Occuparsi di brevetti software a volte pare un compito da masochisti perché capita di incappare in notizie come quella di un appassionato costruttore di modellini di treni che si è visto recapitare una richiesta di risarcimento per $203.000! Ne parla The Right To Create: Ben Jacobsen ha scritto e rilasciato un pacchetto software libero per gestire il traffico dei modellini ferroviari e le locomotive. L’ha fatto per passione, condividendo il codice con la comunità di appassionati. KAM Software, un’aziendina che vende software con funzionalità simili, sta minacciando da mesi Ben per supposte ‘violazioni di brevetti’. Il bello è che il software di Ben è stato rilasciato molto prima che i brevetti di KAM venissero approvati e quindi resi pubblici. Dura lex sed lex, dice KAM, ma Ben sta giustamente resistendo all’abuso, con l’aiuto di EFF.
Purtroppo di esempi di aziende che abusano del sistema brevettuale ce ne sono talmente tanti che bastano quantomeno come dimostrazione empirica che il sistema non è valido per il software. Visto che dai tempi dell’analisi di Machlup nessuno ha mai saputo dimostrare che i brevetti stimolano l’innovazione, anzi piuttosto ci sono buoni indizi che sia vero il contrario, allora si capisce che a volere i brevetti sono gli approfittatori.
La seconda conferenza internazionale sulla GPLv3 è prevista per il 21 e 22 aprile a Porto Alegre, Brasile. L’evento fa parte delle consultazioni pubbliche previste per un intero anno prima della stesura definitiva della nuova versione della licenza GNU GPL. La conferenza avrà luogo durante il 7th International Free Software Forum (19-22 aprile) e prevede l’apertura di Richard Stallman, che presenterà in dettaglio la bozza in discussione. Fra gli altri relatori, Richard Fontana, avvocato del Software Freedom Law Center ne specificherà le interpretazioni legali. Previsti anche panel e tavole rotonde con esperti, attivisti e programmatori di software libero dell’America Latina, con discussioni che affronteranno tematiche quali l’internazionalizzazione e la compatibilità della licenza, il DRM e i brevetti software. La FSFE sarà presente all’evento con il presidente, Georg Greve e il rappresentante a Bruxelles Ciaran O’Riordan, i quali terranno un intervento anche durante il 7th International Free Software Forum — rispettivamente, sul tema “Software Libero, movimento sociale o rivoluzione tecnologica?” e con un aggiornamento sulla questione dei brevetti software.
Quando si parla di business e software libero, ovvero di Free Software Business c’è sempre qualcuno che spara a zero sentenze tipo “le aziende non possono sopravvivere solo con software libero, bisogna rassegnarsi ad accettare componenti proprietarie in GNU/Linux”. L’ultima l’ha sparata Raven Zachary, un analista del gruppo 451 parlando dei driver per schede video.
Il tema è davvero scottante perché pone l’intera comunità di utenti del sistema GNU/Linux di fronte ad un dilemma: vale la pena accettare di usare software proprietario in cambio di effetti visivi appaganti?
Gli effetti di XGL e AIGLX sono effettivamente molto attraenti, basta guardare le demo sui rispettivi siti. Ma quegli effetti dipendono dai driver 3D delle schede grafiche. E da anni ormai il mercato delle schede grafiche è in mano a due giganti che non intendono collaborare con gli sviluppatori del kernel Linux e rilasciare i loro driver compatibilmente alla licenza GNU GPL. È per questo che chi ha la sfortuna di usare una di queste schede deve rassegnarsi a usare solo kernel ufficiali approvati da chi ha scritto i driver. Spesso questi sono rilasciati in ritardo, mal supportati o non funzionano in tutte le distribuzioni. Un incubo, specialmente per gli utenti meno smaliziati, che ovviamente poi incolpano ‘Linux’, che non sarebbe pronto per il desktop.
Invece la colpa è solo dei produttori di hardware. La soluzione? Antonio Memo nel suo blog dà qualche spunto di discussione interessante. Concordo con Memo che suggerisce:
una risposta possibile sta nel ribadire le pressioni sui produttori di chipset grafici e sugli sviluppatori perché si arrivi a dei driver aperti e funzionalmente completi. E dall’altro lato si può favorire nelle proprie scelte di acquisto chi più viene incontro a queste richieste facendone anche un’opportunità commerciale.
