Pensate forse che il DRM (Digital Rights Management, anche se la R viene sempre più intesa, giustamente, come Restrictions) riguardi solo i tecnofili incalliti e i magnate high-tech? E che le relative limitazioni avranno nulla a che fare con la nostra vita quotidiana? Be’, allora non vi resta che dare un’occhiata a queste recenti notizie.
Secondo un apposito studio curato da CNET la durata delle batterie dei lettori musicali portatili viene notevolmente ridotta proprio a causa dei DRM. Anzi, citando testualmente: “Le pesanti tecnologie DRM non soltanto rallentano il player MP3 ma ne succhiano via la vita stessa”. Vediamo qualche dato: Vision:M (prodotto da Creative Zen) ha perso un buon 25 per cento nel riprodurre i file musicali con protezione anti-copia WMA, il 16 per cento invece per il modello U10 della iRiver. La camcorder Gmini 402 della francese Archos può girare tranquillamente per 11 ore, ma dovendo accedere tracce video dotate di DRM dura meno di 9 ore. E chi scarica musica da servizi (legali) quali Napster o Rhapsody sta messo anche peggio. Questi pezzi arrivano nel formato WMA DRM 10, il quale richiede maggior potenza per assicurarsi che le licenze che attivano la riproduzione di tali pezzi siano tuttora funzionanti, valide, e rispondenti al dispositivo usato. E il glorioso iPod di Apple? Anche qui le cose non vanno poi così bene, pur se un attimo meglio: i sistemi anti-copia Fairplay riducono la vita delle batterie di “appena” l’8 per cento.
Ancora, l’attesissimo lancio mondiale della PlayStation3 di Sony, previsto in quest’inizio di primavera, è stato rimandato nientemeno che a ridosso del Natale 2006. Motivo? Un ritardo nel rilascio del software per la protezione anti-copia necessaria per i giochi della PlayStation 3 e per i dischi ad alta definizione. L’annunzio, diffuso dai dirigenti del colosso giapponese durante una conferenza stampa a Tokyo, darà un ampio margine di vantaggio al diretto rivale Microsoft, la cui Xbox 360 per un intero anno potrà tranquillamente competere con modelli ormai obsoleti quali la PlayStation2 e il GameCube di Nintendo – incastrando ulteriormente gli utenti nel classico sistema di quasi-monopolio.
Siamo fregati e incastrati, insomma. Va cioè avverandosi il quadro che Steven Levy dipingeva oltre due anni fa su Newsweek: «Stiamo entrando nell’epoca dell’incatenamento digitale… Che ci piaccia o meno, la gestione dei diritti sta sempre più diventando parte della nostra vita. Non soltanto ne verranno imbevuti la musica, i libri e i film, ma presto anche artefatti mondani quali documenti, fogli di calcolo e messaggi di posta elettronica faranno il loro ingresso nel dominio dell’informazione ristretta. Anzi, la prossima versione di Microsoft Office consentirà a chi crea certi documenti di integrarvi delle restrizioni onde stabilire chi possa leggerli, copiarli o inoltrarli ad altri. Si potrà inoltre specificare che i file e la posta inviata “tramontino” dopo un determinato periodo di tempo, evaporando come i mini nastri inutilmente lanciati a Peter Graves in Mission: Impossible».
Sono state duecento le persone che sabato scorso 18 marzo hanno affollato l’aula magna “Giovanni Agnelli” del Politecnico di Torino per assistere alla conferenza organizzata da Free Software Foundation Europe (in collaborazione con Netstudent e Hipatia) sul processo di evoluzione della licenza GPLv3. Dove il grande atteso della giornata era ovviamente Richard Stallman, il fondatore del Progetto GNU, che ha tenuto banco per un’ora illustrando gli aspetti della nuova licenza, presentando il suo pensiero nei confronti del Digital Restrictions Management e rispondendo alle numerose domande che sono arrivate dal pubblico.
