«Software libero, società e diritti» è il titolo di una lettera aperta che Erlug (Emilia Romagna Linux User Group) intende inviare ai deputati e ai senatori della nuova legislatura. Con lo scopo di aprire un dialogo istituzionale su argomenti come i formati aperti, software libero, brevetti e diritti degli utenti. Prima di essere spedita ai destinatari finali, tuttavia, l’associazione culturale emiliana lancia un appello alla comunità e ai sostenitori di queste tematiche chiedendo di sottoscriverla entro mercoledì prossimo, 28 giugno, in modo che le richieste avanzate possano essere condivide e supportate da un fronte più ampio.
Tanto fumo e niente arrosto. Questo il succo della vicenda avviata recentemente dal Parlamento francese sul DRM e che aveva suscitato le ire del mondo high-tech (e di Apple in particolare) e i contemporanei apprezzamenti dal fronte anti-DRM. In ballo era la questione dell’interoperabilità dei sistemi, che doveva essere garantita dai vari produttori. Norma che, pur inserita nella nuova legislazione in tema di copyright, ora è stata invece emendata, anzi stravolta: in pratica, il “compromesso” raggiunto nelle ultime ore consente a servizi come iTunes di continuare a rimpinzare la musica scaricata e pagata legalmente online con le tecnologie di Digital Rights/Restrictions Management, purché si ottenga il permesso del titolare del diritto d’autore sull’opera specifica. Ovvero: Apple & Co. potranno continuare a criptare i file con il DRM fintanto che tali restrizioni siano “aggiuntive o indipendenti da quelle esplicitamente decise dai titolari del copyright”. Certo, non sono mancate le tipiche manfrine tra maggioranza ed opposizione (alcuni esponenti socialisti hanno abbandonato l’aula), né dichiarazioni tipo «abbiamo trovato l’equilibrio tra il rispetto dei diritti degli autori francesi e il riconoscimento della libertà degli utenti Internet», citando Christian Vanneste, portavoce della Commissione che ha combinato il papocchio. Ma il punto è che la nuova stesura rimette tutto com’era prima del polverone, annullando di fatto le speranze su un’iniziativa legislativa tesa ad opporsi alla diffusione del DRM. Potevamo forse attenderci qualcosa di diverso?
Lavoratori autonomi e piccole e medie imprese sono il target dell’incontro che si terrà lunedì prossimo, 26 giugno, a Bologna presso la sede dalla Fondazione Aldini Valeriani. La quale, con il contributo dell’amministrazione provinciale e del Fondo sociale europeo, presenterà un confronto sul software libero e sul cambiamento nei confronti dell’approccio all’informatica. A partire dalle 14, dunque, si spazierà tra le nuove possibilità offerte all’imprenditoria dal software libero, l’illustrazione di casi concreti, le opportunità che derivano dal settore pubblico e dagli istituti di formazione. La partecipazione è gratuita, ma è richiesta l’iscrizione, per la quale è stato messo a disposizione un modulo ad hoc.
Giunti alla metà del cammino di revisione (durata prevista un anno) della licenza caposaldo del software libero, la GNU GPL, la Terza Conferenza Internazionale sulla GPLv3 si tiene a Barcellona, Spagna, il 22 e 23 giugno. L’evento si svolgerà nel Centro di Cultura Contemporanea, nel cuore della città, con interventi tra gli altri di Richard Stallman, presidente della FSF, Eben Moglen, presidente del Software Freedom Law Center, Georg Greve, presidente della FSF Europe e Harald Welte, fondatore del progetto GPL-violations. Tutti gli interventi saranno tenuti in inglese, ad eccezione di uno in spagnolo, con traduzioni simultanee integrali. L’ingresso è gratuito, ma è necessario pre-registrarsi. Secondo George Greve, «A volte la gente crede che la GNU GPL sia esistita da sempre, e non si potrebbe biasimarli. Pubblicata nel 1991, la GNU GPL ha dimostrato di essere eccezionalmente valida durante tutti i quindici anni trascorsi da allora. Con un successo così grande si vorrebbe modificare il meno possibile. Ma ci sono cambiamenti, sia nell’ambiente tecnico e legale, sia in quello del Software Libero e della relativa comunità, che hanno reso consigliabili alcune modifiche. Il processo per aggiornare la licenza mira a formare un team globale per la stesura finale della GPLv3, a cui ognuno è invitato a partecipare: essere presenti alla conferenza di Barcellona è uno dei modi migliori per farlo».
«Ci sono buoni motivi per ritenere che il DRM venga usato primariamente per segmentare il mercato - essenzialmente, per discriminare contro i consumatori australiani - anziché promuovere la produzione di contenuti. L’OSIA [Open Source Industry Australia] vorrebbe vedere invece il governo sostenere attivamente la produzione e la distribuzione di contenuti, piuttosto che i modelli del DRM che mirano a bloccarle». Questa l’opinione di Brendan Scott, avvocato di Sidney che opera come portavoce del movimento contro la ferrea applicazione dei DRM anche in Australia. In particolare ci si oppone ad alcune modifiche dell’attuale normativa sul diritto d’autore, proposte recentemente dall’Attorney General, che finirebbero per bloccare l’innovazione e aumentare le cause legali. Secondo Scott, la diffusione e la tutela garantita alle tecnologie DRM hanno già creato «un ambiente pieno di rischi legali» dove molti distributori locali del sistema GNU/Linux hanno «talmente paura di essere denunciati» che omettono di includere il software per la riproduzione di DVD. «L’editoria digitale australiana si trova in uno stato comatoso per via delle eccessive regolamentazioni e il DRM ne copre una buona fetta», ha concluso l’avvocato. «L’editoria nazionale è destinata a languire finchè questi rischi non vengano enormemente ridotti — non enormemente aumentati».
