Hacking Digital Rights Management
Se è vero che le tecnologie DRM vanno trovando diffusa applicazione, altrettanto vero è che gli hacker continuano a darsi da fare per renderle inefficaci. Questa la premessa che porta a un dettagliato resoconto di Arstechnica su programmi e tecniche oggi a disposizione degli utenti che vogliano aggirare i lucchetti digitali che infestano (e infesteranno sempre più) apparecchi e sistemi vari. Le ragioni per tale attività di hacking, chiarisce l’articolo, «sono complicate e spaziano dal filosofico al criminale, ma gli obiettivi sono identici: basta con il DRM». L’indagine parte da uno schema tra i più diffusi, sull’onda del gran successo di iTunes & iPod, cioè il FairPlay di Apple Computer—che ovviamente si guarda bene dall’informare gli acquirenti della presenza di tali lucchetti. Al riguardo va anzi notato che, oltre a produrre schemi sempre più robusti e ardui da superare, l’azienda si rivela super-veloce nel diffondere via via i “patches” per rintuzzare le tecniche “liberatorie” degli hacker. In senso analogo, si segnalano anche le situazioni relative a Windows Media Audio, nonché e-book e dischi vari. Scenario che sicuramente proseguirà nel prossimo futuro, come ribadisce l’articolo: «la crittazione sui media moderni è pervasiva». Rimane perciò cruciale informarsi e prendere coscienza—aderendo anche a campagne come quella di http://defectivebydesign.org/ DefectivebyDesign e trovando comunque precise risposte individuali. Per quanto riguarda l’hacking del DRM, non mancano le technicalities del caso e finanche un commento del noto Dvd Jon. Mentre rimane in ballo la questione su quale soggetto offra le migliori chance per un mondo senza lucchetti digitali (e quindi a cui fare riferimento): la tecnologia, il Congresso USA o il mercato?
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