GNUvox

La voce del software libero
Aprile 22nd, 2006
by Redazione

Stallman, Lessig e Mako Hill a confronto sul DRM

Sulla questione del DRM, com’è noto recentemente Sun e altri hanno parlato di ‘DRM open source’ come possibile soluzione alle restrizioni imposte da tali tecnologie. Una posizione appoggiata perfino da Lawrence Lessig pur se con vari distinguo, e su torna ora un interessante articolo di The Register, in cui vengono intervistati (via email) lo stesso Lessig, Stallman, e Benjamin Mako Hill, attivista/programmatore di Debian.
Spiega Stallman: «Il punto centrale DRM è negare la libertà degli utenti e impedire loro di controllare il software usato per accedere a certi dati. Questo è esattamente l’opposto dei nostri obiettivi. I quali non si possono raggiungere usando un programma libero che implementi il DRM. Ciò non ne migliorebbe la libertà. Perciò dal punto di vista del movimento del software libero, un programma che produce la ‘TiVo-izzazione’ non è affatto positivo, perché non produce quella libertà che è alla base del software libero».
Cos’è la TiVo-izzazione, Richard?, chiede Andrew Orlowski, corrispondente da San Francisco della testata inglese.
«TiVo usa un sistema GNU/Linux ridotto all’osso, incluso il kernel rilasciato sotto licenza GPL e i cui sorgenti sono dunque liberamente disponibili. Ottima storia, eccetto che per un particolare», replica Stallman. «Se installiamo una versione modificata di tale software, non funziona. L’hardware è stato impostato in modo da accorgersi se c’è una versione modificata e non la fa girare». Rispetto alle quattro libertà fondamentali del software libero, «formalmente TiVo riconosce la libertà numero uno (l’utente ha la libertà di modificare il programma secondo i propri bisogni) ma praticamente non è così; diventa una mistificazione».

Continua da sopra:

Aggiungendo come l’esempio sia significativo, poiché è chiaro che non ci si può aspettare che il mercato rispetti simili libertà. «Se il TiVo fosse solo uno tra molti prodotti che usano quel software, ciò potrebbe essere poco importante. Potrebbe andar bene così, e nessuno userebbe più il TiVo. Ma in realtà, spesso non esistono alternative, e sappinao che le grandi aziende sono tutte d’accordo nel fare in modo che non ci siano alternative. Perciò non possiamo affidarci semplicemente alla competizione del mercato per risolvere il problema», aggiunge Stallman. La cui posizione, in sintesi, è che il DRM non sarà mai ‘libero’ e che dobbiamo opporci con forza onde affermare il “principio morale” del software libero e quello pratico della tutela della libertà numero uno.

Proprio a livello pragmatico, invece Lessig ritiene che «dovendo convivere con il DRM almeno per i prossimi cinque anni» forse è il caso di cercare soluzioni di compromesso, come quella proposta da Sun, appunto — ribadendo però di non aver affatto appoggiato tale proposta: «Non c’è disaccordo sull’obiettivo finale: nessun DRM». Argomentando meglio la propria posizione, Lessig aggiunge: «Possiamo vincere questa battaglia senza dover eradicare il DRM da ogni angolo del cyberspazio. Piuttosto, considero la guerra sul DRM in maniera analoga a quella sul software libero. Questo vince la guerra quando diventa la piattaforma primaria su cui viene sviluppato il software. In tal senso, il software libero ha già vinto varie battaglie in certi campi importanti, e sono sicuro che alla fine vincerà la guerra. Ma quando vincerà, non mi preoccupa il fatto che esistano delle macchine su cui gira Windows. Per chiudere il cerchio con l’analogia, una volta vinta la guerra contro il software proprietario, Windows avrà perso la propria virulenza».

Secondo Mako Hill, infine, pur essendo comprensibile, simile pragmatismo non è certo granché. «La risposta di Lessig è che dove il DRM esiste, laddove abbiamo già perso la battaglia, è meglio cercare di rimediare qualche briciola». In pratica, visto che device come l’iPod hanno e avranno il DRM integrato per default, conviene insistere perché rispettino almeno qualche forma di ‘fair use’ per l’utente, magari grazie a un programma open source. Incluso il diritto alla copia per alcuni, limitati utilizzi personali. Eppure, conclude Hill, «sono i produttori mediatici a decidere di implementare quel che vogliono sui device. Crediamo forse che Time Warner prevederà l’accesso ai propri media su macchine che ci consentano di copiare?»

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