Lo afferma sul suo blog il giornalista Matt Asay. Che la prende un po’ alla larga. La “questione della fiducia”, infatti, è stata oggetto di un master in analisi dei conflitti internazionali e, prendendo in esame l’«imminente collasso dell’egemonia statunitense», si è rifatto ad alcune letture in argomento. Notando che «il 60 per cento dei consumatori considera l’accesso al codice sorgente molto importante» anche se la maggior parte poi non se ne fa nulla. Ma potrebbe. E tanto basta. Del resto, dal punto di vista aziendale, la scelta tra il fai da te e il ricorso a servizi professionali rende le soluzioni più interessanti senza contare che, nel momento in cui si firma un preventivo, si possono avere tutte le informazioni di cui si ha necessità. Piena conoscenza, quindi, significa piena consapevolezza dei costi (come spiega anche l’immagine che segue, tratta da una slide del gruppo di lavoro di Asay), dei rischi e dei benefici. Il che, detto in altre parole, vuol dire piena fiducia.

Tempi sempre più duri per i cinesi che s’avventurano online. Dopo i cyber-dissidenti in carcere e le censure continue dei motori di ricerca, il governo abbraccia senza riserve il DRM. Come riporta oggi Punto Informatico, la Repubblica Popolare Cinese ha uniformato ai dettami del WTO le proprie norme riguardo diritto d’autore e brevetti, in seguito ad intense pressioni diplomatiche da parte degli Stati Uniti: a partire dal prossimo luglio, l’uso di dispositivi hardware o software per intaccare i sistemi di protezione anti-copia costituirà reato. Mentre non si è ancora spenta l’eco della prima uscita di Defective by Design a Seattle come lancio della campagna USA contro l’introduzione diffusa di hardware dotato di DRM, questo passa invece senza problemi nell’impero cinese, insieme ad altre pesanti restrizioni delle libertà digitali, come uno degli strumenti-principe per imporre lo scenario sempre più stringente della libera iniziativa tanto amato delle autorità statunitensi. Un’accoppiata davvero preoccupante.
Si terrà dall’8 al 10 giugno prossimi a Como la seconda edizione della OSS 2006 (International Conference on Open Source Systems), appuntamento che vede in prima linea l’università di Milano in collaborazione con centri di ricerca italiani e stranieri. Partendo dalla diffusione che il software libero sta registrando nel momento, scopo dell’evento è di fare il punto da diverse prospettive non solo tecnologiche: si parlerà di aspetti politici ed economici, amministrativi e aziendali, antropologici e sociologici. Osservatorio tecnologico del MIUR, politecnico di Bari, università di Bolzano saranno gli enti ospitati accanto all’università di Limerick, a quella della California, alla Carnegie Mellon University e alla Syracuse University. Sul sito web della conferenza, sono disponibili il programma e elenco degli interventi.
«La nostra comunità è in fermento per la recente voce secondo cui Sun avrebbe reso software libero (o “open source”) l’implementazione di Java. Qualche leader ha perfino ringraziato pubblicamente Sun per il suo contributo. E quale sarebbe il nuovo contributo di Sun alla comunità FLOSS? Nessuno. Assolutamente nessuno». Questa la puntualizzazione di Richard Stallman su questo ‘curioso incidente’ riguardo Java, il quale rimane software proprietario proprio come prima. Anzi, aggiunge RMS, «non si avvicina neppure ai criteri del software libero o a quelli analoghi ma leggermente più generici dell’open source. Il suo codice sorgente è disponible soltanto sottoscrivendo un Non Disclosure Agreement». Da dove arrivano allora simili supposizioni? Il fatto è semplicemente che Sun ha attivato una redistribuzione “più conveniente” dei relativi file binari. In tal modo, conclude Stallman, «le distribuzioni GNU/Linux possono includere la piattaforma non-libera Java, proprio come qualcuna vi inserisce il driver non-libero nVidia. Ma lo fanno al prezzo di diventare non-liberi». Chiaro il concetto, no?
Il software libero è approdato in televisione ieri. È vero, per pochi minuti, alla fine di una trasmissione di prima serata che però finisce per essere collocato quasi in seconda e con qualche taglio effettuato in fase di montaggio che fa sembrare questo mondo un po’ più gratuito di quanto non sia in realtà. Ma importa poco. Si sta parlando di Report, ciclo di approfondimenti giornalistici capitanato da Milena Gabbanelli. E nello specifico ci si riferisce a Goodnews, rubrica a chiusura della trasmissione intitolata Lunga vita al PC di Giuliano Marrucci. Protagonisti i ragazzi del Golem, Gruppo Operativo Linux Empoli. Il quale - come hanno spiegato Alberto Gistri, Dario Faggioli e Alessandro Ugolini - recupera computer dismessi da pubblica amministrazione o aziende private, vi installa GNU/Linux e applicativi liberi e li porta nelle scuole del comprensorio permettendo agli allievi di utilizzare l’informatica e Internet nelle normali lezioni quotidiane. Un bell’esempio e un buon messaggio a chiusura del servizio: «Non buttate i computer, regalateli alla scuola».
Ferma la repressione su Internet, proteggi l’umanità, questo il titolo della nuova campagna lanciata da Amnesty International.
