Il piano per l’adozione dell’Open Document Format procede come previsto nelle strutture statali del Massachusetts. Il prossimo mese le prime agenzie governative inizieranno ad usare le tecnologia per la conversione dei documenti, in previsione del “rollout” generale a partire dal primo gennaio 2007. La conferma arriva da un esauriente articolo appena pubblicato sul bollettino del Consortium Standard, testata che promuove e informa su “standard e software open source”. In particolare, The Happy State of (ODF implementation in) Massachusetts ripercorre brevemente le tappe precedenti, aggiorna sulle dimissioni di Louis Gutierrez da CIO dello Stato e affronta al meglio questioni a latere comunque importanti, come il tema dell’accessibilità e i rischi per l’industria software locale. Il tutto ben strutturato in un formato domanda-risposta onde ribattere specificamente alle “accuse” contro simili iniziative — inclusa l’altra analoga in fase di studio a Kuala Lumpur, Malaysia.
Quando si dice fare sul serio. Nel nuovissimo continente, l’arrembaggio per la difesa a oltranza del diritto d’autore, in qualsiasi contesto, sta sfiorando il parossismo. Con il comunicato New Copyright Laws Risk Criminalising Everyday Australians si viene infatti a sapere che cantare “Tanti auguri a te” in un luogo pubblico costa una sanzione da 1.320 dollari senza contare ciò che accadrebbe se dalla stessa festa di compleanno si traesse un video messo online.
Guardate cosa ci tocca leggere stamattina: l’ennesima fanfaronata del rappresentante della MPAA. Quello che irrita oltre ogni soglia tollerabile chiunque abbia una formazione scientifica è che gli studi citati dalla MPAA non sono mai pubblici. Questi vanno in giro a ripetere il loro pianto greco, dei loro mancati introiti, ma mai che tentino di dimostrare come hanno fatto questi conti.
Ma questa è una storia vecchia. Oggi è diverso perché nell’intervista a Punto Informatico Robert Pisano (presidente della MPAA) chiede all’Unione Europea di consentire, tramite delle leggi, che il mercato possa arrivare a difendersi da solo. Ecco: Pisano vuole essere giudice, giuria e boia. E controllare il mercato. Praticamente la MPAA e la RIAA vogliono imporre il loro volere e i loro modelli di business anche ai produttori di hardware, agli sviluppatori di software, agli erogatori di servizi. Per questo insistono a promuovere TCPA, DRM e a far chiudere negozi legittimi.
Dovremmo tenere a portata di mano una lista delle autentiche offese private compiute da MPAA e RIAA, a partire dal trojan/rootkit installato dai CD difettosi di Sony. Ci aiutate? Inserite i vostri link a notizie significative nei commenti.
Il Free Open Source Software (FOSS) continua a farsi spazio nel sud-est asiatico, stavolta nelle Filippine. Dove stanno per iniziare le audizioni sull’implementazione del FOSS Act 2006, presentato in Parlamento lo scorso settembre. Se approvato, il disegno di legge porterà all’introduzione del FOSS nell’apparato governativo e negli istituti didattici, tramite un sistema di certificazioni e incentivi non-fiscali. Il fautore della proposta, il deputato Teodoro Casiño, sostiene che «il ricorso al FOSS e agli open standard sarà vantaggioso sia al governo che al settore privato, soprattutto alle PMI locali». Aggiungendo che nelle Filippine non mancano certo gli sviluppatori di software libero, i quali però si trovano ad operare soprattutto con clienti all’estero.
Tempo di bilanci al termine del Ubuntu Developer Summit 2006, avvenuto negli uffici di Google a Mountain View, California. Per la prossima versione, Feisty, si prevede la possibilità di abbandonare la piattaforma PowerPC e l’introduzione di una nuova applicazione per l’editing audio Jokosher oltre che molto lavoro su Telepathy. Gnome sarà ancora il desktop di elezione, mentre è quasi certo che KDE4 non sarà pronto in tempo.
Shuttleworth si è anche intrattenuto sull’aspetto business, confermando che la domanda di servizi professionali su Ubuntu è in crescita e che entro 5/7 anni avrà le stesse certificazioni di Redhat.
Secondo alcuni rumours di fresca circolazione, Zune può girare anche su GNU/Linux. Si parla in particolare di un hack che consente al nuovo gadget MP3 blindato di operare con il processore Freescale iMX31L, che a sua volta gira anche sul sistema operativo libero. Sarà mica vero?
