GNUvox

La voce del software libero

Archive for Maggio, 2006

Equo, solidale e anche libero

Martedì, Maggio 16th, 2006

Progetto e3gL’economia solidare si basa sul software libero. O almeno una parte di essa. Il Progetto e3g, dedicato alle attività delle Associazione Botteghe del Mondo e della rete Gruppi di Acquisto Solidale, presenterà alla manifestazione Tuttaunaltracosa 2006, la festa mercato del commercio equo e solidale in programma a Milano dal 19 al 21 maggio prossimi, due risultati del lavoro condotto. Si tratta di Equogest e GestiGAS. Ad intervenire, domenica 21 a partire dalle 11, per spiegare genesi, evoluzione e risultati del progetto saranno Andrea Piazza (Equogest), Marco Munari (Retegas), Fabrizio Balliano (Crealabs), Mirko Marelli (Assobotteghe).

Interoperabilità: oggi no, domani forse, dopodomani di sicuro

Martedì, Maggio 16th, 2006

Alla chiusura del Linux World Summit di Milano, una notizia ha assunto una discreta rilevanza: Microsoft, presente alla manifestazione, con la sua partecipazione testimonierebbe «un chiaro segnale dell’apertura al confronto con il mondo dell’open source che ha caratterizzato il posizionamento della società negli ultimi anni». Sarà vero? A giudizio di Free Software Foundation Europe, qualche perplessità esiste perché la società americana sta facendo capire che realizzare l’interoperabilità è facile quando si hanno a disposizione gli RFC, le specifiche, gli standard e il codice sorgente con licenza liberale (MIT/BSD) delle implementazioni di riferimento.
Facile l’interoperabilità di Microsoft, che rimane a senso unico: Windows Server MS con servizi NFS, autenticazione da client Unix su Active Directory usando i client Kerberos e LDAP. Ma il contrario? Ovvero, quando il server è Unix/GNU, come mai non si può essere interoperabili con i client Windows? A precisa domanda di Stefano Maffulli alla sessione sul perché le informazioni di interoperabilità sono negate tout court da Microsoft oppure nascoste dietro accordi di non divulgazione da cento pagine, l’evangelista Microsoft ha tentato di dire che «le informazioni sono a disposizione di chi le chiede», salvo poi, avendo riconosciuto che a FSFE sono noti tutti i dettagli di quel «sono a disposizione», si è corretto dicendo che «possiamo parlarne per metterli su Port25, credo che non ci saranno problemi».
Al che non restava da fare una battuta facendo notare che quelle informazioni le aspetta la Commissione Europea e se le avranno toglieranno la multa.

Software libero, favole e peluche

Lunedì, Maggio 15th, 2006

software liberoViene rilasciato con licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.1 Japan License - ed è fruibile in lingua giapponese e inglese - la storia del software libero spiegata come se fosse una favola. Si tratta di Fairy tale of OpenSource, progetto nato dall’idea di Yutaka Kachi e tradotta da Mikiko Kachi. Testi brevi e illustrazioni accompagnano il testo, suddiviso in tre capitoli, che risulta un interessante strumento per iniziare ad addentrarsi in argomenti come licenze, modalità di rilascio, copyright e comunità. La prima favola però compie una semplificazione scorretta, paragonando il software ad un albero di mele: purtroppo però così si rischia di confondere chi ascolta, perché le mele si consumano con l’uso, il software no.
Altro strano esperimento è quello di OpenPuppets. Stavolta la lingua parlata è lo spagnolo (anche se la versione inglese rimane sempre a disposizione) e lo scopo del progetto è quello di dare fisicità alle mascotte dei progetti che si rifanno al software libero. In questo caso il materiale è rilasciato con una licenza Creative Commons poco liberale. A iniziare l’attività è stata la Orgánica Design. Da visitare gallerie, fumetti e gadgettistica varia.

Bassano del Grappa: nasce nuovo LUG

Lunedì, Maggio 15th, 2006

LUGUn nuovo Linux User Group (LUG) va a arricchire il panorama italiano dei gruppi e delle associazioni che contribuiscono alla diffusione del software libero in Italia. Si tratta del LUG di Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, che prende le mosse dalla «possibilità di condividere le conoscenze di utilizzatori Linux geograficamente vicini e poter organizzare incontri per coinvolgere sempre più persone interessate all’uso del sistema operativo», si legge sul comunicato diffuso in giornata. Le energie non sembrano mancare tanto che sono sulla linea di partenza i primi incontri per coordinare le attvità future del gruppo.

Per approfondire
L’elenco dei LUG italiani

TC e DRM: dopo lo studio

Sabato, Maggio 13th, 2006

against tcpaLa giornata di studio sul Treachrous Computing (l’informatica infida) ha gettato sicuramente più luce su un tema ancora troppo poco noto ai più. Fortunatamente il gruppo no1984.org ha collaborato con il Dipartimento di Informatica e quello di Comunicazione, così che anche alcuni docenti e studenti di materie umanistiche si sono fatti un’idea di quali sono i rischi (tanti) nascosti dietro queste tecnologie. Durante l’intera giornata giustamente i ricercatori informatici hanno operato giusti distinguo sulle differenze tra le specifiche della TC, le implementazioni esistenti e i Digital Restrictions Management (DRM), chiarendo che questi sono domini separati che si incrociano solo casualmente.

