Australia: il DRM danneggia l’innovazione e l’editoria digitale
«Ci sono buoni motivi per ritenere che il DRM venga usato primariamente per segmentare il mercato - essenzialmente, per discriminare contro i consumatori australiani - anziché promuovere la produzione di contenuti. L’OSIA [Open Source Industry Australia] vorrebbe vedere invece il governo sostenere attivamente la produzione e la distribuzione di contenuti, piuttosto che i modelli del DRM che mirano a bloccarle». Questa l’opinione di Brendan Scott, avvocato di Sidney che opera come portavoce del movimento contro la ferrea applicazione dei DRM anche in Australia. In particolare ci si oppone ad alcune modifiche dell’attuale normativa sul diritto d’autore, proposte recentemente dall’Attorney General, che finirebbero per bloccare l’innovazione e aumentare le cause legali. Secondo Scott, la diffusione e la tutela garantita alle tecnologie DRM hanno già creato «un ambiente pieno di rischi legali» dove molti distributori locali del sistema GNU/Linux hanno «talmente paura di essere denunciati» che omettono di includere il software per la riproduzione di DVD. «L’editoria digitale australiana si trova in uno stato comatoso per via delle eccessive regolamentazioni e il DRM ne copre una buona fetta», ha concluso l’avvocato. «L’editoria nazionale è destinata a languire finchè questi rischi non vengano enormemente ridotti — non enormemente aumentati».
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