Il libero accesso ai risultati di ricerche scientifiche è un elemento chiave per la crescita dell’Unione Europea, e nonostante la necessità di questo libero accesso sia stata già evidenziata ad inizi del 2006 dallo studio, commissionato dalla CE, Study on the Economic and Technical Evolution of the Scientific Publication Markets of Europe, ancora non sono state prese misure effettive per garantirlo.
Per questo ricercatori, professori, studenti, accademici, bibliotecari, università e altri enti da tutta Europa hanno deciso di rivolgersi direttamente alla CE affinchè la situazione venga risolta al più presto. Per dare maggior peso alla loro richiesta è stata creata una petizione online che in meno di 2 settimane ha già raccolto 14000 firme.
Linuxdevices.com ha intervistato Jim Zemlin, direttore della Linux Foundation, la nuova organizzazione nata dalla fusione del Open Source Development Labs e del Free Standards Group.
Dice Zemlin:
la nostra missione è di migliorare la piattaforma Linux e lavorare con i nostri membri per fornire i servizi necessari affinché Linux competa con le piattaforme proprietarie. Le nostre priorità sono in tre aree: standardizzazione, promozione e protezione. La standardizzazione include la LSB (Linux Standards Base) e il nostro supporto agli sviluppatori; promozione include essere un punto di riferimento neutrale per la comunicazione oltre a ospitare forum e gruppi di lavoro. Protezione include il nostro lavoro legale e fornire sicurezza a Linus e altri sviluppatori di Linux.
Il resto dell’intervista è su linuxdevices.com
Il lancio di Vista a New York ha avuto ospiti di eccezione gli informatori scientifici della Free Software Foundation. Le immagini e i commenti sono su defectivebydesign, badvista.fsf.org, engadget e boingboing.
Dopo una lunga attesa il Tribunale Amministrativo del Lazio ha promulgato una sentenza che riconosce all’Associazione per il Software Libero (Assoli) il diritto di perseguire i suoi scopi statutari anche agendo in giudizio a tutela del software libero.
Con sentenza n. 428/2007 la terza sezione bis del TAR Lazio riconosce infatti che “L’Associazione per il Software Libero, associazione senza scopo di lucro, ha come finalità statutaria la promozione e la diffusione del software libero” ed ha quindi respinto le istanze dell’Avvocatura dello Stato volte a far dichiarare inammissibile il ricorso di Assoli.
“Le eccezioni sono tutte da disattendere—recita fra l’altro il dispositivo—e non può quindi dubitarsi del fatto che la procedura selettiva leda gli interessi degli appartenenti all’Associazione e che tale incisione la legittimi a impugnare il bando de quo per la tutela degli enunciati scopi statutari.”
Una sentenza di massima importanza, poiché riconosce all’associazione il diritto legittimo a far epressioni per l’adozione del software libero e dei formati liberi nella Pubblica Amministrazione.
Si attende comunque la conclusione del giudizio, poiché la decisione in merito al ricorso è stata rimandata al 22 marzo 2007.
L’originale della sentenza è reperibile sul sito di giustizia-amministrativa.it (selezionando TAR, Roma ed inserendo i dati necessari: numero “428″, anno “2007″, tipo “sentenza”). Ulterori dettagli sul sito di Assoli.
Evidentemente Gennaio è il mese degli standard e non lo sapevamo. Adobe ha appena annunciato che consegnerà le specifiche complete del formato PDF versione 1.7 a ISO per la standardizzazione. PDF, o Portable Document Format è da tempo uno standard aperto, ma finora è stato gestito solo da un unico ente privato, cosa che faceva storcere il naso a molti. Con l’avvio della procedura di standardizzazione per il formato completo per conto di ISO. Un passo avanti da parte di Adobe verso l’apertura dei suoi formati. Maggiori dettagli qui (in inglese).