Finalmente l’intervento del prof. Pasquinucci mi ha dato modo di capire perché alcuni propagandano il TC come soluzione per aiutare gli amministratori di sistema ad evitare i rischi dei rootkit e di codice maligno in generale. Con il TC ad ogni programma può essere assegnata una serie di permessi di azioni che può compiere; le azioni non permesse vengono vietate dall’hardware.

Continua da sopra:

Pur con questo chiarimento, il mio dubbio di fondo, però, rimane: chi sceglie quali azioni possono essere o no compiute dal software? Secondo Pasquinucci al momento non possiamo dirlo con certezza perché la specifica parla solo di un generico ‘Security Officer’: può essere il venditore di computer oppure l’utente. In entrambi i casi abbiamo un problema, perché fidarsi di terzi non controllabili è inaccettabile mentre fidarsi degli utenti porta agli stessi rischi di malconfigurazioni che oggi portano a virus, trojan e altre schifezze.

La mia seconda obiezione verso il TC riguarda i bug: quando questi esistono nel software possono essere corretti; se invece gli errori sono nell’hardware allora dobbiamo cambiare computer per risolverli. Il prof ha accolto la mia obiezione, aggiungendo che comunque l’hardware del TC è sostanzialmente semplice e pertanto dovrebbe essere meno probabile che si incorra in errori gravi. La presentazione immediatamente successiva ha illustrato un bug nella specifica del TC, quasi a conferma che questo TC non è una panacea.

Dunque mi chiedo: se il TC ha vantaggi non chiari e comunque limitati, specie in ambito server, peraltro ottenibili con altri sistemi (tipo smartcard); se d’altro canto il TC viene spinto così tanto dai potenti dell’intrattenimento per equipaggiare i computer domestici (e non i server), allora il bel discorso scientifico non quadra più e corre l’obbligo di iniziare a pensar male: si fa peccato, ma raramente si sbaglia.

Software libero, pubblicazioni e stato dell’arte

Venerdì, Maggio 12th, 2006

OISNFornire informazioni e strumenti ai politici e ai funzionari delle pubbliche amministrazioni perché possano avviare - portandolo a compimento - un percorso di informatizzazione avvalendosi del software libero. È questo il messaggio di base che traspare dall’intervista rilasciata a Newsforge da Kenneth Wong e Phet Sayo, autori di Free and Open Source Software (FOSS) - A General Introduction pubblicato dall’International Open Source Network, iniziativa dell’United Nations Development Programme (UNDP), dell’Asia Pacific Development Information Programme (APDIP) con il supporto del canadese International Development Research Centre (IDRC). Nel corso del dialogo con il giornalista, Rod Amis, vengono presentati casi di successo in Europa, Stati Uniti e Asia, si parla dell’importanza della localizzazione e si traccia un bilancio di ciò che è stato proposto e attuato dal WSIS (World Summit on the Information Society).

Il testo completo dell’intervista: A FOSS primer for international policy-makers

Il kernel Linux adotterà la GPLv3?

Venerdì, Maggio 12th, 2006

“È probabile che la GPLv3 venga adottata per il kernel Linux, secondo il luminare Bruce Perens. «Si sta negoziando… prevedo che i produttori embedded, la Free Software Foundation e Linus porteranno la licenza a un livello capace di soddisfare tutti», sostiene Perens. E aggiunge: «Ci stanno lavorando persone come Eben Moglen, che sa come mettere d’accordo la gente».” Questa l’apertura di un articolo di LinuxDevices.com che ha interpellato Perens soprattutto rispetto a un passaggio dell’intervento di Richard Stallman alla recente conferenza sulla GPLv3 di Porto Alegre, dove si suggeriva che “la nuova licenza richiede ai dispositivi di usare kernel modificati dall’utente, se basati su software sotto licenza GPL, imponendo la diffusione delle chiavi usate per firmare i sistemi operativi binari”. Inizialmente Linus Torvalds avrebbe definito “follia” tale requisito della “condivisione delle chiavi” previsto nella bozza della GPLv3, ma secondo Perens ne avrebbe frainteso la portata rispetto alle chiavi crittate personali degli sviluppatori. Affrontando analoghi dettagli tecnico-semantici del documento, Perens connclude ribadendo comunque la sostanza del nuovo testo della licenza: «Qui stiamo parlando di policy su tecnologie direttamente connesse all’innovazione. Per ragioni sociali e collettive, esistono buone motivazioni per tutelare la libertà di tutti di poter manipolare il codice».