Eddai. Un’iniziativa che avrebbe potuto essere apprezzabile si rivela invece la solita roba fatta senza tenere conto degli utenti nel loro complesso. Accade che Mondadori lanci la sezione dedicata agli ebook: non si scaricano gratuitamente - e questo può star bene -, si acquistano a un prezzo inferiore a quello dei libri cartacei venduti in libreria. Anche se poi gli 8 euro per Gomorra di Roberto Saviano o gli 11 per Inchiesta su Gesù di Corrado Augias e Mauro Pesce non sono prezzi così popolari. Ma non è delle politiche commerciali dell’editore di Segrate che si discute. È del formato dei volumi elettronici.
Continua da sopra:
Viene scritto sul sito infatti:
Per leggere i nostri eBook installa il software gratuito Microsoft Reader che puoi trovare in questa pagina. Attenzione: Microsoft Reader è disponibile esclusivamente per sistemi operativi Windows e Pocket PC.
Andando alla pagina per il download del software, si ha conferma di ciò. Niente, se si vuole comprare un ebook da Mondadori, si faccia prima attenzione ad avere il sistema operativo giusto e magari la versione giusta, oltre che l’hardware adatto. Altrimenti ci si attacca. Le ragioni? È più facile l’implementazione da parte del vendor? Menefreghismo verso tutto ciò che non viene reputato “maggioranza degli utenti”? Accordi inter-aziendali che condizionano le scelte tecnologiche? Solo Mondadori può rispondere.
Intanto, per chi cerca libri da poter scaricare, leggere e molto altro (visto che sono rilasciati in modi intelligenti e permissivi), le alternative non mancano: Libera Cultura, Classici Stranieri, VibrisseLibri, WuMing, iQuindici, Kai Zen, Saverio Fattori, Girolamo di Michele, LiberLiber e un sacco di altro materiale. Senza contare poi, per volumi a spettro di rilascio più ampio e a costi più abbordabili, il bookcrossing o i commercianti di libri usati e i relativi mercatini.
Assurdità ed eccessi del diritto d’autore. O meglio eccessi di chi vorrebbe far valere il diritto d’autore su assurdità. Accade infatti negli Stati Uniti che BestBuy.com, venditore online di elettronica, si muova per far togliere a un altro sito, BlackFriday.info, la propria lista dei prezzi dato che la sua riproduzione violerebbe quanto disposto dal Digital Millennium Copyright Act (DMCA). Ma il diritto d’autore non valeva solo per opere creative originali? Che c’è di originale su un listino? Pare comunque, a leggere le cronache americane, che ci sia chi ce l’ha questo vizio.
Il Software Freedom Law Center ha iniziato ad analizzare la compatibilità con le licenze GNU (GPL e LGPL) nell’accordo tra Novell e Microsoft, su incarico della stessa Novell.
In attesa del verdetto, Bradley Kuhn ha comunque scritto una lettera aperta agli sviluppatori di software libero dopo aver analizzato la promessa di Microsoft di non portare in tribunale gli sviluppatori amatoriali non pagati. Kuhn, CTO del SFLC, fa notare che quella promessa non ha alcun valore. Primo perché gli sviluppatori non pagati sono una rarità e poi perché quella promessa vale solo per l’autore e non può essere estesa a chi riceve il programma. E poi la beffa: per mantenersi valida, lo sviluppatore deve rimanere sempre un volontario non pagato. La pratica però dimostra che un giovane programmatore amatoriale diventa un consulente o viene assunto proprio grazie ai suoi contributi alla comunità.
In ogni caso il gioco sporco di Microsoft è evidente nella clausola in cui si riserva il diritto di cambiare unilateralmente la promessa in qualsiasi momento. Microsoft sembra non cambiare mai.
Eppure recentemente ha fatto dichiarazioni ufficiali di fronte alle istituzioni: quelle restano scritte e dunque non saranno dimenticate.
Aggiornamento: Microsoft ha ammesso errori di implementazione legale dell’impegno a non citare gli sviluppatori e chiede commenti su come migliorare. Però non ammette modifiche sull’unico punto da cambiare: non è accettabile discriminare chi sviluppa software libero commerciale.
Il Master in Tecnologia del Software Libero e Open Source si rivolge a chi vuole essere pronto e preparato a seguire la trasformazione di server, programmi di gestione, sistemi operativi e controllo di servizi di rete basati su software libero e open source.
Il Master, che si svolge a Bologna per la terza edizione, non è solo un titolo accademico, ma, coinvolgendo, oltre a docenti universitari di chiara fama, anche operatori del settore, permette di concretizzare in modo vero e attuale i diversi insegnamenti—basato sulla premessa che il valore economico del software libero risiede nella competenza degli operatori, non nella dipendenza dell’utente da programmi e strutture coperti dal segreto industriale.
La scadenza delle iscrizioni è fissata al 24 novembre 2006.