Internet è diventata la nuova frontiera nella lotta per la tutela dei diritti umani, man mano che i governi—con l’aiuto di alcune tra le maggiori aziende info-tech del mondo—reprimono la libertà d’espressione. Chat room monitorate. Siti web bloccati. Motori di ricerca censurati. Gente sbattuta in prigione semplicemente per aver diffuso e condiviso informazioni.
Per far fronte a questa nuova minaccia, Amnesty International e The Observer hanno avviato questa nuova iniziativa comune. La campagna porterà in primo piano gli individui condannati al carcere per aver espresso pacificamente il proprio pensiero online. Metterà allo scoperto il ruolo delle grandi aziende informatiche che collaborano con i governi nazionali nella respressione dei diritti umani. E punterà a superare la censura consentendo alla gente di diffondere quelle informazioni che le autorità hanno cercato di bloccare.
http://www.c-f-1.com/HTMLEmail.aspx?emailid=MTA5MjExMzc5
http://www.amnesty.org.uk/
http://irrepressible.info/
http://www.opennetinitiative.org/
Riceviamo e volentieri rilanciamo questa segnalazione da Enrico Rubboli.
Anni fa i sistemi operativi degli utenti non erano dotati di posta elettronica né di browser. Ricordo bene quando Mosaic (allora era il browser più diffuso) e il suo neonato rivale Netscape Navigator si contendevano il primato nella guerra dei browser. Poi nacque Internet Explorer che spiazzò tutti proprio perchè incluso all’interno di Microsoft Windows 95. Da allora Microsoft riuscì a portare via utenti Netscape quotidianamente anche grazie alla differente implementazione degli standard. Da allora la quasi totalità dei browser è IE portando (ahimè) molti sviluppatori di siti internet a realizzare codice non conforme alle specifiche ma soltanto a Internet Explorer—la famosa frase: “si consiglia l’uso di Internet Explorer X o successivi”, magari con il mini-logo animato al fianco. Lo stesso discorso si può fare all’incirca analizzando ciò che è successo con Lotus 123 e Microsoft Excel, e chi ricorda più WordStar o WordPerfect? Il continuo rosicchiare utenti agli altri applicativi è stato possibile perchè non esisteva nessuno standard (leggi interoperabilità), così l’azienda con in mano le redini della distribuzione del software è riuscita con la sua posizione dominante a spazzare via la concorrenza. A lungo andare il mercato ha trovato nei prodotti Microsoft uno standard de facto ed oggi chi vuole utilizzare altri software deve scontrarsi con i noti problemi di compatibilità proprio perchè non c’è interoperabilità tra i diversi prodotti.
Il testo integrale: Un buon motivo per non usare Skype
Lo sforzo di sviluppo per computer a basso costo per le nazioni in via di sviluppo da parte dell’organizzazione non profit “Un laptop per ogni bambino” (The One Laptop Per Child) ha fatto un altro passo verso la catena di montaggio in serie. Hanno infatti preso il via a Cambridge, Massachusetts, gli incontri volti a dimostrare i prototipi funzionanti costruiti dalla taiwanese Quanta. Questi sistemi hanno display da 800×400 pixel, wi-fi, non hanno dischi rigidi e usano solo software libero.
Maggiori dettagli via ZDnet.
La mostra-convegno GIRA E RESPIRA è giunta alla sua seconda edizione. Promossa da Legambiente in collaborazione con il Politecnico di Milano, è volta a diffondere stili di vita sostenibili mettendo in relazione, attraverso un format espositivo unico nel suo genere, aziende con una forte responsabilità sociale e particolarmente sensibili alle problematiche ambientali, amministrazioni promotrici di politiche ambientali e sociali, organizzazioni non-profit e liberi cittadini. L’edizione di quest’anno affronta il concetto di COMUNITÀ DELL’ABITARE.
“GIRA E RESPIRA 2006″ si svolge presso gli spazi del Politecnico di Milano, da mercoledì 24 a domenica 28 maggio. Fellowship di FSFE coordina il seminario dal titolo abitare e costruire spazi digitali. Software libero e curiosità. Venerdì 26 maggio, AULA ROGERS, ore 14.30/17.30. L’ingresso è libero, tutto il giorno, Politecnico di Milano Spazio Mostra “Guido Nardi” Via Ampere, 2. Fellows di FSFE e altre associazioni milanesi illustreranno in modo giocoso e creativo il valore del software libero nella società.
Pochi giorni fa, a commento dello scandalo che sta travolgendo il mondo del calcio italiano, alcuni osservatori definivano i mondiali l’unico evento—dopo le Olimpiadi—che unisce il pianeta. E probabilmente è (almeno in parte) vero. Anzi, verissimo. Tant’è che, con l’approssimarsi dell’edizione Germania 2006, anche il mondo del software libero scalda i muscoli e fornisce strumenti ad hoc. È il caso di FootieFox, un plug in per Mozilla Firefox con cui assistere agli incontri in programma. Che cosa offre all’utente questo pezzetto di software? Visualizza l’andamento dei risultati, consente di seguire una ventina di coppe europee e segnala (esulta?) quando qualcuno segna un gooool - oltre a svariate funzionalità minori. Per saperne di più, in lingua italiana, basta consultare la sezione specifica del sito Extenzilla.org.