Il DRM minaccia l’intera cultura

Giovedì, Maggio 11th, 2006

GroklawIl draconiano regime imposto dal DRM sta facendo crollare il sistema delle biblioteche pubbliche, tradizionale pilastro della cultura moderna, soprattutto quella di stampo anglosassone. I materiali cartacei, che una volta chiunque poteva prendere in prestito e usare variamente in base alle norme sull’uso legittimo, nell’odierno formato digitale risultano invece alterati al punto da limitare queste libertà garantite per legge. Ciò grazie al software restrittivo del DRM che impedisce, ad esempio, di estrapolare dei passaggi per le comuni citazioni oppure permette di far evaporare letteralmente i materiali dopo un certo periodo di tempo prefissato dall’editore. Questo il succo di un lungo ed esaustivo articolo apparso nei giorni scorsi su Groklaw relativo alla situazione della New York Public Library e ancor più della British Library. Dove si ribadisce come tali tecnologie «non solo modificano l’esistenza stessa delle biblioteche, ma trasformano il modo di reperire e usare la conoscenza…consentono a corporation come Adobe di imporre la legge applicando qualsiasi restrizione scelta da autori ed editori al di sopra di tale legge». Alla sbarra è l’annullamento di fatto dell’uso legittimo nonché del pubblico dominio, come sottolinea un blog di ZDNet che riprende l’articolo di Groklaw: «Quando i libri vanno fuori catalogo… autori ed editori andrebbero forzati a donare le loro opere alle biblioteche in base a licenze ‘open source’; altrimenti il regime chiuso sulle parole farà crollare l’intera torre della conoscenza». Analogamente per opere di cui non è possibile rintracciare gli attuali detentori dei diritti (i cosiddetti ‘lavori orfani‘), tale “codice” dovrebbe finire rapidamente in un bacino comune «onde far crescere le proporzioni della torre della conoscenza». In definitiva, chiude l’analisi di Groklaw, «il DRM non funziona, né bloccherà i veri criminali. Tutto ciò che farà sarà infastidire e degradare le persone oneste… e consentire ai monopoli di rimanere tali».

Giornata di studi sul Treacherous Computing

Giovedì, Maggio 11th, 2006

Benché alcuni lo chiamino ‘Trusted computing’ (computer fidato, dalle case discografiche) per gli utenti di computer è più corretto definirlo ‘infido‘ o ‘truffaldino‘.
Per fare un po’ di chiarezza sul tema, il Dipartimento di Informatica e Comunicazione e il Dipartimento di Scienza dell’Informazione dell’Università di Milano hanno organizzato una giornata di studio sull’informatica infida. Saranno presenti ricercatori del gruppo no1984.org, esperti della materia e animatori del dibattito su queste piattaforme.
Stefano Maffulli, coordinatore italiano di FSFE, presenterà le novità della bozza di licenza GNU GPLv3 che riguardano la piattaforma informatica infida e i Digital Restrictions Management.
La giornata di studio si svolgerà Venerdì 12 Maggio, a Milano, presso la sede del DiCO. Il programma è sul sito dell’evento.

L’ecosistema OpenDocumentFormat

Mercoledì, Maggio 10th, 2006

Linux World SummitOra che finalmente il formato OpenDocument è uno standard ISO, non ci sono più ostacoli per adottarlo come ha fatto il Commonwealth del Massachusetts e come stanno valuntando anche altri stati. Il valore di ODF è che è un formato maturo: il comitato OASIS ha iniziato a discuterne a fine 2002, quando OpenOffice.org iniziava a sviluppare la versione 2.0. Insieme a Sun e IBM, hanno definito lo standard anche Corel, KDE, Adobe e due produttori di sistemi di trattamento documentale (Speedlegal e Arbortext). Microsoft scelse di non partecipare al processo di definizione dello standard, pur essendo membro di OASIS. ODF è stato approvato a metà del 2005, pochi mesi prima che fosse rilasciato OpenOffice.org 2.0, all’epoca l’unico programma che lo supportava. Oggi ODF è supportato anche da Koffice, IBM Workplace, Abiword, Writely e molte altre. È uno standard maturo e internazionale. Inoltre anche l’Unione Europea potrebbe adottarlo nella sua infrastruttura di eGovernment.

Continua da sopra:

Microsoft intanto continua imperterrita ad evitare gli standard e a volerli cambiare per controllare i propri clienti. Tom Robertson, general manager degli gtandard per Microsoft, ha dichiarato a eweek che

gli standard non sono sempre adeguati. E nei casi in cui lo sono, bisognerebbe standardizzare solo il necessario”.

Cioè Microsoft insiste nella pratica che l’ha portata a perdere le cause antitrust, in Europa e in USA: modifica gli standard di mercato per esercitare un controllo illecito su di esso. La proposta di Microsoft, citata anche sull’ultimo numero di Nova24, supplemento tecnologico che il giovedì esce insieme al Sole 24 Ore, è indietro almeno tre anni: non c’è disponibile un solo programma che usi lo standard Microsoft OpenXML, lo standard stesso è saldamente e unicamente in mano a Microsoft, lo standard non è ancora uno standard internazionale. La distanza tra gli innovatori e Microsoft è sintetizzata in questa immagine:

A riprova della flessibilità di ODF, è stato rilasciato un plugin per Microsoft Office che permette agli utenti della suite per ufficio di Redmond di importare ed esportare file in formato ODF: un altro successo per l’ecosistema ODF.