Ad aprire i lavori, dopo il saluto di Jovi Berton (Netstudent), la parola è stata presa da Angelo Raffaele Meo, docente al Politecnico di Torino. Il quale, nel suo intervento intitolato «Il nuovo scenario industriale italiano: l’importanza del software libero», ha tracciato i limiti della situazione italiana in tema di innovazione industriale, ricerca e sviluppo, scarsità di risorse economiche in rapporto al prodotto interno lordo e danni conseguenti alla brevettazione. Il giornalista Arturo Di Corinto, invece, ha affrontato il tema «La società dell’informazione e la libertà di informazione: il ruolo del software libero» puntando più sulla sfera politica e ricordando come, nell’imminenza della scadenza elettorale, i programmi degli schieramenti contengano riferimenti più o meno espliciti dalla società dell’informazione, ma sottolineando la necessità di vigilare sull’operato del futuro governo nel prossimo quinquennio.
Accompagnato da un lungo applauso al suo ingresso, Richard Stallman è stato l’ospite più atteso. Buona parte del suo intervento è stata dedicata alle motivazioni che hanno determinato la necessità di rivedere la seconda versione della licenza GPL così com’era stata concepita nel 1991, anno del suo rilascio. Le legislazioni sempre più aggressive, innanzitutto, e l’avanzata di concetti giuridici vacui come quello della “proprietà intellettuale” sono alla base della revisione. Senza tuttavia togliere importanza al pericolo che i brevetti sulle opere dell’ingegno covano tanto negli Stati Uniti quanto in Europa. «Ma perché mettere in piedi un processo collettivo per la definizione della nuova licenza quando alla fine deciderai tu quali elementi saranno inglobati e quali no?» è stato chiesto dal pubblico. «Non vedo chi altri potrebbe farlo» è stata la risposta del fondatore della Free Software Foundation. Esplicito, dunque, il ruolo che Stallman avrà per definire l’assetto finale della licenza GPLv3. Un ruolo che, pur facendo riferimento alle associazioni affiliate che in giro per il mondo portano avanti gli assunti di Free Software Foundation, si avvale del coinvolgimento di realtà di rilievo come il Software Freedom Law Center.
Infine, è stata la volta di Stefano Maffulli, presidente italiano di FSFE. Il quale, nel parlare del progetto GNU, dell’importanza delle FSF e della licenza GNU/GPL come strumento per il riequilibrio del mercato, è tornato a sottolineare la centralità di alcune attività di Free Software Foundation Europe e ha ricordato l’importanza della Fellowship nel reperimento di fondi a sostegno delle attività di FSFE, e la centralità dell’organizzazione europea nel processo Antitrust-Microsoft. Infine ha presentato GNUvox, ultima nata in casa FSFE, illustrando i suoi scopi - fare informazione e comunicazione in un modo che permetta una maggiore penetrazione dei concetti supportati da FSF - e gli strumenti di cui intende avvalersi - blog, collaborazioni con associazioni e realtà attive nel settore, supporto all’attività editoriale di riviste e quotidiani.
L’evento è anche disponibile in streaming e non mancano alcune fotografie.
Nel prossimo appuntamento con RADIOLINUX (lunedì 20 marzo 2006) saranno nostri ospiti:
- Giacomo Cosenza, del comitato redazionale di EQUILIBER.ORG e Presidente di Sinapsi Spa, con il quale parleremo di DRM;
- Antonella Beccaria, inviata speciale di Radiolinux, ci parlerà dell’evento svoltosi sabato 18 a Torino e ci presenterà un nuovissimo progetto di FSFE Italia;
- Enzo Nicosia aka KatolaZ del GLUG Catania/Freaknet Medialab, che ci descriverà la manifestazione che si svolgerà a Catania sabato 25 marzo 2006, alla quale parteciperà R.M. Stallman.
Da lunedì 20 marzo RADIOLINUX avrà cadenza settimanale. La nuova rubrica “Radiolinux Inside” si alternerà alla programmazione attuale coprendo i lunedì in cui eravamo assenti. Rimangono invariati gli orari di trasmissione.
