Come abbiamo già avuto modo di dire nei giorni scorsi, viene unanimemente ritenuta «la peggiore legge sul diritto d’autore d’Europa», come riporta anche Eucd.info, l’associazione d’oltralpe che si batte contro un irrigidimento eccessivo e ingiustificato delle norme sulla protezione dei contenuti. Si parla della DADVSI, il testo di legge francese il cui acronimo deriva da Droit d’Auteur et des Droits Voisins dans la Société de l’Information (diritto d’autore e diritti connessi nella società dell’informazione), firmata pochi giorni fa dal presidente Jacques Chirac. Dal fronte libertà digitali, si stanno già studiando le contromosse e non è escluso che si impugni direttamente la costituzione francese per dimostrare l’inapplicabilità della norma. Peraltro, sostiene Frédéric Couchet di Eucd.info, si potrebbe ricorrere anche alla Convenzione europea sui diritti umani e e alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo.
Lo sviluppo di Wengo NG (Next Generation) prosegue velocemente, ed è infatti di una settimana fa il rilascio della versione 2.0 beta 3.
Inoltre per accellerarne e migliorarne lo sviluppo, forte delle possibilità offerte dalla GPL, la comunità di OpenWengo lancia il concorso OpenWengo code camp contest, per studenti interessati a mettere alla prova le proprie abilità di programmatori nei settori che più li appassionano. Il concorso infatti si suddivide in diversi progetti, e ogni partecipante potrà presentare il proprio codice nella sezione a lui più congeniale.
Oltre alla possibilità e soddisfazione di vedere integrato il proprio codice in un software dalle grandi potenzialità, OpenWengo mette in palio un primo premio di 3500 euro.
Glossario:
Wengo: Provider VoIP francese.
OpenWengo: Comunità di sviluppatori Free Software, principale supporter e manteiner di Wengophone.
Wengophone: Software coperto da GPL basato sul protocollo standard SIP. Wengophone Classic è la prima versione di tale software, Wengophone NG è la nuova versione attualmente in fase di sviluppo.
«Il blocco del nostro sito costa mille dollari al minuto», dice Mark Douglas, vice presidente e responsabile informatico di eHarmony, servizio elettronico americano per cuori solitari in cerca di un compagno. Che, detta così, fa pensare a uno dei soliti siti di dating. eHarmony, invece, di cuori solitari ne raccoglie undici milioni e non ha fatto un scelta legata al risparmio sulle licenze software nell’orientarsi verso il software libero. «È stata una decisione presa in base alla qualità delle soluzioni disponibili». Nell’articolo riportato da Newsforge, infatti, si possono leggere le motivazioni tecniche alla base della conversione dei sistemi informatici. Seppur con qualche scivolone concettuale (differenza tra software libero e commerciale), viene tuttavia presentato un caso di successo nel ricorso a soluzioni libere (almeno per buona parte).
Mentre in Italia infuriano le proteste di alcune categorie professionali toccate dai recenti provvedimento governativi, c’è un’altra agitazione che da qualche mese in qua scuote i dipendenti di un organismo europeo. Sono i valutatori dello European Patent Office di Monaco che, con una serie di giornate di scioperi partite lo scorso 9 maggio, stanno protestando - abbastanza in silenzio, dato che sono poche le fonti che riportano la notizia - contro un peggioramento delle loro condizioni di lavoro. Un peggioramento determinato da un lato dall’incremento delle richieste - e relative pressioni - per la concessioni di brevetti (il 50 per cento in più nel giro di dieci anni) e dall’altro un aumento della produttività (il 30 per cento) non in grado di reggere la mole di lavoro in entrata. In un articolo pubblicato dalla rivista Nature e disponibile sul sito E-Laser si spiegano le ragioni delle agitazioni: maggiore rilevanza alla quantità che alla qualità dei brevetti e procedure di verifica per forza di cose più superficiali rese più complicate da un’eccessiva burocratizzazione. Nanotecnologie e informatica i settori che hanno contribuito a determinate questa situazione.
La nota casa produttrice di schede e processori grafici sembra aver deciso di sperimentare l’implementazione di tecnologie DRM all’interno dei suoi prodotti. Per il momento solo sulla nuova serie di GeForce 7900 GTX e GT, scheda grafica di fascia medio-alta, che dovrebbe essere rilasciata sul mercato in un paio di mesi, ma il timore è che, presto, altre schede grafiche e altre case produttrici potrebbero percorrere con più convinzione questa strada.
La nuova versione di queste schede infatti supporterà l’High-bandwidth Digital Content Protection (HDCP). Semplicemente un altro nome che rientra nella classe delle implementazioni DRM. L’HDCP non è altro che una tecnologia per il controllo di contenuti digitali, sia audio sia video.
Ovviamente le specifiche di tale protocollo, su cui molte aziende stanno convergendo, sono proprietarie (Intel), e l’implementazione di tale supporto richiede una licenza.
Il segnale trasmesso tramite protocollo HDCP viene criptato, sia in entrata sia in uscita. Questo significa che i dispositivi per la lettura e scrittura di tali contenuti, molto probabilmente su supporti Blu-ray, HDTV e HD DVD, dovranno essere HDCP compatibili, il che implica l’acquisto di una licenza da Intel.
Approfondimenti: le campagne anti DRM
Defective by Design
Stop DRM
Stop DRM now
La Commissione Europea (DG Internal Market and Services) ospita un’audizione pubblica sul futuro delle politiche brevettuali in Europa il 12 Luglio 2006 a Bruxelles.
