GNUvox

La voce del software libero

Archive for Luglio, 2006

Doctorow: aziende incastrate da loro stesse

Lunedì, Luglio 31st, 2006

Cory DoctorowSul fatto di essere i più furbi del business system ci avrebbero giurato. Salvo poi ricredersi: i loro piani non avevano ingabbiato solo consumatori e utenti, ma anche i loro piani commerciali. È per sommi capi la conclusione a cui arriva Cory Doctorow, noto scrittore di fantascienza e profondo conoscitore delle tematiche legate alle libertà digitali, nel suo articolo Apple’s Copy Protection Isn’t Just Bad For Consumers, It’s Bad For Business, pubblicato oggi su Information Week. DRM, musica, giochi scorretti di Sony, Toshiba e Microsoft nell’imbrigliare la concorrenza. Fino alla consacrazione di un nuovo servizio-monopolio: I-Tunes di Apple. Il tutto infarcito da lavoro di lobby fin dai tempi del DMCA, il provvedimento che nel 1998 portò l’amministrazione Clinton al primo vero e aspro giro di vite sul diritto d’autore. E adesso? Come per una strategia finita male, ora sul mercato non si muove più nessuno, software libero o meno, restrizioni sulle copie o meno.

Liberate Jack: il cartone animato autocostruito

Lunedì, Luglio 31st, 2006

GPLv3Il fermento di autori ed editori che si affacciano al mondo Creative Commons sta iniziano a portare a frutti sempre più frequenti ed evoluti. È il caso per esempio del cartone animato canadese Odd Job Jack, avventure di lavoratori atipici che - manco a dirlo - viaggiano sul tragicomico andante. Giunto alla terza stagione, il cartone è prodotto dalla Comedy Network che ha lanciato il sito Free Jack da cui scaricare gli elementi grafici che costituiscono l’art work della serie consentendo di crearsi la propria storia. Il tutto sotto licenza Creatice Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike.

GPLv3: pronta la seconda bozza

Venerdì, Luglio 28th, 2006

GPLv3Pubblicata la seconda bozza GPLv3 (la terza versione della licenza GNU/GPL, in via di definizione). Ne danno notizia Free Software Foundation (FSF) e il Software Freedom Law Center (SFLC). La bozza precedente risale allo scorso gennaio e in questo periodo è stata oggetto di un migliaio di commenti da parte della comunità del software libero per via elettronica e durante le conferenze tenute negli Stati Uniti, in Italia, in Brasile e in Spagna. Rispetto a tale versione, vengono argomentati meglio i passaggi relativi ai DRM, specialmente per quanto riguarda la condivisione o la modifica di software rilasciato sotto GPLv3: nello specifico, non si prevede la proibizione a implementare sistemi DRM, ma si dice che non è possibile vietarne la rimozione. Il documento si apre inoltre alla distribuzione attraverso sistemi come BitTorrent e include una bozza della GNU Lesser General Public License (LGPL) in versione 3. Sul sito di riferimento, oltre a leggere i documenti di cui sopra, si possono ascoltare anche i commenti audio di Eben Moglen. Intanto si attende per l’autunno la terza bozza della licenza di FSF, che dovrebbe arrivare a versione definitiva tra gennaio e marzo 2007.

One Laptop Per Child: si della Nigeria, no dell’India

Venerdì, Luglio 28th, 2006

One Laptop Per ChildL’India ha deciso di non partecipare al progetto One Laptop Per Child (OLPC) coordinato da Nicholas Negroponte, centrato sulla fornitura ai bambini dei paesi in via di sviluppo di portatili da 100 dollari che girano su GNU/Linux. Lo strumento del laptop sarebbe “pedagogicamente sospetto”, secondo il Ministro indiano dell’Educazione, mentre il Segretario dello stesso ministero ha ribadito che «abbiamo un bisogno assai più urgente di aule scolastiche e insegnanti che di strumenti carini». Sostenuta da un pool di importanti aziende, tra cui AMD, Google, MIT, Nortel e Red Hat, l’iniziativa OLPC è diretta a nazioni quali Cina, India, Brasile, Argentina, Egitto, Nigeria e Tailandia, prevedendo di consegnare le prime macchine entro fine anno — purché arrivino ordini (e pagamenti) per almeno cinque milioni di unità. Diversamente dalla posizione dell’India, che preferirebbe spendere i fondi per “progetti didattici già in corso”, il primo milione di tali unità è stato comunque ordinato e pagato per intero dalla Nigeria. Un segnale importante, ancor più perché associato con l’annuncio che il paese ospiterà, a metà settembre, i lavori della Digital World Conference 2006 che si svolgeranno per la prima volta in Africa. Secondo i dirigenti nigeriani, «prepare il futuro della Nigeria significa educare le giovani generazioni; oggi circa il 70% della popolazione è al di sotto dei 25 anni, ed è qui che giace la ricchezza del nostro paese».