Radiolinux è una trasmissione radiofonica sul software libero ideata da Vasco Maria Cleri e prodotta da RLX.it in collaborazione con la sezione italiana di FSFE e con il LUG Rieti, realizzata negli studi di MEP Radio Organizzazione Rieti.
La trasmissione va in onda su:
- MEP Radio Organizzazione, il lunedì, dalle ore 21.00 alle ore 22.00;
- Radio Radicale, la notte tra mercoledì e giovedì, dalle ore 01,30 circa;
- Radio Cattolica inBlu, Troia (FG), il mercoledì dalle ore 21.00 alle ore 22.00.
Durante la diretta del lunedì vi potrete collegare con lo studio da dove trasmettiamo, tramite il canale irc #radiolinux sul server irc.freenode.net e seguire lo streaming della puntata collegandovi con www.radiolinux.info/streaming.php.
Arrisentirci…..
Ecco GNUvox, il punto di riferimento per il software libero nel panorama
dell’informazione. Free Software Foundation Europe aveva bisogno di
comunicare le molteplici tematiche tecniche, operative e socio/politiche
che la impegnano. E siamo qui, pronti a farlo.
L’attività di GNUvox ruoterà intorno al sito/blog gnuvox.info pubblicato con CommunicaGroup dell’editore Ajroldi. La linea editoriale è basata sull’individuazione di alcuni settori cruciali che verranno coperti dalla redazione e dai vari collaboratori attraverso una serie di spazi/categorie specifici: dall’attualità alle rassegne stampa/web, dalle interviste ai dossier, dalle recensioni alle traduzioni.
Ci rivolgeremo ad un pubblico ampio e variegato perché GNUvox vuole
essere uno spazio che si allarga per spiegare al meglio l’importanza del software libero per tutti noi, come ribadisce il nostro slogan: “Software libero, società libera”. La sfida sarà trovare un nuovo linguaggio per allargare la comunità del software libero, senza abbandonare la precisione che da sempre caratterizza le FSF. Ma siamo fiduciosi perché abbiamo una squadra di persone esperte, che contiamo di affiancare con i contributi di chiunque vorrà coinvolgersi.
Abbiamo di fronte dei mesi vivaci: già il 30 Marzo e poi a fine Aprile
ci saranno le audizioni di FSFE per il processo dell’antitrust europeo;
a Giugno verrà presentata la seconda bozza di GPLv3. Ci saranno
incontri, eventi e conferenze da raccontare. Ci auguriamo di sentire
forte anche la vostra voce: inviateci commenti, segnalazioni e, perché no?, anche i vostri pezzi per entrare a far parte della squadra di GNUvox!
L’argomento principale sarà il processo di revisione della General Public License del Progetto GNU dalla versione 2 alla versione 3. Ma la conferenza che si terrà a Torino il prossimo 18 marzo presso l’Aula Magna “Giovanni Agnelli” del Politecnico (Corso Duca degli Abruzzi 24) sarà l’occasione per parlare anche di Digital Rights Management (DRM), brevetti e interoperabilità.
L’evento, coordinato da Free Software Foundation Europe con la collaborazione di Hipatia, di NetStudent e del Politecnico piemontese, vede alternarsi i rappresentanti di Free Software Foundation e della organizzazione sorella Free Software Foundation Europe con personaggi di spicco del panorama accademico e dell’informazione. Dunque, dopo un’introduzione della giornata a cura di NetStudent, la parola verrà presa data ai seguenti relatori:
Al termine di ogni intervento, verrà dato spazio a un dibattito tra il pubblico e i singoli relatori.
Contatti: press@NOSPAM.italy.fsfeurope.org (togliendo “nospam”).
- Nei blog della Fellowship della FSFE, Karsten Gerloff offre delle annotazione personali sul Watermarking come sorta di alternativa ai DRM, anche se in realta’ le due cose sono piu’ complementari che alternative, e (quel che piu’ conta) entrambe chiaramente restrittive delle libertà degli utenti, come ricorda Bjoern Schiessle. Utili i link e i riferimenti inclusi in ogni post per ulteriori indagini.