Dovremmo tutti contribuire alla campagna di FSF a supporto delle aziende che invece collaborano con la comunità arricchendo la sezione Risorse Hardware. Inoltre chiunque compri hardware e non trovi per esso driver liberi dovrebbe come prima cosa chiederli al produttore: se non ricevono richieste non penseranno mai che ci sono clienti interessati.
Possiamo sicuramente evitare che questi bei progetti diventino un cavallo di troia per la comunità, per convincerci ad abbandonare i nostri principi e lentamente tornare ai tempi bui pre-1991.
PS: il boccalone è anche il nome comune del persico trota.
Da un po’ di tempo, chi si guarda qualche video o qualche trasmissione giovane su MTV, si vede passare davanti agli occhi prima degli inserti pubblicitari uno spazietto promozionale per Yos, acronimo di “Your open source”, con tanto di strizzatina d’occhio a un prossimo evento. Nessuna spiegazione sul piccolo schermo, solo la domanda del telespettatore: «Questa che roba è? MTV a favore del software libero?» E andiamo a capirci qualcosa di più sul sito che, per chi non sta troppo attento alle nuove release soprattutto se di software proprietario, avverte subito di aggiornare il plug in per Flash. Vabbe’, passiamo oltre.
Dalla home page del sito non si capisce tanto bene in che senso è “open source” il progetto, ma il pie’ di pagina recita: «© & ® MTV NETWORKS MTV and related marks are trademarks of MTV Networks ALL RIGHTS RESERVED». Ok, i marchi sono vostri, no problem. E allora vediamo la legal note: gli utenti inviano le loro opere multimediali perché «il Sito è dedicato alla scoperta e alla promozione delle Opere degli Utenti», però «MTV ha l’esclusivo e insindacabile diritto di modificare, in tutto o in parte, senza alcun preavviso e a propria assoluta discrezione, il contenuto, le immagini, i termini e/o le condizioni di accesso al Sito. MTV potrà pertanto in qualunque momento e in qualunque modo, intervenire sul Sito (a fini meramente esemplificativi: modificare le Opere […])». Ma come?
Non è finita qui. Alla voce «proprietà intellettuale» (eddai), viene riportato che «è vietata la riproduzione totale o parziale del Sito e/o dei suoi Contenuti e/o le Opere, con qualsiasi mezzo analogico o digitale, senza il consenso scritto di MTV» precisando più sotto che, se anche qualcosa può essere scaricato, non lo si può ridistribuire, modificare né commercializzare. E via di seguito con non devi, non puoi, non ti è consentito. E allora una domanda: dove sta l’open source in tutto questo? Neanche sulla roba che gli utenti vogliono esporre e che hanno creato loro?
La macchina per l’organizzazione dell’edizione 2006 del Linux Day, la manifestazione nazionale indetta dall’Italian Linux Society e organizzata dai LUG attivi sul territorio, si è messa in moto. Accogliendo le preferenze manifestate, quest’anno la data dell’evento è stata fissata al 28 ottobre, anticipandola di un mese rispetto al tradizionale quarto sabato di novembre, come accaduto nelle edizioni passate. E il primo step riguarda la realizzazione di un nuovo logo per dare un’immagine rinnovata al più importante degli appuntamenti dedicati al software libero e a GNU/Linux in Italia. Definirlo il più importante non è sicuramente un peccato di presunzione dato che, dal 2001 - anno di inaugurazione - al 2005, le città coinvolte sono cresciute superando abbondantemente il centinaio mentre il numero di utenti, appassionati e neofiti è stato di diverse migliaia.
Ellison, il padre padrone di Oracle, conferma in una lunga intervista al Financial Times quanto va dicendo da tempo la comunità del software libero, ovvero che il tempo del software venduto come pacchetto ha fatto il suo tempo.
Ellison dichiara che Oracle “fa più soldi vendendo software come servizio che vendendo licenze software”. I margini di profitto sarebbero più bassi? Forse percentualmente sono più bassi, ma Ellison spiega che tutto ruota intorno al fatturato: per lui è meglio guadagnare 10 miliardi con un margine del 40% che 8 miliardi con il margine del 50%.
Parlando di mercato e concorrenza, Ellison si dichiara pronto al confronto ammettendo che “una volta che il software libero diventa buono abbastanza, fargli concorrenza sarebbe folle”. Riguardo le acquisizioni di aziende basate su software libero (Free Software Business, FSB ) è interessante notare che per Ellison i modelli di business sostenibili sono una realtà, basati sul valore dei team, sul marchio. Alcune di queste aziende però chiedono un prezzo troppo alto quando si tratta di farsi acquisire da Oracle.