Brevetti: un tallone d’Achille per tutti

Giovedì, Luglio 27th, 2006

brevetti softwareSarà mai maggioritario il paradigma libero per lo sviluppo di software? Se lo stanno chiedendo all’AlwaysOn Innovation Summit, evento organizzato dalla Stanford University, come riporta il resoconto di un dibattito sull’argomento pubblicato da InternetNews.com. Una prima risposta è che «non esistono ragioni tecniche per chiudere il codice», come sostiene Marten Mickos di MySQL. Ma c’è un ma che emerge dalla tavola rotonda: il software libero non sarebbe ancora maturo per l’industria informatica, ancora troppo legata a modelli commerciali traduzionali basati sul pagamento della licenza e sull’oscuramento dei dati tramite formati proprietari. E per quanto riguarda i brevetti, invece? Si è discusso a lungo di quelli soprannominati patent-troll, che si tengono in tasca i loro brevetti per usarli nel momento in cui un concorrente si affaccia sul mercato. Grazie a loro - ha aggiunto Mickos - è stato creato un tallone d’Achille che minaccia l’intero settore tecnologico ed economico.

Ubuntu-Opera incoerentemente

Giovedì, Luglio 27th, 2006

UbuntuIl successo di Ubuntu è innegabile, distribuzione GNU/Linux che in pochissimi anni si è fatta strada in mezzo a versioni ben più blasonate e navigate. Secondo la classifica di Distrowatch, ora è la numero uno e la nuova versione di Ubuntu, Dapper Drake, rilasciata nel giugno di quest’anno, ha incotrato i favori di molti.

Nella sezione filosofia, Ubuntu dichiara che tale distribuzione spinge per l’utilizzo di FOSS, ma allo stesso tempo integra Opera (browser proprietario) all’interno dei suoi repository (è un repository non default/standard, quindi da abilitare). Non solo lo integra, ma lo pubblicizza e supporta anche: infatti nei due comunicati stampa (I nuovi servizi della Comunità Italiana e Ubuntu Makes Opera 9 available for easy download and installation. Il secondo, in inglese, è molto più esplicito) viene dichiarato che Opera è perfetto per Ubuntu e che le due società (Opera Software & Canonical) sono liete di poter collaborare insieme con obiettivi e principi comuni. Tanto che si legge:

With its innovative technology and ease of use, Opera is a perfect match for Ubuntu. The two organizations have similar beliefs and values that are woven into their products.

Software libero: una logica per il lavoro

Mercoledì, Luglio 26th, 2006

GNU @ workIl mondo del lavoro, lo si sente ripetere ogni giorno, è sempre più una giungla. Ma sembra che il software libero e la logica che propone possano dare una mano alla concorrenza tra i professionisti (più o meno liberi) per poter emergere e dimostrare le proprie capacità. Non solo in ambito tecnologico. Un recente articolo pubblicato su Nova24, il supplemento tecnologico del Sole 24 Ore, ha illustrato come l’impermeabilità di determinati settori (design, pubblicità, eccetera) può venire scalfita da iniziative che, da un lato, coinvolgono anche i pro-am (professional amateurs), e, dall’altro, consentono - attraverso siti personali, blog, partecipazione a progetti comunitari - di presentare le proprie abilità professionali. Del resto, già anni fa si parlava di software libero e sostenibilità commerciale. E oggi è dal mondo dei blog che in particolare si coniuga il binomio software libero-maggiore occupazione. Basti vedere alcuni recenti post in cui si parla in particolare di innovazione e creatività, diffusione della conoscenza informatica o responsabilità dell’innovazione.