- Reazioni alla clausola sui DRM presente nella GPLv3.
David Turner, GPLv3 Coordinator, Free Software Foundation, 2006.
- La campagna della FSF su DRM and Treacherous Computing.
- EFF: Digital Rights Management and Copy Protection Schemes.
L’esauriente raccolta di materiali della Electronic Frontier Foundation, ricca di aggiornamenti in particolare sulla causa contro Sony/BMG.
- Dal libro Darknet: la guerra di Hollywood contro la generazione digitale. Un mini-blog che amplia le tematiche relative ai DRM affrontate nel libro, con una serie di aggiornati articoli e rimandi.
- Le testimonianze di Joe Kraus, co-fondatore di DigitalConsumer.org, davanti alla Commissione giudiziaria del Senato e alla Sottocommissione della Camera su telecomunicazioni e Internet in USA (2002). Intervenendo a nome degli oltre 35.000 iscritti all’associazione, Kraus offre esempi e dettagli a sostegno della tesi per cui “…qualsiasi soluzione o legislazione relativa ai DRM deve tutelare i diritti digitali dei consumatori oltre che quelli dell’industria dell’intrattenimento”.
- The big DRM mistake, Scott Granneman, 2006.
I DRM danneggiano gli acquirenti, distruggono i diritti dell’uso consentito, rendono inutili gli invstimenti degli utenti, e possono essere sempre aggirati. Un articolo assai documentato in cui l’autore spiega tra l’altro che “…l’aggiunta dei DRM trasforma un formato aperto in uno chiuso, proprietario, criptato”.
- Digital Rights Mismanagement, Adam Penenberg, 2005.
Come Apple e Microsoft fanno affari con la prevenzione della pirateria: pur non subendo danni dalla pirateria musicale, la usano come trama di marketing per costringere la gente a usare i loro prodotti.
- Digital Rights Management and Privacy
Panoramica storico-legislativa con risorse e link per ulteriori approfondimenti, curata da EPIC (Electronic Privacy Information Center).
- Cosa c’è di sbagliato nelle protezioni anti-copia
Saggio del 2001 in cui John Gilmore, co-fondatore della EFF, parte dalle esperienze personali per evidenziare come questi sistemi anti-copia impediscono agli utenti di usare i media digitali in modo legale: “I prodotti di consumo sono al servizio degli interessi dei consumatori. I prodotti devono servire gli interessi di chi li acquista. E dovrebbero indicare con chiarezza quel che non possono o non vogliono fare”.
Ogni tanto si scoprono delle chicche importanti. Democracy è una di queste: uno strumento libero per guardare e pubblicare video su Internet. Democracy spera di diventare semplice come il browser Firefox. Non solo sarà facile guardare filmati online, ma dovrebbe rendere un gioco da ragazzi pubblicare i propri. Dovrebbe anche aiutare a distribuirli tramite Bittorrent (e chi ha provato a realizzare .torrent sa quanto sia difficile farlo ora).
Le versioni per Mac e Windows sono già disponibili, mentre il port per GNU/Linux è in dirittura di arrivo. A quanto pare cercano sviluppatori e offrono anche denaro in cambio di codice. Sembra proprio lo strumento che manca ai nostri desktop: fatevi sotto ![]()
La BBC racconta la storia incredibile di un uomo e della sua BMW.
Nicolle racconta «Ero in autostrada e ad un certo punto ho incontrato traffico. Ho staccato il piede dall’acceleratore (ho il cambio automatico), ma la macchina non decelerava. Allora ho iniziato a frenare. Funzionavano abbastanza da mantere la velocità intorno alle 70mph (110 Kmh). Ho telefonato alla polizia stradale che mi ha ordinato di ‘attivare le frecce di segnalazione e accendere i fari — le mandiamo un elicottero’».