Vi ricordate del brevetto “Metodi e sistemi di supporto alla formazione basati su internet” (U.S. 6988138) che concede a Blackboard un monopolio sulla maggior parte dei programmi di formazione a distanza che differenziano tra i ruoli di docenti e studenti? Ne avevamo parlato all’inizio della vicenda e poi quando Software Freedom Law Center (SFLC) ne aveva chiesto l’annullamento per conto dei progetti di elearning liberi Sakai, Moodle, e ATutor.
Qualche giorno fa SFLC ha portato a casa una prima vittoria: l’ufficio brevetti statunitense USPTO ha avviato la procedura di riesame del brevetto che dovrebbe concludersi tra uno o due anni. Nel 70% dei casi queste procedure portano al restringimento dello scopo del brevetto o alla sua revoca.
Free Software Foundation Europe è mobilitata in tutti i paesi in cui è presente per informare i membri nazionali del comitato JTC1 dell’Organizzazione Mondiale per gli Standard (ISO) dei problemi e contraddizioni esistenti con lo standard ECMA 376, ovvero lo standard Is
non standard della prossima versione di Microsoft Office (OOXML).
Dopo aver pubblicato vari articoli sui problemi pratici di OOXML (”Novells
‘Danaergeschenk’“, OpenXML wrap-up after D12K” and “Why criticise OpenXML now?” FSFE è ora impegnata a contattare pubblicamente tutti i contatti nazionali di ISO per impedire che ISO consenta al formato ECMA 376 di essere approvato con la procedura accelerata (fast-track).
La sezione italiana ha inviato una lettera ai membri di UNINFO che partecipano al JTC1 di ISO.
Continua da sopra:
Il testo della lettera inviato oggi alla casella uninfo@uninfo.polito.it:
Spettabili signori,
per conto di Free Software Foundation Europe Italia intendo esprimere preoccupazione per la procedura Fast-Track per le specifiche ECMA 376 Specification da parte del comunitato ISO JTC-1.
Con l’aumento dell’utilizzo di formati elettronici per l’immagazzinamento di importanti dati di lavoro, ISO ha riconosciuto la necessità di stabilire uno standard aperto per immagazzinare tali dati — uno standard a cui più produttori di software possano aderire. Questo eviterebbe una situazione di monopolio dove un unico fornitore potrebbe controllare l’accesso alle informazioni in quanto sarebbe l’unico acomprendere il formato in cui tali dati sono immagazzinati. Questo è particolarmente vero per i ‘documenti ereditati’ — vecchi documenti prodotti e ’slavati’ con una vecchia versione del software.
In qualità di esperti tecnici dello sviluppo di software, Free Software Foundation Europe sottolinea le seguenti problematiche riguardo la procedura di fast-track:
- La specifica ECMA consiste di qualcosa come 6000 pagine, il che rende impossibile quasliasi verifica significativa all’interno dei 30 giorni permessi.
- Il concetto dello standard va potenzialmente in conflitto con la dichiarazione di obiettivi dello stesso corpo ISO: “uno standard, un test, e una procedura di valutazione di conformità accettati ovunque.” ECMA è già stato pubblicamente annunciato come un’alternativa ad uno standard per open document già esistente e ratificato, ISO/IEC 26300:2006.
- Sembrano esserci contraddizioni interne allo standard proposto e significanti incompatibilità con altri standard ISO già ratificati, inclusi l’ISO8601 (rappresentazione di date e orari), l’ISO639 (codici per la rappresentazione di nomi e linguaggi), l’ISO/IEC 8632 (metafile grafici per computer) e altri.
- Ci sono numerosi riferimenti ad applicazioni e comportamenti proprietari i quali potrebbero essere impossibili da riprodurre senza potenzialmente infrangere qualche brevetto concesso a, in particolare, Microsoft.
In molti casi non è offerta alcuna documentazione riguardante i comportamenti proprietari e nessun indennizzo legale sembra essere garantito nè per il reverse engineering nè per la re-implementazione di tali comportamenti. Questo rende tecnicamente e legalmente impossibile
per qualsiasi organizzazione, al di fuori di Microsoft, di implementare questo standard, essenzialmente impedendo la competizione — l’opposto degli standard ISO.