Da leggere tutta (previa registrazione) sul Financial Times o nel lancio di Reuters.
Diritto d’autore e brevetti: due temi sui quali il governo britannico ha avviato un percorso per raccogliere commenti pubblici. Online è disponibile un questionario a cui rispondere entro il 21 aprile e, malgrado il ricorso massiccio alla discutibile espressione di proprietà intellettuale (definita da Stallmann “miraggio seducente”), questa consultazione pubblica viene indicata da Free Software Foundation come importante per offrire suggerimenti utili sia alla legislazione inglese che, eventualmente, anche a livello europeo. Del resto, già nel recente passato sono state caldeggiate azioni che permettessero il diretto interfacciamento con gli esecutivi dei singoli stati membri. Basti ricordare la lettera da inviare al governo francese contro la proposta di riforma sul diritto d’autore o - altro esempio - il coinvolgimento delle aziende da parte della Commissione Europea.
Se ne parlerà durante il workshop OS/FS nei processi di ricerca archeologici in programma per il prossimo 8 maggio a Grosseto presso il palazzo della provincia, in piazza Dante. Organizzato dall’ASIAA Lab (Laboratorio di analisi spaziale e informatica applicata all’archeologia, università di Siena) in collaborazione con il dipartimento di matematica dell’università di Parma, il Gruppo Ricerche - Istituto Internazionale di Studi Ligurie e l’Arc-Team, affronterà numerosi argomenti in ambito tecnologie libere con particolare riferimento ai sistemi geografici informativi, alle banche dati e ai formati di dati per favorire archiviazione e ricerca archeologica.
Con il lancio del sito www.eleutheros.it è stata annunciata la nascita del progetto “Elèutheros” (dal greco “libero”) che ha come obiettivo quello di promuovere formati, contenuti liberi e software libero all’interno della comunità cristiana.
I promotori del progetto condividono la visione che esistano forti affinità di ideali fra il cristianesimo, la filosofia del software libero e l’impiego di formati e protocolli aperti, e che l’uso di tali strumenti sia molto più in linea con l’insegnamento cristiano che non soluzioni interamente chiuse e non libere.
Nel manifesto di Elèutheros si legge:
nel mondo moderno, sempre più documenti e servizi sono disponibili in formato digitale. Questo fenomeno, anche se può essere fonte di enorme progresso per tutta l’umanità, spesso avviene con tecnologie che diventano obsolete in pochi anni, incompatibili fra loro, oppure non alla portata di tutti. Questo crea seri ostacoli ad una libera comunicazione fra gli uomini, alla preservazione del patrimonio culturale e spirituale comune e alla diffusione della Parola di Dio.
I promotori dell’iniziativa ne deducono quindi che la missione evangelizzatrice cristiana può essere notevolmente rallentata quando i documenti, dalle Sacre Scritture alle encicliche e altri testi ufficiali, non sono liberamente distribuibili.
“La maggior parte del lavoro della FSF è fornire l’infrastruttura alla comunità del software libero”. Questa una delle dichiarazioni che Peter Brown, direttore esecutivo della Free Software Foundation, offre nel corso della visita condotta da ZDNet UK nel quartier generale della fondazione a Boston. Un’ottima iniziativa, con un ampio report che trova spazio anche su altre testate del gruppo editoriale, e che ribadisce il messaggio di fondo dell’esistenza stessa della FSF: portare il software libero alle masse. Un compito non certo da poco, visti i tempi che corrono, ma che va perseguito con passione anziché con l’aumento del personale o con il dominio del settore. “Siamo molto contenti di vedere altre organizzazioni fare un buon lavoro e siamo felici che esistano cose tipo Groklaw e il Software Freedom Law Center. Non vogliamo che sia tutto sotto il nostro contollo”, ribadisce Mr. Brown, aggiungendo che altro obiettivo cruciale e complementare è quello di “far arrivare il messaggio del software libero al di fuori del mondo hacker”. Un percorso che quindi andrà ampliandosi per chiarire sempre meglio al grande al pubblico, tra le altre cose, la portata complessiva della GPLv3 e le nefaste conseguenze del DRM - tema sul quale partirà un’apposita campagna a ridosso della presentazione della seconda bozza della stessa GPLv3, la cui seconda conferenza internazionale si svolgerà tra qualche giorno a Porto Alegre (Brasile). Non resta insomma che rimboccarsi le maniche. Senza affatto dimenticare, come conclude Peter Brown, che “è stupendo stare in un posto dove la causa principale è la libertà”. Provare per credere!