Il FOSS nell’agenda dell’ONU
Nonostante l’Internet-mania dilagante, il digital divide continua ad ampliarsi tra comunità e paesi del mondo intero. E con esso altri problemi vitali, dalla povertà alla sussistenza quotidiana. Questioni certamente complesse, con diverse agenzie delle Nazioni Unite che stanno puntando sul software libero e open source (FOSS) per colmare quel gap e porre sempre più la tecnologia al servizio della gente, soprattutto nelle regioni meno sviluppate. Uno di questi progetti è l’International Open Source Network (IOSN), il cui obiettivo è aiutare i paesi dell’area asiatica del Pacifico a “raggiungere un rapido e sostenibile sviluppo sociale ed economico usando il FOSS”. In tal senso il IOSN opera come information repository, gestisce un database di programmatori ed esperti a disposizione, offre supporto e training tecnico e altri servizi locali centrati sul software libero. Recentemente anche l’UNESCO si sta muovendo per usare il FOSS all’interno dei propri programmi, oltre che spingerlo variamente nei governi e in numerosi progetti locali. Interessante perciò seguire le riflessioni proposte da David Boswell (uno degli animatori di mozdev.org), che in un articolo per il network di O’Reilly offre una panoramica aggiornata sul tema, tentando altresì di capire se e fino a che punto l’ONU e analoghe organizzazioni mondiali potranno/sapranno applicare al meglio le nuove tecnologie, e in particolare la flessibilità del software libero e open source, onde raggiungere l’obiettivo di fornire soluzioni efficaci e concrete per questi problemi cruciali – e sempre più interconnessi.
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