Parlamento europeo e codice di condotta sulla censura

Mercoledì, Luglio 26th, 2006

EUIl Parlamento Europeo ha recentemente invitato i paesi membri della UE a prendere una posizione chiara e salda riguardo al problema della libertà d’espressione in rete. Per tale motivo è stata richiesta la stesura di un documento che delinei il codice di condotta da tenere per far sì che i diritti alla libertà di espressione di tutti i cittadini vengano rispettati anche in rete. Ad esser preso di mira, in particolare, è stato il comportamento di aziende quali Yahoo!, Google e Microsoft, ree di aver offerto servizi personalizzati ai cosiddetti paesi ‘nemici della libertà’ in modo da facilitare questi governi nelle attività di sorveglianza e censura dei propri cittadini (particolarmente in Cina). Un comportamento da cui il Parlamento europeo vuole prendere le distanze e dichiarare il proprio dissenso.
Nonostante il codice di condotta non potrà avere validità legislativa e quindi vincolante per tali società, come affermato dal portavoce parlamentare, tale documento rappresenterà una vera dichiarazione d’intenti e presa di posizione, da parte dei paesi dell’UE, riguardo ad una pratica palesemente contro i principi su cui l’UE si basa.
Qui è reperibile il testo del comunicato ufficiale del PE.

Hacking Digital Rights Management

Martedì, Luglio 25th, 2006

Se è vero che le tecnologie DRM vanno trovando diffusa applicazione, altrettanto vero è che gli hacker continuano a darsi da fare per renderle inefficaci. Questa la premessa che porta a un dettagliato resoconto di Arstechnica su programmi e tecniche oggi a disposizione degli utenti che vogliano aggirare i lucchetti digitali che infestano (e infesteranno sempre più) apparecchi e sistemi vari. Le ragioni per tale attività di hacking, chiarisce l’articolo, «sono complicate e spaziano dal filosofico al criminale, ma gli obiettivi sono identici: basta con il DRM». L’indagine parte da uno schema tra i più diffusi, sull’onda del gran successo di iTunes & iPod, cioè il FairPlay di Apple Computer—che ovviamente si guarda bene dall’informare gli acquirenti della presenza di tali lucchetti. Al riguardo va anzi notato che, oltre a produrre schemi sempre più robusti e ardui da superare, l’azienda si rivela super-veloce nel diffondere via via i “patches” per rintuzzare le tecniche “liberatorie” degli hacker. In senso analogo, si segnalano anche le situazioni relative a Windows Media Audio, nonché e-book e dischi vari. Scenario che sicuramente proseguirà nel prossimo futuro, come ribadisce l’articolo: «la crittazione sui media moderni è pervasiva». Rimane perciò cruciale informarsi e prendere coscienza—aderendo anche a campagne come quella di http://defectivebydesign.org/ DefectivebyDesign e trovando comunque precise risposte individuali. Per quanto riguarda l’hacking del DRM, non mancano le technicalities del caso e finanche un commento del noto Dvd Jon. Mentre rimane in ballo la questione su quale soggetto offra le migliori chance per un mondo senza lucchetti digitali (e quindi a cui fare riferimento): la tecnologia, il Congresso USA o il mercato?

Il FOSS nell’agenda dell’ONU

Martedì, Luglio 25th, 2006

Nonostante l’Internet-mania dilagante, il digital divide continua ad ampliarsi tra comunità e paesi del mondo intero. E con esso altri problemi vitali, dalla povertà alla sussistenza quotidiana. Questioni certamente complesse, con diverse agenzie delle Nazioni Unite che stanno puntando sul software libero e open source (FOSS) per colmare quel gap e porre sempre più la tecnologia al servizio della gente, soprattutto nelle regioni meno sviluppate. Uno di questi progetti è l’International Open Source Network (IOSN), il cui obiettivo è aiutare i paesi dell’area asiatica del Pacifico a “raggiungere un rapido e sostenibile sviluppo sociale ed economico usando il FOSS”. In tal senso il IOSN opera come information repository, gestisce un database di programmatori ed esperti a disposizione, offre supporto e training tecnico e altri servizi locali centrati sul software libero. Recentemente anche l’UNESCO si sta muovendo per usare il FOSS all’interno dei propri programmi, oltre che spingerlo variamente nei governi e in numerosi progetti locali. Interessante perciò seguire le riflessioni proposte da David Boswell (uno degli animatori di mozdev.org), che in un articolo per il network di O’Reilly offre una panoramica aggiornata sul tema, tentando altresì di capire se e fino a che punto l’ONU e analoghe organizzazioni mondiali potranno/sapranno applicare al meglio le nuove tecnologie, e in particolare la flessibilità del software libero e open source, onde raggiungere l’obiettivo di fornire soluzioni efficaci e concrete per questi problemi cruciali – e sempre più interconnessi.