Nicolle ha tentato di mettere la macchina in folle, ma il cambio si è incastrato. «Poi i freni hanno iniziato a bruciare»
Cosa c’entra questa notizia su un blog che parla di Software Libero? Quanto di noi pensano al fatto che ormai tutte le macchine sono in realtà dei computer? Premendo l’acceleratore non si attiva più un cavo che apre una valvola, ma si dice ad un computer ‘voglio andare più veloce’ ed è il computer a decidere quanto aprire il rubinetto del carburante. E il computer dosa questa apertura analizzando tanti altri dati, per evitare pattinamenti o slittamenti pericolosi. Il software è dappertutto, ormai, per questo è importante. Ora, se solo trovassi il mio cacciavite ![]()
Link: http://www.gnuvox.info/index.php?title=tutti_contro_il_drm
Oggi Punto Informatico pubblica un’intervista con Stefano Maffulli, presidente della sezione italiana di FSFE, centrata su queste tecnologie di controllo e relative questioni. Qui di seguito un breve stralcio:.
«Il problema del DRM è alimentato da una propaganda interessata da parte delle solite aziende, che nonostante i loro utili sempre alti, lamentano costantemente “la fine della creatività”. E la propaganda attecchisce sull’ignoranza del pubblico.
Le strategie che le FSF hanno messo in campo sono in tre direzioni. Primo: informare il pubblico dei pericoli. Per poter meglio comunicare il significato di DRM abbiamo aggiustato il significato della “R”, in modo da inviare un messaggio chiaro a chi legge. E direi che stiamo avendo qualche successo, visto che alcune testate interpretano la R come Restrictions (invece di Rights, ovvero i diritti degli editori).
L’altra strategia è GPLv3, la nuova licenza del progetto GNU. GPLv3 dovrà chiaramente tracciare un confine contro chi spera di usare il nostro software per impedire agli utenti di fruire dei propri documenti e dati digitali in completa libertà e autonomia. Il testo della licenza non è ancora pronto, ma è chiaro l’obiettivo da raggiungere. Sappiamo che non è facile, ma ci siamo abituati: non era facile nemmeno pensare di scrivere un intero sistema operativo, 20 anni fa.
Parlare con i politici è la terza direzione in cui si muovono le FSF. Non lo sbandieriamo troppo in pubblico, ma compatibilmente con le risorse a disposizione siamo in contatto con rappresentanti politici per diffondere cultura anche nei parlamenti nazionali.»
Leggi l’intervista integrale su Punto Informatico.
Alcune delle critiche più feroci alla Free Software Foundation (FSF) riguardano la chiara presa di posizione contro le tecnologie note come DRM, Digital Rights Management (più propriamente, Digital Restrictions Management, o anche CRAP). I sistemi DRM sono una forma di controllo dei contenuti, pensata dall’industria dell’intrattenimento e applicata dai produttori high-tech, per limitare i diritti degli utenti nella fruizione privata di media quali film e musica digitali su una vasta gamma di apparecchi digitali (TV, PC, Walkman, VCR). Pubblicando la bozza della licenza GNU GPLv3, di fatto la FSF ha dichiarato guerra totale a questi sistemi, che fanno il paio con l’hardware modificato chiamato Treacherous Computing (o Trusted Computing, TC). Una guerra totale che non ammette né sconfitte né prigionieri.
Quello che nessuno è stato finora in grado di spiegare è se esistano e quali siano gli impieghi ‘utili’ per i sistemi di DRM. Vorrei tanto leggere la descrizione di un caso d’uso, un diagramma di flusso, qualsiasi cosa che racconti come e perché i DRM e il TC siano utili. Io non sono riuscito a trovare alcun motivo soddisfacente.
Continua da sopra:
Linus Torvalds in un’intervista a Forbes offre un suo esempio di uso lecito dei DRM dicendo:
La tecnologia è la stessa tecnologia che consente la cifratura del tuo "caro diario", quando confessi al diario le tue paurse segrete e i cattivi pensieri che non commetteresti mai, però non vuoi che altri conoscano i tuoi pensieri in nessuno modo. A quel punto non si tratta più di DRM, ma di privacy.