FSFE suggerisce l’inappropriatezza di accelerare il processo dello standard ECMA 376 proposto, che dovrebbe essere rimandato presso l’ECMA Internetional affinchè: (i) si armonizzi con l’OpenDocument standard ISO/IEC 26300:2006, e molti altri che contraddice; (ii) venga fornita una migliore documentazione riguardante le licenze di brevetti che di
fatto permettano l’implementazione di tali specifiche.
FSFE concorda con le obiezioni complete riportate sul sito:
http://www.grokdoc.net/index.php/EOOXML_objections
Distinti saluti,
Stefano Maffulli
Presidente Free Software Foundation Europe - Italia
La notizia circolava da un po’ di tempo ormai, ma oggi giunge l’ufficialità: l’UNI (Ente Nazionale Italiano di Unificazione) ha annunciato il riconoscimento dello standard UNI CEI ISO/IEC 26300:2007 Tecnologie informatiche - Formato Open Document per applicazioni d’ufficio (OpenDocument) v.1.0 altrimenti noto come Open Document Format per le applicazioni di office automation. Il passo avanti è notevole e, malgrado i tentativi (respinti al mittente) di inquinare i processi di standardizzazione, finalmente si sta concretamente prendendo la strada per una vera democraticità degli strumenti informatici.
«L’open access? Equivale alla censura attuata da un governo». L’affermazione stupisce. Ma come? Chi fa un’affermazione del genere? Intanto circoscriviamo l’ambito: si sta parlando di pubblicazioni scientifiche. E dettagliando maggiormente, la perentoria frase compare in un articolo di Nature che riprende uno accesso scambio di mail. A pronunciarla poi sarebbe stato Eric Dezenhall, scrittore, saggista e titolare dell’agenzia di comunicazione Dezenhall Resources, intervenendo al meeting dell’Association of American Publishers per parlare di approcci strategici all’editoria. I quali dovrebbero - secondo Dezenhall, soprannominato anche il «bit bull delle pubbliche relazioni» - starsene alla larga dagli approcci simil Public Library of Science (PLoS) pena la scomparsa di ogni forma di sostentamento per le pubblicazioni scientifiche. (Forse Mr. Dezenhall non si è accorto del recente lancio di un altro peer-reviewed journal, PLoS ONE, a conferma del successo delle open access policy nella e per la ricerca scientifica).
Microsoft ha chiesto a un blogger australiano di modificare, in cambio di un compenso indeterminato, alcuni articoli tecnici presenti su Wikipedia e ritenuti errati. Rick Jelliffe, CTO di una piccola azienda informatica, è stato contattato dal Big di Redmond per correggere dei passaggi poco accurati in alcuni articoli sugli standard dei documenti open source; scritti—sempre secondo l’azienda—da “qualcuno di IBM, notoriamente a favore di tali standard”. Constatata la mancanza di riscontri da parte degli editor volontari di Wikipedia alle proprie richieste, Microsoft ha pensato bene di assoldare un esperto indipendente per sistemare la faccenda. «Siamo rimasti molto delusi nel venire a conoscenza di questo approccio», ha dichiarato Jimmy Wales. La prematura diffusione della notizia, che sta facendo rapidamente il giro del mondo, ha comunque impedito l’operazione, come pure ogni passaggio di denaro fra le due parti. UPDATE: tra i vari rilanci che vanno proseguendo online, TechCrunch informa che «un insider di Wikipedia non segnala alcuna richiesta o telefonata da parte di Microsoft» per la rettifica, mentre esiste un solo commento firmato Microsoft nella discussione di seguito all’articolo. Il quale, suggerisce ancora TechCrunch dando un colpo al cerchio e uno alla botte, più che sugli open standard si concentra «sulla battaglia politica pro e contro Microsoft», mentre è vero che spesso gli esperti non sono ben visti all’interno di Wikipedia. E i commenti continuano ad arrivare.