Creative Commons Italia si ritrova domani 16 dicembre a Torino per il secondo incontro nazionale. I lavori della giornata inizieranno alle 9.30 per concludersi alle 18 presso l’aula magna del Politecnico al Lingotto (qui la mappa per arrivarci). Dopo i saluti di rito e le relazioni introduttive, gli interventi contenuti nel programma saranno suddivisi in tre sessioni: archivi, user-generated content e open access. In serata, all’Hiroshima Mon Amour, il party di chiusura. Buona occasione per festeggiare anche il quarto compleanno delle licenze, lanciate il 16 dicembre 2002 a San Francisco, e ora usate da oltre 150 milioni di opere varie, con versioni in oltre 30 Paesi.
Un modello di business per il software libero basato sul franchising? Ne parla sul suo blog Roberto Galoppini, imprenditore informatico romano che è stato tra i fondatori del Consorzio CIRS. Secondo il quale si possono ripensare le strategie commerciali e dirigersi verso ambiti ancora inesplorati per il mondo che ruota intorno al software rilasciato con licenza GNU/GPL. Nel post GNU Economy: Sun, the perfect franchisor evidenzia come la logica del franchising potrebbe fare al caso di uno dei big dell’IT che sul software libero hanno investito molto. Strumenti, brand, approccio sono solo alcuni degli ambiti che affronta. Ma essendo il discorso una novità, richiede che venga discusso e che tenga conto di opinioni differenti. Per questo l’articolo si chiude con una domanda: «Does it make sense to you?» E la stessa domanda stimola la nostra curiosità: il franchising può fornire strade ulteriori per portare GNU/Linux e le applicazioni libere a insediarsi ancora di più nel mercato informatico attuale?
Free Software Foundation si impegna in prima persona a sostegno della Free Ryzom Campaign. Sessantamila dollari è la cifra che FSF ha messo in gioco in un’operazione che ha lo scopo di rilevare il gioco online di Ryzom dopo che l’azienda che lo aveva sviluppato, Nevrax, ha malamente concluso la sua avventura imprenditoriale. Che il mondo virtuale del gioco verrà rilasciato come software libero è fuor di discussione, essendoci di mezzo la longa manus di Richard Stallman, e rappresenta un’occasione per aggiungere un pezzo di codice importante nel panorama di programmi liberi già presente in rete.
Il formato OXML per Microsoft Office sta diventando un mito in questi giorni. Critiche stanno piovendo da tutte le parti, criticando praticamente tutto di questo nuovo formato: dalla dimensione oscena delle specifiche (circa 7000 pagine) alle scelte tecniche di non correggere i bug del formato, fino alla scarsa protezione (un’altra opinione qui)offerta da eventuali violazioni di brevetti di Microsoft.
La più curiosa delle notizie però è il grafico riportato da Rob Weir che paragona quanto tempo hanno impiegato i Comitati Tecnici (TC) in vari enti di standardizzazione (OASIS, W3C, IETF e ECMA) rispetto alla quantità di pagine delle specifiche. Il grafico è autoesplicativo e sul blog Rob dà ulteriori chiarimenti.
Terza release dell’anno in chiusura, è stata appena rilasciata la versione 2.1 di OpenOffice.org. Tra i vari aggiornamenti della suite: l’applicativo per presentazioni, Impress, supporta più monitor; migliori capacità di export in HTML per lo spreadsheet Calc; aggiunte cinque lingue al ventaglio della localizzazione. La versione 2.1 offre anche estensioni aggiuntive per garantire una migliore gestione di sviluppo. Il tutto sempre con download libero e gratuito.
Così scriveva James Allchin, da tempo responsabile del team di sviluppo di Windows, in una email del gennaio 2004 indirizzata a Steve Ballmer e Bill Gates. L’imbarazzante nota è venuta fuori nei giorni scorsi, durante la causa di ‘class-action’ in corso a Des Moines, Iowa, in uno degli ultimi due processi per antitrust ancora in ballo (l’altro è in Mississippi). Prontamente rilanciata da Groklaw e ripresa da note testate statunitensi, la notizia si affianca ad altri “nove esempi di pratiche anti-competitive da parte di Microsoft” illustrate in aula dagli avvocati, incluse quelle dirette contro la diffuzione di GNU/Linux, rendendone complicata la pre-installazione per Red Hat. Pedalando rapidamente all’indietro, almeno in parte, ora Allchin spiega che quella email testimonia «lo spirito di autocritica che continua a rifiorire alla Microsoft», ma pur apprezzandone l’onestà (di ieri e di oggi), buona parte dei commenti insiste sulle prestazioni tutt’altro che brillanti del nuovo sistema operativo—ne esistono di assai migliori, giusto?
Esenzioni per il DMCA. Le individuano lo US Copyright Office e la Library of Congress, come riporta un lungo post apparso su Free Culture @ NY. Tra le esenzioni compaiono opere audiovisive di dipartimenti universitari, programmi per elaboratore e videogiochi distribuiti in formati obsoleti o protetti da sistemi fallati o ormai non più utilizzati e libri elettronici che possono essere letti ad alta voce. Le eccezioni sono abbondanti e rimane comunque da attendere l’interpretazione legale delle esenzioni.
«Oggi ci muoviamo in un mondo in cui le maggiori attività produttive non avvengono nelle fabbriche, e non tramite l’iniziativa individuale, bensì in comunità tenute insieme dal software…Si tratta comunque di una faccenda morale, che diviene una finestra nell’organizzazione economica della società umana del XXI secolo… Non che il software sia di per sè una cosa di valore, ma realizza piuttosto modalità alternative per l’infrastruttura e il trasporto—elementi cruciali nella storia dello sviluppo economico». Così Eben Moglen, in un passaggio della relazione introduttiva tenuta lo scorso ottobre alla Plone conference a Seattle (Washington State, USA). Il filmato dell’intervento è ora disponibile su archive.org e YouTube, oltre alla trascrizione delle parti salienti. Moglen chiarisce, in termini chiari e ispiranti, il significato «morale ed economico» alla base del software libero, e il suo ruolo cruciale nella «lotta per la libertà a livello sociale e storico» in questo scorcio di inizio secolo.
Il Times Online (il meglio del Times e del Sunday Times) riporta che Vista sarà
un sistema che gli stessi manager di Microsoft ammettono sarà l'ultimo del suo genere, dato che l'azienda sta finalmente muovendo i suoi passi nell'era di Internet. Vista sarà più elegante e sicuro dei suoi predecessori, ma nonostante il ritardo di due anni secondo Michael Silver, un analista di Gartner, "non è ancora pronto".
I prossimi mesi saranno molto interessanti per Microsoft, visto che non solo Gates, ma anche Jim Allchin, l’artefice di Vista e Windows, abbandoneranno l’azienda. Ce la farà Ozzie a far diventare Microsoft un buon cittadino della società libera?
Creative Commons Taiwan ha creato un simpatico ed utile wizard per la compatibilità delle licenze Creative Commons.
Il wizard, utilizzabile in inglese o cinese tradizionale, si basa sulle FAQ ufficiali, e riesce a dare una semplice risposta alla fatidica domanda: ho usato parte di un lavoro licenziato con Creative Commons, sotto quale licenza Creative Commons posso relicenziare il mio lavoro?