Durante la giornata verrà presentato un documento che illustra i risultati preliminari della consultazione cui ha partecipato anche FSFE con l’aiuto della comunità europea. Inoltre la Commissione illustrerà i risultati di uno studio sul valore economico e sociale dei brevetti nell’economia moderna. Lo scopo delle audizioni è di iniziare la seconda fase della consultazione alla fine della quale la Commissione presenterà il suo punto di vista sul futuro delle politiche brevettuali in Europa.
Ciaran O’Riordan è iscritto a parlare per FSFE e preparerà il suo discorso in modo collaborativo sulla lista “discussion“, come già sperimentato in passato.
Nella giornata del 3 luglio, gli stati membri della Commissione Europea si sono riuniti per stabilire una volte per tutte se Microsoft abbia fatto o meno abbastanza per rispettare le richieste poste dalla Commissione nella sentenza del marzo 2004.
Nonostante la notizia sia ancora ufficiosa, sembra proprio che la strada da intraprendere per Microsoft sia quella di iniziare a preparare la somma da pagare, la quale verrà fissata dopo l’incontro del 10 luglio. Oltre alla multa record di 497,2 milioni di Euro, infatti, per la società di Redmond, si prospettano altri 2 milioni di Euro al giorno di multa, conteggiati a partire da dicembre 2005. Data in cui Microsoft avrebbe dovuto mettersi in regola con le leggi del mercato europeo, e che evidentemente, secondo la Commissione, non ha fatto.
Prosegue la campagna di DefectiveByDesign contro la diffusione delle tecnologie DRM (Digital Restrictions Management). Stavolta l’azione mira alla raccolta di firme in calce a una petizione diretta esplicitamente a Bono, leader degli U2 e nota figura dell’attivimo sociale. Obiettivo è arrivare a quota 10.000 firme, e quindi consegnarle direttamente al cantante rock, discutere con lui delle minacce poste dal DRM e convincerlo a farsi portavoce delle istanze a difesa e sostegno delle libertà digitali. In particolare, si tratta di spiegare al grande pubblico che il gran successo del servizio iTunes e dell’iPod – dovuto anche all’iper-pubblicizzato abbraccio del gruppo di Bono – è deliberatamente difettoso: ognuna di quelle canzoni scaricate online è sotto chiave, è ammanettata dal DRM. E l’utente non può usarle come meglio crede, dopo averle regolarmente pagate, né riversarle su altri dispositivi o salvarle in altri formati, né farne il copia & incolla o condividerle con gli amici. Come spiega Gregory Heller, manager della campagna DefectiveByDesign, «Adesso Apple è imbarazzata dal proprio motto - Rip, Mix, Burn – una volta famoso come slogan di marketing, mentre cerca di trovare delle scuse per queste restrizioni digitali che va imponendo». Cosa aspetti a firmare?
Con il nuovo governo, torna d’attualità il discorso carta d’identità digitale. Ne ha parlato ieri il neo ministro alla funzione pubblica Luigi Nicolais in base al quale lo strumento «è pensata come una carta di accesso alle banche dati ed è destinata a sostituire carta d’identità tradizionale, tessera sanitaria, codice fiscale ed eventualmente anche patente e carta elettorale». Inoltre, secondo fonti d’agenzia, costerà venti euro e scadrà dopo 10 anni. Detto questo, al momento ulteriori dettagli non risultano disponibili, anche se di dettagli - considerando i dibattiti che l’argomento aveva suscitato in passato - ce ne sarebbe bisogno. Da un lato, infatti, è una “tessera” che ricopre così tante funzioni da essere potenzialmente pericolosa per la privacy dei cittadini. Dall’altro, invece, il nodo software: come sarà “scritta”? Con quali applicativi e dispositivi potrà essere letta? Che licenze avrà tutto ciò? Sono questioni - con conseguenti considerazioni - che sono state poste da diverse parti. Con relative ipotesi di implementazioni. Lo hanno fatto per esempio Free Software Foundation Europe, testate come Interlex ed esperti un argomento. Altro elemento da chiarire sarà capire quanta dell’eredità dei precedenti lavori sarà portata avanti.
Prosegue l’implementazione del software libero e open source nella struttura amministrativa di Monaco di Baviera. In autunno diverrà ufficialmente operativa la versione 1.0 del client di base, mentre la versione beta, tra le altre cose, presenta un sistema “Wollmux” per comporre testi che è programmato in Java e quindi ‘platform-neutral’, pur se in questo caso opera in combinazione con OpenOffice. A fine maggio è partito il test della suite software che vede coinvolti un centinaio di utenti, inclusi il sindaco Christian Ude e il vice-sindaco Christine Strobl, mentre il direttore del progetto LiMux, Peter Hofmann, spiega che tale software «è un realtà nell’ambiente lavorativo di Monaco». La dichiarazione arriva (anche) in replica a una voce diffusa al Senato dal segretario di Stato, Ulrich Freise, secondo cui “la migrazione al software libero sarebbe rimasta bloccata ancora prima di cominciare”. In realtà, ha aggiunto Hoffman, la migrazione di un tale «volume di dati è assai dispendiosa in termini di tempo» e quando ciò «non è possibile o economicamente esoso, usiamo soluzioni intermedie». È infatti già previsto che solo l’80 per cento delle workstation usate dalla PA locale passerà al sistema GNU/Linux, mentre per ora il restante 20 per cento continuerà a girare su Windows. Ma, a scanso di equivoci, il punto è che la “soft migration” iniziata nel 2004 continua tranquilla il suo cammino, con prevista conclusione nel 2008 nella soddisfazione generale.