E aggiunge ‘tecnicamente è la stessa cosa‘.
No, non è la stessa cosa. L’esempio non calza perché il “caro diario” è controllato direttamente da chi lo scrive. È l’autore del diario a decidere chi può leggerlo e chi no. E lo fa in completa autonomia, senza intermediari. Questo tipo di privacy peraltro è già possibile, come è possibile scambiarsi messaggi di posta elettronica cifrati che solo leggibili solo all’autore e al destinatario.
I sistemi DRM finora proposti invece non lasciano la decisione all’utente. Prendiamo ad esempio i videoregistratori digitali. Ce ne sono tanti sul mercato, già pronti e funzionanti da attaccare al cavo dell’antenna sul tetto o alle nuove TV digitali.
I nuovi segnali digitali inviano un codice all’inizio della pubblicità e il software sui nostri videoregistratori risponda al segnale bloccando la funzione di ‘avanzamento veloce’. Ed ecco il problema: il mio registratore non è più mio, ma qualcun altro lo controlla per me e decide che la pubblicità per me è cosa buona. Altri videoregistratori, collegati a Internet, spiano i loro utenti, cosa guardano, a che ora, in modo capillare. Altri ancora fanno sentire in colpa, tramite schermate studiate per incutere timore, i papà ogni volta che trasferiscono su DVD i cartoni animati preferiti dai figli. Non sia mai che i bambini guardino il film fuori dalla programmazione stabilita dagli imperatori della televisione. Grazie ai sistemi DRM, la tradizione consolidata della piena disponibilità dei media da parte dell’utente sta per fare luogo a un regime di pieno controllo digitale nelle mani dell’industria dell’intrattenimento.
Ma cosa c’entra la GPL e il progetto GNU? C’entra perché una consistente percentuale dei videoregistratori digitali in commercio usa il software del progetto GNU, o software distribuito con la licenza GNU GPL. Questo vuol dire che i produttori di hardware ricevono del software che abbiamo appositamente sviluppato e distribuito con l’intento di non impedirne mai uso, modifica e copia. Tali produttori lo modificano con l’intento di arrivare sul mercato con software di qualità e in tempi rapidi. Tutto bene per noi, visto che con il software libero non si vuole impedire il profitto. Tutto male quando invece, tramite i DRM, i produttori dell’hardware tolgono il diritto di modifica e uso del software agli utenti finali. Perchè se costoro provano a modificare il software che attiva il videoregistratore, ne consegue il blocco immediato.
Eccoci allora di fronte ad un evidente squilibrio: la FSF e il progetto GNU distribuiscono il software a patto che chi lo usi conservi a sua volta, sempre e comunque, il diritto di uso e modifica. Ma molti produttori di apparecchi elettronici di consumo fanno propri questi vantaggi, senza tuttavia restituire agli utenti i medesimi privilegi che la licenza GNU GPL ha concesso loro.
È tutto qui il problema: da un lato le aziende approfittano del software libero per un breve time-to-market, dall’altro però non vogliono rispettare le regole che la FSF impone tramite la GNU GPL.
Questo è il dibattito centrale che si terrà a Torino con la presenza dell’autore della GPLv3, Richard Stallman. La battaglia a difesa degli utenti contro le eccessive limitazioni dei loro diritti imposte da Hollywood e da Silicon Valley è solo agli inizi.
P.S.: C’è chi ritiene che i videoregistratori digitali fatti in casa funzionino meglio, ed è vero. Occorre tuttavia sapere che anche questi apparecchi già non funzionano più con le trasmissioni ad alta definizione attivate in USA: grazie alla combinazione di sistemi DRM e tecnologie TC il flusso di trasmissione digitale può essere decodificato solo tramite un apparecchio pre-approvato. Da chi? Ma dai controllori, ovvero i produttori di film e cartoni animati, i quali non si fidano dei loro clienti, pensando che la libertà sia qualcosa di pericoloso