusione della banda larga e alla voglia altrettanto ampia di condivisione. Appaiono così sempre più attuali le conclusioni della “Microsoft Darknet Paper” del 2002, che ovviamente l’azienda si è ben guardata dall’appoggiare dopo aver finanziato la ricerca. Come anche il quadro illustrato da JD Lasica nel libro Darknet: l’innovazione tecnologica e la rivoluzione dei personal media sono forze irresistibili, ben oltre restrizioni tecniche e giri di vite legali.
Prima della pausa di fine anno Stefano Quintarelli aveva segnalato delle buone novità contenute sul nuovo contratto di servizio RAI per il triennio 2007-2009. Tra le altre cose, il nuovo contratto prevede che la RAI oltre a radio e televisione debba occuparsi di multimedia (ovvero di Internet) e che i contenuti digitali debbano essere resi accessibili tramite una licenza tipo ‘Creative Commons’.
Sono in parecchi tuttavia a notare come il link al contratto di servizio non è più valido, e una ricerca approfondita tramite Google e altri motori di ricerca non ha portato ad alcun risultato. Qualcuno sa forse cosa è successo di preciso?
Un corso sul diritto d’autore che permetta di studiare, oltre a materie prettamente giuridiche, tecnologie e conseguenti riflessi come il peer-to-peer, Napster o Grokster. E che consenta di approfondire tematiche e contenuti di movimenti come quello del software libere e delle sue licenze. Il tutto con dispense e materiale didattico rilasciato sotto licenza Creative Commons. Accade al MIT con il suo OpenCourseWare, supportato da diverse realtà istituzionali e definito sulla home page di presentazione come “risorsa educativa libera e aperta per educatori, studenti e autodidatti di tutto il mondo. Riferimento per ulteriori informazioni è il sito dell’OCW Consortium.
Avete ricevuto o regalato per questo Natale qualche monitor LCD o scheda video che si proclamino HDCP compatibile? Male!
Infatti, a causa dell’imminente rilascio di Windows Vista e del suo amato (da poche Major) e odiato (un po’ da tutti gli altri) sistema di content-protection, all’interno del mondo delle specifiche hardware regnano il caos e lo spreco inutile di risorse.
Come fanno notare l’acuta indagine di Gutmann e questo articolo, al momento nessuna periferica video supporta correttamente le specifiche dell’HDCP, e dato che sono le schede video ad inviare il segnale al monitor, non è importante quale risoluzione il vostro nuovo LCD fiammante abbia, non importa che i suoi pixel siano super-brillanti e che sulla scatola ci sia scritto “Windows Vista Ready” o “HDCP compatibile”, la cruda e triste realtà è che riuscirete a vedere contenuti premium a bassissima definizione (si parla di 1/4 di quello che ci si aspetterebbe da un segnale in High Definition).
Un bug che verrà presto risolto?
Ancora una volta la cruda realtà fa da padrona, è proprio l’implementazione del content protection di Vista che prevede che, qualora il segnale non possa essere trasmesso per tutta la linea dati CPU -> scheda video -> monitor attraverso periferiche capaci di HDCP, allora il segnale finale venga degradato ad 1/4 della sua reale qualità.
Nel caso durante le vacanze natalizie non abbiate avuto tempo di leggere l’indagine di Peter Gutmann dal titolo A Cost Analysis of Windows Vista Content Protection, questo potrebbe essere un buon momento per riprendere in mano il documento. Ripreso, recensito e commentato su tante testate specializzate del settore, come Slashdot, The Inquirer, The Register, l’articolo centra in pieno aspetti importanti tra cui l’impatto che la diffusione su vasta scala di Windows Vista e di tutto il relativo pacchetto content-protection potrebbe avere sul mondo dell’informatica (hardware e software). La scelta di Microsoft di sposare, senza mezze misure, la causa delle ‘Hollywood Major’ fornendo un sistema di content-protection così pesantemente inutile, la dice lunga su quanto l’accoppiata Microsoft-Hollywood si curi del consumatore degli utenti e dei cittadini.
Continua da sopra:
Tanto per fare un esempio, si sta arrivando alla paradossale situazione in cui, qualora dei veri Contenuti Premium venissero mai diffusi (e di tempo ancora ne dovrà passare), questi non saranno mai fruibili al massimo della loro potenzialità dato che Vista degraderà la qualità del segnale per poi rialzarla in uscita (con un’inevitabile perdita di qualità complessiva) pur di evitare che qualche malintenzionato riesca a ‘rubare’ il Contenuto Premium nel suo ‘massimo splendore’.
Di chicche da scoprire nell’articolo di Gutmann ce ne sono tante e vanno dall’incremento dei costi dell’hardware all’utilizzo inutile di risorse della CPU, dalla difficoltà di implementare driver per le periferiche fino all’impatto che Vista inevitabilmente avrà sul mercato dei PC sia che utilizzino Windows Vista o meno.
Sembra proprio che il mondo dell’industria automobilistica e quello del Software Libero si stiano avvicinando sempre di più.
Dopo l’interessante progetto OScar, ecco l’annuncio di Audi che intende completare la migrazione di tutti i suoi server e workstation verso sistemi GNU/Linux per la fine dell’anno appena iniziato.
Non è una novità che Audi si stia muovendo verso l’utilizzo di Software Libero, infatti la migrazione della società tedesca inizia nel 2001, da sistemi Unix verso soluzioni server GNU/Linux su x86, e dati gli ottimi risultati ottenuti il processo è sempre andato avanti fino ad interessare tutto il sistema di CAE (Computer-Aided Engineering) su architettura 64-bit dell’Audi.
Secondo Kienast, portavoce dell’Audi, non solo la migrazione ha come conseguenza una vantaggiosa indipendenza dagli hardware vendors, ma a parità di spese, i sistemi GNU/Linux permettono ad Audi di adibire un maggior numero di computer alla progettazione.
Insomma per la fine del 2007, se tutto procederà nella giusta direzione, la nuova linea auto di Audi sarà completamente realizzata su sistemi GNU/Linux.