In questi tempi di banda larga generalizzata, o quasi, il VoIP (Voice over Internet Protocol) attira un po’ tutti—pur se non sempre funziona a dovere, ammettiamolo. E quel che è più grave, il dilagare di Skype impedisce l’interoperabilità con gli altri software e sta facendo terra bruciata tutt’intorno, riproponendo certi scenari dell’epoca pre-Mozilla nel campo dei browser. Ma come già segnalato, c’è un pacchetto libero per il VoIP che sta facendo grossi progressi: si tratta del francese Wengophone, software libero che supporta il protocollo standard SIP e offre piena compatibilità con il resto del mondo. L’interesse della comunità per tale pacchetto ha ora spinto Marco Marongiu, del Gruppo Utenti Linux Cagliari, a curarne un dettagliato profilo (in inglese) e a farne le prove di strada, confrontandolo passo passo con Skype per stilarne infine un giudizio decisamente positivo (in attesa comunque della versione più stabile). Lo sottolinea la chiusura dell’articolo, appena apparso su Free Software Magazine: «Quando uscirà, Wengophone 2.0 avrà tutto quello che ci offre Skype: oltre a essere software libero e multi-standard, supporta messaggi SMS e chiamate in video. Non perdiamo l’occasione di assaporarlo in anticipo e unirci alla rivoluzione del software libero nel VoIP. E se possiamo, non lesiniamo un contributo economico alla comunità di sviluppo».
Malgrado ciò che sostengono gli spot terroristici di Business Software Alliance e SIAE, copiare software non è reato. Con questo titolo si terrà un incontro mercoledì 21 a Padova nell’ambito della gesta del Sherwood Festival 2006. Curato da CopyRiotCafè, il dibattito, coordinato da Lele Rozza (Attivazione.org), prevede la partecipazione di Benedetto Vecchi, Il Manifesto, Carlo Gubitosa, autore del libro “Elogio della pirateria”, Alessandro Rubini, programmatore, Paolo Didonè, presidente dell’Associazione software libero, Davide Dozza, del progetto Openoffice.org, Sandro Metz, consigliere regionale Verdi Friuli Venezia Giulia. Interverrà anche Antonella Beccaria. Il festival ha luogo presso il parcheggio nord Stadio Euganeo di viale Nereo Rocco.
Si intitola «Free/Libre software and free data formats in public administration» il corso di EIPA (European Institute of Public Administration) con la collaborazione di FSFE che si terrà a Milano i prossimi 6 e 7 luglio. Destinato ai decisori della PA, agli avvocati e ai politici della pubblica amministrazione italiani ed europei, punta ad approfondire gli aspetti legati agli standard, all’interoperabilità. Una particolare attenzione verrà posta alle problematiche dell’acquisizione di software con licenze libere. Prestigioso il parterre dei docenti, composto da due rappresentanti della Commissione Europea, legali, professori universitari e rappresentanti delle PA italiane che negli anni hanno a lungo lavorato con il software libero. Le lezioni, durante le quali verrà distribuito materiale didattico, saranno in italiano, con gli interventi della CE in inglese. Per maggiori informazioni e per iscrizioni (che dovranno giungere entro venerdì 30 giugno), è possibile contattare il coordinatore del corso, Davide Minelli, al numero 02-67100600 oppure per posta elettronica all’indirizzo d.minelli@eipa-it.com.
Per appronfondimenti e iscriversi:
Il programma del corso
La scheda di iscrizione
Racconti di fantascienza a concorso, ma solo se scritti e salvati come Open Document Format (ODF). L’iniziativa si chiama I Racconti dell’Oltrecosmo e nasce dalla collaborazione tra il comitato organizzatore della competizione letteraria e PLIO, Progetto Linguistico Italiano OpenOffice.org. Come inviare dunque le proprie opere? Come recita il bando, va bene il formato di OpenOffice.org, oppure «sebbene non consigliato, il formato Rich Format Text (RTF)». Il termine ultimo per l’invio dei racconti è il 30 settembre e i vincitori verranno nominati il prossimo gennaio. Le loro opere verranno racchiuse in un’antologia scaricabile dal sito del concorso e distribuita su carta tramite Lulu.com.
Qualche settimana fa Microsoft accusava Adobe di voler fare causa a Microsoft se non avesse rimosso la funzione ’salva come PDF’ dalla futura versione di MS Office. Secondo Microsoft, Adobe (proprietaria del formato aperto PDF) ha rotto le trattative dopo oltre 4 mesi di discussione minacciando di ricorrere all’antitrust europeo se non avesse fatto pagare separatamente il supporto al formato PDF.
Alcuni avevano già interpretato il linguaggio degli avvocati di Microsoft come un tentativo di coprire Adobe con cattiva luce e, implicitamente, accusarli degli aumenti del prezzo della nuova versione di Office. Oltre al prezzo, c’è anche la pedina XPS, il nuovo formato di Microsoft concorrente diretto del PDF. Vicenda intricata, giocata in punta di cannone (Ballmer non sembra il tipo da fioretto), per giustificare prezzi alti, funzioni assenti e spinta dell’ennesimo formato proprietario.
Finalmente è arrivata il chiarimento di Adobe sul contenuto della discussione in corso. Adobe dichiara di ‘non aver mai pensato di fare causa a Microsoft’. Il comunicato chiarisce che Adobe è impegnata a mantenere l’implementazione Microsoft del formato PDF aderente alle specifiche dello standard, evitando la tentazione in stile Microsoft di ‘abbracciare ed estendere’.